Cibo

Il brunch domenicale del Four Seasons Hotel Bangkok: probabilmente uno dei migliori pasti della vostra vita.

La Thailandia é un posto in cui ci si può sfamare bene spendendo veramente pochissimo. Ma a volte vale veramente la pena di mettere mano al portafoglio e spendere. In questo caso mi permetto di consigliarvi il brunch domenicale del Four Seasons Hotel in Bangkok:  vi assicuro a fine pasto ve ne andrete soddisfatti. Questo brunch fa il tutto esaurito quasi ogni domenica e non senza motivo. Offre infatti una varietà e qualità di cibi e bevande che non conosce paragone.

Chiariamo subito una cosa: questo non é un brunch. Il brunch è un pasto che consiste in una commistione, sia morfologica che di fatto, di prima colazione(breakfast) e pranzo (lunch). La diffusione è dovuta soprattutto alla comodità di un pasto meno formale di una colazione o un pranzo, assieme alla possibilità di servirsi da un buffet sul quale è lecito proporre qualunque tipo di cibo, dolce o salato che sia. Il brunch è tipico della domenica, quando ci si alza più tardi del solito e non si ha voglia di aspettare fino all’ora di pranzo per mettere qualcosa sotto i denti. Quello che offre il Four Seasons invece non é un autentico brunch ma un vero e proprio pranzo a buffet di eccezionale qualità.

Innanzitutto il prezzo: 2.350 THB++(+7% IVA +10% Servizio = 399,5  THB) [2.749,5 THB = € 66 circa al cambio fine 2011). Le bibite, alcolici inclusi, sono comprese. I bambini dai 4 ai 12 anni pagano THB 900++. Per la Thailandia é caro ma per i nostri standard é un autentico affare. Orario: 11.30-15.00 .

Il brunch del Four Seasons si tiene la domenica ma c'é anche un brunch speciale e più esclusivo che si tiene il primo di gennaio, ogni anno, non importa che giorno sia. Il prezzo del buffet sale di una quindicina di euro se ricordo bene ma aumentano la qualità dei vini e degli champagne, nella sezione mare appaiono aragoste e altre cose costose. Il brunch é upgradato in parecchie sue parti e merita ancor di più. Se avete la fortuna di trascorrere il capodanno a Bangkok permettetemi un consiglio: la sera del 31 dic state leggeri leggeri: spiluccate una cosa, andate fuori a ballare e bere (senza esagerare); in buona sostanza festeggiate frugalmente. Il giorno dopo vi alzate alle  10:30/11:00 e senza far colazione filate al brunch: alle 12 siate già belli in linea forchetta in mano e che il ciel vi aiuti.

All'interno del Four Seasons hotel ci sono 5 ristoranti: uno dei migliori ristoranti Thai della città, uno dei migliori ristoranti italiani della città, un ottimo ristorante giapponese di sushi, un ristorante di cucina internazionale. una rinomata steak house. Questi ristoranti vantano tutti un eccellente qualità ma sono normalmente molto cari e in una città come Bangkok non gli consiglierei (a parte il ristorante Thai che merita e che tutto sommato non é carissimo). Il bello del brunch domenicale é che tutti questi ristoranti propongono il meglio delle loro pietanze.

La Parichart Court: se non temete il caldo cercate di sedervi su uno dei tavoli fuori. Il suo fascino coloniale puo sembrare um'pó decadente ma che diamine son esperienze da fare una volta ogni tanto.

Come si procede? Ci si reca nel cortile interno del Hotel dove si tiene il brunch, ci si fa accreditare (senza prenotazione difficilmente si trova posto libero), si sceglie un tavolo libero (all’interno di uno dei due ristoranti: il Madison o lo Spice Market, oppure nel cortile all’aperto: la Parichart Court, se non temete il caldo). Su ogni tavolo c’è un contenitore con delle card col numero del vostro tavolo. Oltre alle varie pietanze a buffet che vi servirete da soli c’é ne sono parecchie che vanno preparate al momento; in quel caso voi ordinate quel che volete, consegnate una delle card col vostro numero e appena é pronto ve lo portano al tavolo.

Card con numero del vostro tavolo

Passiamo a elencare le varie postazioni:

Il Bar: qui trovate una discreta varietà di vini bianchi compreso dello champagne. Sono disponibili anche dei rossi ma ho notato che visto il caldo sono poco gettonati. Anche le birre ovviamente disponibili sono poco gettonate visto che evidentemente la gente preferisce dar valore al proprio denaro bevendo vino. Si può anche richiedere al barman qualche cocktail: in posti cosi si trova sempre qualche anglosassone che preferisce pasteggiare a suon di Martini, stile Hemingway. Ovviamente sono disponibili anche le bibite gassate che vanno per la maggiore ma la cosa più interessante (sopratutto per gli astemi come me) sono i vari succhi (spremute, centrifughe) di frutta fresca: ananas, melone, anguria, cantalupo e altri frutti tropicali si offrono al meglio nella loro forma liquida; personalmente amo mischiarli, quelli dolci con quelli più aspri. Di solito ne escono sempre dei bibitoni più che buoni e se per caso il risultato non é dei migliori, bé…riprova, sarai più fortunato.

Almeno 8 succhi di frutta freschi sempre disponibili. Poi se uno vuole c’é anche la frutta fresca. Le caraffe dei succhi sono dietro la frutta per impedire ai clienti di maneggiarle da soli? La cosa non mi ha mai fermato.

Caviar Station: immaginate un enorme lastra di ghiaccio a mo di tavolo, immersa in una laghetto pieno di carpe decorative ed un cameriere con stivali/pantaloni di gomma che vi serve direttamente dalla pozza. Può sembrare una cosa um’pó pretenziosa ma é di sicuro effetto. Forse la scena serve a nascondere il fatto che vi servono delle volgari uova di pesce invece di beluga e sevruga ma questi ultimi sono diventati cosi rari e costosi che una scatoletta da poche decine di grammi costa molto più del prezzo del brunch. Qui troverete 6 tipi di uova di pesce tra cui le Tobiko usate comunemente per il sushi e le molto meno comuni Ikura che provengono dai salmoni piu grassi e sono particolarmente ricercati dagli intenditori. Come accompagnamento le solite cose che si servono con il caviale: panna acida, spicchi di uova bollite, scalogno, erba cipollina, capperi, ecc.

Qui ho trovato una foto che inquadra anche il cameriere nella sua tutta di gomma. Sul tavolo la disposizione dei piatti é diversa dalla mia foto ma immagino di tanto in tanto ne varino forma e forse anche contenuti.

Salad Station: offre una buona varietà di insalate varie: solo verdure, con mozzarella, con pollo, con frutti di mare, salmone affumicato, ecc. Difficilmente riuscirete a passare davanti a questa postazione senza mettere qualcosa nel vostro piatto.

Thai Food Station: questa postazione offre una buona varietà di insalate thailandesi e i loro tipici spiedini a base di pollo. Il problema é che la cucina Thailandese é disponibile dappertutto a buon mercato. É una cucina buona ma non adatta a tutti essendo spesso picantissima. Per questa serie di motivi pochi si servono qui. Se uno vuole mangiare thailandese non ha semplicemente bisogno di spendere sessanta e passa euro. Se avete pagato una simile somma vi dovete concentrare su cibi più costosi. Per la cucina locale basta uscire dall’hotel.

Thai Station

Thay Station: la sezione satay/spiedini

Una cosa che pero dovette provare assolutamente qui é il Miang Kham. Il Miang Kham é un delizioso stuzzichino composto dai seguenti ingredienti secchi: cocco, scalogno, lime, noccioline, mango verde, gamberetti, anacardi, zenzero e del peperoncino bird’s eye fresco sia verde che rosso, il tutto bagnato con dello sciroppo di palma e avvolto in una foglia che può essere di diversi tipi , ma sempre commestibile. Da questa descrizione potreste pensare che é una combinazione di sapori e odori fortissimi e invece scoprirete che questo incredibile mix di ingredienti ha un sapore molto delicato tendente al dolce con lievi sentori asprigni (dovuti al lime?) e cosa incredibile per una pietanza Thai non é affatto piccante. Il modo migliore per iniziare il brunch é proprio un paio di Miang Kham con il vostro drink preferito.

Il Miang Kham va assolutamente provato: é lo stuzzichino con cui vi consiglio d'iniziare il pasto.

Indian Food Station: l’angolo della cucina sub-continentale ha un forno Tandori dalla quale sfornano il tradizionale pollo Tandori, pesce marinato Tikka, Shack Kebab, antipastini e salsine speziate al curry varie ma il vero pezzo forte di questa postazione é il Naan, con l’aglio o senza. Il Naan é un tipo di pane azzimo lievitato di origine Indo-pakistana; quando é ben fatto é una delle cose più deliziose di questo mondo. Inutile dire che qui é fatto al top: il cuoco lo impasta e gli da forma davanti ai vostri occhi, poi lo appiccica con forza sulla parete interna del forno metallico a forma di bidone gigante e dopo qualche minuto sul vostro tavolo arriva questa delizia ancora bollente. Un “must” assolutamente imperdibile.

I forni cilindrici dove viene cotto il Naan.

Chinese Food Station: offre degli ottimi Dim Sum e Shu Mai al vapore (sono dei deliziosi ravioli ripieni di gamberi e carne) che meritano almeno un assaggino. Ci trovate anche costicine di maiale brasate con salsa di soia dolce, Anatre Laccate intere e le zuppe: quella agro piccante e quella di pesce Mor con carne di granchio; ma é tutta roba che pur essendo buona non dovrebbe trovare spazio nel vostro piatto visto che lo spazio disponibile nel vostro stomaco é limitato e bisogna impiegarlo al meglio. Poi é chiaro che allo stomaco come al cor non si comanda ed é anche giusto seguire le proprie pulsioni.

Anatre e maialini pronti a essere affettati per voi: basta chiedere.

Japanese Food Station: offre sushi e sashimi di qualità sopraffina e tanto basterebbe, invece ci trovate anche della buona zaru soba tradizionale e a al tè verde (che con questo caldo é l’ideale), manzo shabu-shabu, Tempura di gamberi e la sempre ottima anguilla ai ferri.

Japanese Station

Shabu Shabu

Foie Gras & Salmon Station: questa é LA POSTAZIONE che da sola vale il buffet!  Fegato Grasso d’oca intero scottato in padella con salsa al Porto: una poesia! Salsiccette al Foie Gras: deliziose! Le tradizionali terrine  al Foie Gras: meravigliose! Custard  di Foie Gras con olio al tartufo: mmmh, mmmhh! (Dan Peterson ©) Inutile dire che se non vi piace il Foie Gras al 90% é perché come me avevate assaggiato solo quelle cioffeche che vendono in scatola: qui vi ricrederete e vi convertirete a questa fantadelizia. La postazione propone anche del salmone fresco intero, asparagi e qualche insalata meditteranea ma come ho già detto lo spazio disponibile nel vostro stomaco é limitato e bisogna impiegarlo bene.

Foie Gras Station

Foie Gras Station: oltre al foie gras intero nei piatti notate le salsiccette al fegato con rosmarino nel tegame.

Pasta Station: inutile dire che chiunque venga dall’Italia ad un brunch simile per mangiare della pasta italiota é un mentecatto e quindi nel caso é pregato di lasciare immediatamente questo blog e di non tornarci mai più: astenersi perditempo e mentecatti, please!

Pasta Station

Cold Seafood Station: qui veniamo a una delle altre postazioni che da sole valgono il costo del brunch: quella del pesce e dei frutti di mare. All’interno del ristorante Madison, di fronte alla postazione dei cuochi che cucinano a vista c’é un bancone pieno di ghiaccio sui cui sono depositati: gamberoni tigre, trote, salmone, tonno Akami, chele di granchio, ostriche Rock Sidney, cozze blu della Tasmania, Cappe Sante e nelle occasioni speciali come a capodanno anche aragostine di scoglio e aragoste Red Craw.

Cappe Sante anyone? :-P

Vi riempite un bel piatto con quello che preferite, lo consegnate ai cuochi della Grill Station che é proprio di fronte, dando il vostro numeretto e dicendoli come lo volete cotto e dopo pochi minuti il piatto arriva bello fumante. Ripetete l’operazione fino a quando il vostro stomaco e il vostro fegato ve lo permetteranno.

La Grill Station dove vi cucinano al momento il tutto: come vedete il bancone é fornitissimo di tutte le salse piú usate al mondo per molluschi, frutti di mare e carni. A voi la scelta: in quei bicchierini trovate di tutto.

Grill Station:  questa postazione non é solo quella in cui ci si fa cucinare i molluschi e i frutti di mare esposti nella Cold food Station. Qui oltre a una buona varieta di salse varie c’é anche il reparto carne nel quale troverete: costate di manzo scozzese Angus, filetto di manzo, cotolette d’agnello, salsicce bianche di vitello, salmone, tonno, branzino, seppie e altro che non ricordo. Certo in giro c’é un sacco d’altra roba ma io di qui non vado via senza um’pó di filetto e um’pó d’agnello, costi quel che costi.

Voilá un menu tipico della Grill Sation

Omelette Station: con tutto questo ben di Dio c’é qualcuno che ha voglia di farsi fare un omelette o una frittatina? Ma per favore….

Bread Station: baguette francesi, ottimi pani in stile tedesco con vari miscele di farine e cereali, pretzl, croissant al burro, ecc. Questa postazione offre prodotti di qualità ineccepibile ma comunque non ha ragione d’esistere. Perché? Perché come ho già spiegato presso la postazione indiana fanno il Naan che é il non-plus-ultra  dei pani e solo quello dovete consumare. Anche col Foie Gras? chiederanno alcuni. Certo! rispondo io. Provare per credere.

Cold Cuts & Cheese Station: offre una buona varietà di salumi (quasi tutti italiani di origine toscana), sottacetti e formaggi (quasi tutti francesi del tipo molle). La postazione é ben fornita e non demerita ma bisognerebbe sforzarsi di evitarla visto che c’è roba molto più buona, particolare e costosa a vostra disposizione. I francesi sostengono che bisogna sempre lasciarsi um’pó di spazio per il formaggio a fine pranzo ma io vi chiedo: - Possiamo davvero fidarci dei consigli culinari di gente che oltre a mangiare rane e lumache vi serve spaghetti bianchi scotti e sconditi a mo di contorno per la bistecca? No! Non credo proprio. Comunque devo colpevolmente ammettere che un assaggino di salumi me lo prendo sempre. Non sempre ahimè il raziocinio prevale sull’istinto. Siate più forti di me e ricordatevi quanti dessert vi aspettano e poi che saranno mai due, tre fettine di affettato? ;-P

Waffle & Pancake Station: caldi, fatti al momento.

Un waffle così neanche in Belgio...

Cakes & Pastries Station:i dolci sono veramente troppi per descriverli e comunque non ne conosco i nomi. E’ un insieme di tavoli messi in fila: 6/7 metri di pasticceria prolungata. Cercate di farvene un idea con le foto. Di buono hanno che di solito sono spesso in mini porzioni cosi potete veramente assaggiarne un fottio. C’è anche una postazione con dell’ottimo gelato fatto artigianalmente: 5/6 gusti ma tutti fatti come si deve.

Maccaron, trouffle e cioccolatini come se piovessero

Crepes & Souffle Station: offre deliziosi suffle alla banana e altri gusti ed ovviamente delle crepes che farete farcire come più vi aggrada con creme, confetture e frutti tropicali vari. Volendo ve le fate fare flambé al Grand Marnier.

Station: Crepes and Souffle

Crepes Suzette, Grand Marnier e frutta tropicale, Olé!

A pensarci bene qualcosa di extra da pagare c’è: tè e caffè. Capirai!!!

Qualche suggerimento finale per rendere ancora più piacevole il vostro brunch:

  • Prenotate! Possibilmente almeno una settimana prima. Arrivare in hotel sperando di aver fortuna ci può stare ma rischiate una delusione(sopratutto in alta stagione. Se non volete farlo direttamente da casa, prima di partire potete chiederlo al portiere del vostro albergo appena arrivate: dopotutto é li per aiutarvi.  Qui il sito dell’hotel con tutti i numeri di riferimento. Se non temete il caldo quando prenotate chiedete un tavolo all’aperto nella Parichart Court: sedere a gambe incrociate su un divano di bambù all’ombra di una palma, sorseggiando champagne e mangiando frutti di mare può sembrare um’pó decadente ma che diamine, son esperienze da fare una volta ogni tanto.
  • Vestitevi non dico in maniera pretenziosa ma almeno con qualcosa di festivo: niente calzoni corti, e sandali per gli uomini. Niente jeans stracciati per le donne. Vi sentirete più a vostro agio, sopratutto quando passate per la lussuosissima hall dell’Hotel.
  • Saltate la colazione. Se potete, state leggeri anche a cena, la sera precedente. Non fate alcun altro piano per la giornata. Per assaporare a pieno questa esperienza culinaria sarà meglio arrivare a stomaco vuoto ed avere tutto il tempo per godersela senza che qualche impegno pomeridiano vi sia di assillo. Senza contare che dopo il pasto luculliano che farete l’unica cosa che vorrete sarà una sdraio su cui esalare l’ultimo respiro.
  • Una volta preso possesso del vostro tavolo, cercate di mantenere la calma e il sangue freddo. L’istinto di solito é quello di prendere un piatto ed iniziare a riempirlo di roba dalla station più vicina a voi. Non fatelo! Andate al bar, prendete un drink o un succo di frutta. Poi sorseggiando la vostra bibita fatevi il giro completo di tutte le station. Solo quando avrete chiara in mente l’esatta composizione e vastità del banchetto che vi attende potrete scegliere con cognizione di causa con cosa andare a riempire la vostra (ohibò) limitata capacita di stomaco. Lasciate siano i grassi turisti del nord Europa ad abbuffarsi senza ritegno di tutto quel che gli capita a tiro: voi scegliete solo il meglio!

P.S. Se avete in programma un viaggio in Thailandia e non lo avete ancora fatto vi consiglio di leggere questo mio articolo sul Tempio delle Tigri. Un posto bellissimo che non é tra i più reclamizzati dalle guide ma che potrebbe offrirvi un esperienza indimenticabile.

NB: Pur avendo fatto qualche foto del buffet non avevo pensato di farne un articolo sul blog ragion per cui ho dovuto integrare le mie con delle immagini prese in rete. Ho usato comunque solo immagini che corrispondevano a quello che ho visto nelle mie tre visite a Bangkok (inevitabilmente, come tutte le cose il brunch cambia sempre di qualcosina, bisogna tenere conto che trattandosi di cibo la stagionalità ha la sua importanza; credo che comunque in qualsiasi periodo ci andrete non ne rimarrete delusi). Di solito sono molto attento a pubblicare immagini piuttosto leggere (sui 100 k) per non rendere il caricamento della pagina pesante, considerata l’arretratezza della rete internet italiana ma per questo articolo ho dovuto usare immagini um’pó più pesanti del solito: ho notato che riducendo troppo la qualità delle foto i cibi sembrano spenti e mi sembrava un peccato vanificare questo articolo con delle foto che non rendessero giustizia ai cuochi.


L’acqua di Barak Obama e il reparto alimentari della Rinascente in piazza del Duomo a Milano

Come ho scritto nell’articolo precedente per recarvi al mozzarella bar Obika dovrete passare attraverso l’ultimo piano della Rinascente in piazza Duomo, quello dedicato agli alimentari e che alimentari signori miei! E soprattutto CHE PREZZI! Adesso io sono perfettamente consapevole che la qualita’ richiede il giusto prezzo e posso capire che un onesto produttore di olio di oliva (che non usa come forza lavoro dei poveracci venuti dall’Africa “retribuendoli” 1 euro l’ora) possa arrivare a far pagare il suo olio 15/17 euro la bottiglia con la scusa che usa olive di un certo tipo spremute a freddo, ecc., ecc. Pero’ spesso e volentieri dietro certi prezzi piu’ che la qualita’ credo si vada a pagare il marketing puro e semplice. In questo reparto alimentare potete essere certi di pagare tutto piu’ caro ma senza averne la controprova sicura visto che tutta la merce esposta sono marche di nicchia sconosciute nei normali supermarket e quindi difficilmente potrete fare dei raffronti. L’unico marchio conosciuto che ho visto e’ stato la Nutella, anche questa pero’ nella sua confezione speciale gigante da 2 kg o erano 5?

Ora io capisco che siamo in centro a Milano, in un negozio di fama ma a tutto c’e’ un limite. Ho scattato alcune foto di nascosto col telefono perche’ altrimenti c’e’ gente che non crederebbe cio’ che racconto.

Un etto e mezzo di polipo? Solo 27 Euro.

Un Buon caffe'? Con meno di 200.000 delle vecchie lire ve lo portate a casa. E nella confezione da 250 g. UN VERO AFFARE

Una bottiglia d'acqua come si deve non puo' costare meno di 190 Euro.

Queste per di piu' sono con bottiglie natalizie speciali che valgono tutti i soldi che chiedono.

Dalle sorgenti di Kobe direttamente dal Giappone per appena 347,22 Euro al litro.

La bottiglia e’ pudicamente nascosta nella sua confezione affinche’ gli occhi della plebaglia non osino neanche posarsi su cotale delizia. Il fatto che Kobe sia uno dei piu’ grossi poli industriali del Giappone (tipo porto Marghera in Italia) non dissuadera’ il vero intenditore dal portarsene qualche cassa a casa.

E infine Ladies & Gentlemen: The President of United States, Mr. Barak Osama!

Questa l’ho immortalata l’anno scorso a settembre: e’ l’acqua di Obama. Queste sono assolute rarita’ immesse sul mercato in numeri veramente esigui anche perche’ l’acqua sgorga il mattino dal presidente Obama in persona e capirete che il pover’uomo per quanto possa bere piu’ di tanto non puo’ farne. Mi dicono sul mercato siano apparsi dei falsi edulcorati ed allungati dalle guardie del corpo presidenziali ma effettivamente l’acqua di Obama e’ inconfondibile. Ovviamente l’ultima volta che son stato alla Rinascente a gennaio 2010 Obama era esauritissima ma un commesso che ha chiesto di rimanere anonimo mi ha confidato che il direttore ne ha imboscato alcuni pezzi che rivende sottobanco: il prezzo? Trattative Riservate!

Il reparto acqua nel suo fulgore

Ovviamente essendo il negozio attento a tutte le tipologie di clientela anche per voi pezzenti che non potete permettervi nemmeno una bottiglia di acqua nipponica c’e’ il prodotto giusto: con una decina di Euri potete comprarvi una bottiglia d’acqua presa da un iceberg in scioglimento e se siete proprio al lastrico ci sono acque che partono da 3/4 euro appena. Se invece siete semplicemente alla ricerca di un modo di non pagare l’acqua del frigobar (quasi sempre un orrenda San Benedetto) del vostro esoso albergo, 30 metri alla sinistra della Rinascente c’e’ Spizzico (aperto fino a mezzanotte) dove mezzo litro di un ottima Levissima costa 1,20 Euro). Per risparmiare ancor di piu’ nei distributori del Metro’ la Levissima costa 0,90 Euro.


Obika: la Mozzarella allo stato d’arte.

La vetrina interna

Milano e’ senz’altro una delle citta’ piu’ care di Italia ma anche nel capoluogo meneghino si possono trovare dei posti buoni e convenienti. Quando poi uno di questi posti si trova proprio in centro, di fronte al Duomo, allora e’ veramente una perla rara da svelare ai pochi eletti che hanno la ventura di leggermi.

Il famoso grande magazzino La Rinascente ha infatti, all’ultimo piano una “food lounge” che se non puo’ certamente competere con quelle dei “mall” asiatici in fatto di quantita’, varieta’ ed economicita’ si difende in quanto a qualita’. Certo lo fa a dei prezzacci: provate a comprarvi una bottiglia d’acqua nel minimarket e poi mi direte…

Comunque tra tante proposte esose c’e’ anche la nostre perla rara: ovvero il mozzarella bar “Obika”. Questo posto, che nella sua sala interna ha il solito arredamento moderno fighetto, dispone anche di tavoli sulla terrazza esterna: terrazza che e’ proprio di fronte al Duomo (circa 15? Metri in linea d’aria).

Il bancone carico di mozzaelle.

La cosa rende il locale particolarmente scenico se il tempo e’ appena clemente. Di giorno sopra i tavoli sono messi degli ombrelloni/tenda (almeno d’estate: non so se evitano di metterli in primavera/autunno) che sono um’po’ di impedimento alla spettacolarita’ della vista ma sono indispensabili perche’ a Milano quando il sole picchia non scherza mica.

Vista dal mio tavolo

In compenso la sera gli ombrelloni vengono tolti e per la cena il duomo illuminato ad arte si offre veramente al suo meglio.  L’unico appunto che si puo’ fare e’ che i tavoli illuminati solamente dalle candele e dall’illuminazione di rimbalzo dal Duomo sono um’po’ bui. Io ho dovuto leggere il menu aiutandomi con la luce dell’Iphone, ma tutte le coppiette che mi circondavano non ne parevano minimamente infastiditi, anzi!

Vista Duomo di notte

Di giorno il tendone copre um'po' la vista

Voila’ alcuni dei piatti che vi servono con queste mozzarellone.

Degustazione di 3 mozzarelle di buffala doc: il piatto che vi consiglio

Qui sopra il piatto che vi consiglio: degustazione di mozzarelle di buffala doc: si va da quella delicata a quella saporita per finire con l’affumicata: quest’ultima ve la sconsiglio perche’ veramente troppo forte (e a me di solito piacciono i formaggi affumicati), al suo posto chiedete che vi mettano la stracciatella di burrata (che vedete nel bicchiere): e’ STRAFAVOLOSA!! Provare x credere: parola di blogger. Il piatto di cui sopra costa 22 euro, con 1 acqua + pane/coperto diventano 25.

Estratto del menu: i prezzi visto il posto sono tutt'altro che criminali


Parigi: alimentari giapponesi

Giacche’ e’ da um’ po’ che non faccio post su cibo :-) provvedo dandovi indirizzi dei due migliori negozi di alimentari giapponesi:

Kioko, l’epicerie japonaise: Rue de Petit Champs, 46 (e’ una traversa di Rue Saint-Anne e Avenue de l’Opera’)

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In questo negozio ci trovate praticamente tutto: tutti i tipi di paste giapponesi, le relative salse, curry, una discreta selezione di sake e birre, ramen cup istantanee, condimenti indecifrabili per i profani, surgelati e anche un reparto di alimenti freschi e bibite nipponiche (addirittura c’era il mochi da fare ai ferri).  Oltre ad alimentari vendono anche qualche attrezzo da cucina. Ricordatevi che c’e’ anche il secondo piano. Da notare che e’ aperto anche la domenica ma chiuso il lunedi’.

ACE Opera, Rue Saint-Augustin, 43 (anche questa una traversa di Rue Saint-Anne e Avenue de l’Opera’) vicino alla libreria BOOK OFF.

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E’ un negozio leggermente piu’ piccolo del Kioko che vende alimenti giapponesi e coreani. Vale la pena di visitare anche questo anche perche’ mi e’ sembrato fosse um’po’ piu economico del concorrente, inoltre qui nel reparto frigo si trovano anche le bottigliette di ramune: la celebre gazzosa giapponese in bottiglietta di vetro con la biglia, stile retro’. Personalmente l’adoro e per 2 euro credo sia un discreto affare in una citta’ dove al bar fanno pagare una bottiglietta d’acqua minerale 4 euro e mezzo.

La gazzosa Ramune
La gazzosa Ramune

Buoni/autentici ristoranti Giapponesi a Parigi – Ramen e Udon (3a parte)

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Sapporo – la catena ha 2 ristoranti a Parigi: la prima in Rue Saint-Anne, 37 – la seconda in Rue Daunou, 2 (traversa di Avenue de l’Opera’).

Rue Saint-Anne, 37

Rue Saint-Anne, 37

Sapporo e’ specializato in Ramen e Gyoza

Hiyashira-men
Hiyashira-men

Il ramen , r è un tipico dei piatti giapponesi piu’ tipici (pur essendo di origini cinesi) a base di pasta nel formato di tagliatelle o spaghetti serviti in brodo di carne e/o pesce. Nel brodo sono aggiunti gli spaghetti, insieme a uova, pezzi di carne di pollo o maiale e molluschi, accompagnati da vari tipi di verdure cotte o crude. Ogni regione ha una propria ricetta per cucinare questo piatto tipico. Il ramen può essere variamente decorato, spesso si utilizza a tale scopo il naruto; di solito si mangia bollente, non è necessario evitare di fare rumore risucchiandolo, anzi nei ristoranti Giapponesi è considerato segno di apprezzamento, specialmente se una volta finita la pasta  si beve il brodo rimasto.

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Butter Corn Ramen

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Miso-ramen
Takayama ramen
Takayama ramen

gyoza I gyoza sono i ravioli giapponesi (il piatto e’ di origine cinese) ripieni di carne di maiale, verdure e zenzero. Di solito sono cotti alla piastra e vanno intinti in una leggera salsa asprigna a base di soya. Sono deliziosi!! Di solito tutti i ristoranti che servono ramen servono anche gyoza: e’ una delle accoppiate piu’ classiche della cucina giapponese.

Ho notato che ci lavorano anche dei cinesi dentro ma il ristorante e’ comunque ottimo e avete il mio permesso di frequentarlo :-) anche perche sia ramen che gyoza sono piatti di origine cinese anche se nipponizzati.

Kunitoraya, rue Saint-Anne,  39 (www.kunitoraya.com)

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Il Kunitoraya e’ dopo l’Aki l’altra perla dei ristoranti giapponesi della zona. Autentico come pochi e’ specializzato in Udon che qui sono fatti a mano come da antica tradizione.

Gli udon sono spaghetti di grano tenero, a volte spessi come i nostri pici, popolari sia nella cucina coreana che nella cucina giapponese. Si servono in brodo in varie versioni: guarniti con tofu fritto o gamberi tempura. Personalmente non mi fanno impazzire visto che gli trovo troppo grossi ma e’ una questione di gusti, io amo la pasta molto fine.

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Yaki-udon
Kakeudon
Kake-udon

Il Kunitoraya e’ senz’altro il ristorante meno accessibile della zona: e’ molto rinomato, e’ il solo che serve udon a Parigi ed e’ piuttosto a buon mercato: per tutti questi motivi e’ sempre pieno e davanti  c’e’ sempre una lunga coda di persone che aspetta di entrare (e peggio perfino dell’AKI).  Fa orario continuato quindi la vostra speranza e venire il pomeriggio.

Una delle ragioni della sua popolarita’ e’ che oltre all’udon serve anche deliziosi “donburi”, “katsudon”, tempura e “tendon”.

Donburi: e’ il tipico piatto unico casalingo, veloce da preparare e molto sostanzioso. Ha molte varianti. Quella della foto è Oyako donburi (letteralmente “genitori e figli”). Si prepara cuocendo, in brodo dashi, del pollo con salsa di soia e mirin o sakè. Quando la cottura è ultimata si aggiungono uova sbattute e quando anch’esse sono a cottura si versa il tutto in una grossa ciotola con riso già cotto, caldo.

Donburi
Donburi

Katsudon: piatto simile al donburi, preparato in una scodella con una base riso, uovo e tonkatsu cioè pezzi di cotoletta di maiale o vitello panata e fritta.

Katsudon
Katsudon

Tendon: come il katsudon ma con il tempura al posto della cotoletta.

Tendon
Tendon

Buoni/autentici ristoranti Giapponesi a Parigi – Soba e Okonomiyaki (2a parte)

Aki, 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris. Attaccato allo Yakiniku c’e’ l’Aki, i due locali condividono pure il numero civico.

Aki, 11bis, rue Saint-Anne.
Aki, 11bis, rue Saint-Anne.

L’Aki e’ il mio ristorante preferito: il perche’ e’ presto detto: e’ l’autentica incarnazione del ristorante economico giapponese.

Hanno autentici piatti giapponesi che i ristoranti attorno non servono, tutti preparati ottimamente e serviti da giapponesi, per di piu’ costa poco (a pranzo ha anche menu con 2-3 piatti diversi che costano sui 10 euro). Il locale all’ora di pranzo e a quello di cena ha sempre una coda di persone che attendono il loro turno per mangiare: se siete da soli e’ piu’ facile che vi trovino un posto a sedere ma se siete in piu’ vorra’ dire che ciaccolerete e vi terrete compagnia l’un l’altro aspettando che si liberi un tavolo. Io capito l’andazzo andavo o verso le 3 del pomeriggio per pranzare o alle 18/18.30 o alle 22.30 per cenare se no: coda!

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L’Aki e’ specializzato in Soba e Okonomyaki:

La soba , so consiste in sottili tagliatelle di grano saraceno (in Italia di questo materiale sono fatti i pinzoccheri della Valtellina),  solitamente cotti e serviti con varie guarnizioni e condimenti. Il piatto standard è la kake soba, “soba in brodo” consistente di tagliatelle di soba bollite e servite in una tazza di brodo caldo chiamato tsuyu e fatto con dashi, mirin e salsa di soya, guarnito con fettine di negi (cipolletta).  D’estate la si mangia anche fredda. La soba fredda può essere servita con brodo tsuyu a parte o versato sopra come con la soba calda. La maniera più famosa di servire la soba fredda è la zaru soba, nella quale la soba raffreddata è servito su piatto in bambo fatto a graticola, chiamato zaru.

Zaru-soba

Zaru-soba

L’Okonomiyaki ( , trad. “cucina ciò che vuoi”?) è un piatto che unisce foglie di cavolo ad un impasto formato da acqua, farina e uova. Il tutto viene cotto e fornisce la base alla quale verranno aggiunti altri ingredienti, solitamente carne e vegetali (personalmente ad Hiroshoima l’avevo mangiato con le ostriche ed era ottimo). L’Okonomiyaki è quasi una via di mezzo tra un’omelette ed un pancake. Solitamente viene cucinato su un Teppan e viene spesso servito con maionese, con una salsa tipica oppure con zenzero. Spesso i locali  in Giappone hanno i tavoli con una piastra rovente dove ogni cliente cucina il proprio okonomiyaki da se (senza um’po’ di pratica pero’ si rischia di combinare un bel pastrocchio). All’Aki questo rischio non si corre visto che gli okonomiyaki sono cucinati dal cuoco (se vi sedete nella sala di sotto potrete vederlo all’opera con i vostri occhi), a voi solo il compito di mangiarli. Se vogliamo proprio scovarli un difetto gli okonomiyaki serviti qui sono um’po’ piccoli rispetto a quelli normali in Giappone. Detto tra noi e’ un piatto da assaggiare anche perche’ scenico ma non e’ niente di trascendentale. In fondo e’ una specie di frittata um’po’ piu’ elaborata.

Okonimyaji sulla piastra dell'Aki

Okonimyaji sulla piastra dell'Aki

La vera delizia qui e’ la soba ed i piatti di curry con riso (questi si da assaggiare assoluttamente; vi consigli la combinazione offerta dal menu’: soba piccola + curry piccolo + insalata; e’ un menu’ piuttosto corposo che non lascera’ affamato nessuno).

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Buoni/autentici ristoranti Giapponesi a Parigi (1a parte)

Voila’ alcuni ottimi autentici ristoranti nipponici:

Per iniziare il Sushi Kilala, 7, rue des Moulins:

7, rue des Moulins (paralela di rue Saint-Anne, si trova tra questa e avenue de l'Opera').
7, rue des Moulins (paralela di rue Saint-Anne, si trova tra questa e avenue de l’Opera’).

Locale minuscolo proprio alla giapponese (d’altronde i prezzi degli immobili a Parigi centro fanno a gara con quelli di Tokyo) dove vi sedete al bancone e ordinate il vostro sushi o sashimi al vecchietto che vi fronteggia che lo affetterà con maestria e ve lo servirà con un benevolo grugnito: esperienza mistica sopratutto per chi non e’ ancora mai stato ancora in Giappone. E’ considerato il secondo miglior ristorante di sushi di Parigi (il primo visti il costo lo considero infrequentabile) e ha prezzi abbastanza moderati visto quel che offre: ci vogliono 20-25 euro a pranzo, 30-35 a cena (da vero ristorante giapponese pratica prezzi piu’ alti la sera). E’ uno dei rari posti all’estero dove si trova il “toro” la parte piu’ pregiata e grassa del tonno. Per i temerari dallo stomaco d’acciaio poi c’e’ anche il natto: sbobba a base di fagioli di soya fermentati;l’odore e’ quello di piedi di giocatore di basket fermentati nella scarpa da ginnastica per una settimana mentre l’aspetto e’ quello di certa robina che scarica nel parco il vostro cane quando ha la diarrea!

Natto_mixedIl locale e’ piccolo: 5/6 posti a sedere al piano terra e una decina al piano di sopra. Come gia’ detto il cuoco e’ un anziano signore giapponese che sa il fatto suo mentre il cameriere e’ un ex lotattore di sumo.

Un vero ristoratore giapponese ribadisce la propria autenticita con questa scritta sulla propria vetrina; trad.:
Il Sushi Kilala ribadisce la propria autenticita con questa scritta sulla propria vetrina; trad.:veri sushi giapponesi fatti e serviti da dei giapponesi: e’ raro!!!

Paradossalmente proprio accanto al Kilala e’ attaccato un falso ristorante giapponese gestito da cinesi. Forse proprio a cagion loro il proprietario ha messo in vetrina la scritta qui sopra fotografata.

Yakiniku: 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris.

Yakiniku: 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris.

Yakiniku: 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris.

Involtini ed insalata Japan style

Involtini ed insalata Japan style

Lo Yakiniku e’ un ristorante giapponese in stile coreano la cui specialita’ e’ il barbecue. Al centro di ogni tavola c’e’ un fornello a gas su cui viene messa una piastra per cuocere la carne. Potete scegliere alla carte o un menu che comprende oltre ovviamente alle fettine di carne che provvederete voi stessi a cuocere a vostro piacimento anche una ciotola di riso bianco, un insalata e una zuppa.

La piastra per cuocere

La piastra per cuocere

Oltre alla carne e’ possibile scegliere anche dei crostacei: davvero ottimi i gamberoni e le cappe sante che pero’ fanno inevitabilmente lievitare il conto. Attenendovi comunque ai menu saprete sempre quanto spendete: menu dai 12 ai 25 euro;  anche qui la sera i prezzi lievitano inevitabilmente. Il ristorante al contrario degli altri in zona non fa orario continuato. Quegli che lavorano dentro sono tutti giapponesi. Pur essendoci sopra i fornelli delle cappe aspiranti essendo (tanto per cambiare) il posto abbastanza piccolo il caldo si fa sentire sopratutto d’estate. Aspettatevi di odorare di grigliata quando uscirete: siete avvertiti!


Al solito gli italiani si lamentano per il cibo all’estero???

E’ un dato di fatto, l’Italiano va all’estero sopratutto per poter criticare la cucina locale. Visita le bellezze artistiche altrui per poter tornare a casa a dire che  in fondo in Italia e’ tutto piu’ buono e piu’ bello

Ora sotto sotto non ha proprio tutti i torti visto che l’Italia e’ veramente al top per cucina e bellezze artistiche ma cio’ nonostante il comportamento che mediamente ostenta e’ veramente provinciale. La prima cosa che fa appena arriva in un posto nuovo e’ cercare un ristorante italiano dove ordina una amatriciana per poi sbottare genuinamente sorpreso – Ma non e’ come quella che fa mia Mamma! La ricerca di un caffe’ espresso fatto come si deve poi impegnera’ gran parte della sua vacanza e quando finalmente lo trovera’ nella solita pizzeria Vesuvio gestita da emigranti napoletani (che ormai potete trovare dalla Patagonia  a Novosibirsk) lo vedremo sospirare in estasi. Per il resto della suo soggiorno ovviamente mangera’ solo Al Vesuvio senza per questo mai porsi il dubbio se le vacanze in fondo non era meglio farle in qualche ridente localita’ italiana.

Questa premessa era doverosa per precisare che non sono affatto quel tipo di turista. Non bevo caffe’, la pizza mi rifiuto di mangiarla categoricamente se non mi trovo su suolo italico e aborro la sola vista degli “spaghetti bulognaise” famosissimi all’estero e affatto sconosciuti in patria.

Cerco sempre di scoprire la cucina locale che ritengo parte integrante del paese che visito. Non dico di apprezzarla sempre e comunque ma di solito si possono fare delle belle scoperte salvo rare eccezioni. Ritengo sia uno sforzo essenziale per riuscire a cogliere meglio il modo di vivere dei locali visto che limitarsi a visitare musei e monumenti e’ modo troppo superficiale e insapido per quel che mi riguarda.

Tutta questa premessa per poter affermare con coscienza tranquilla: La cuisine francaise fait caguer!!! o per chi non mastica la lingua di Dumas, Verne e Gautier: La cucina francese fa cagare!!!

Credo sia in assoluto la cucina piu’ sopravalutata al mondo. Non e’ un caso! I nostri cugini d’oltralpe sono forse in assoluto il popolo che meglio sa vendere se stesso, la propria cultura e i propri prodotti. Non e’ un caso se la Francia e’ il paese che ogni anno attira piu’ turisti al mondo. L’Italia che fino agli anni 70′ era la prima nazione al mondo e’ scivolata tristemente al quinto posto di questa classifica grazie al lassismo della nostra classe politica e al malcostume imperante nel Bel Paese dove gli operatori del settore invece di investire e migliorare il loro prodotto e la loro offerta (salvo la rara eccezione della costa romagnola) hanno preferito spremere a piu’ non posso i turisti senza preoccuparsi per il futuro. Ora ne stanno pagando il prezzo complice anche l’euro che non ha certo migliorato la competitivita’ dell’offerta italiana. I francesi invece sono da sempre all’avanguardia nella presentazione del loro prodotto che ben confezionato si presenta sempre al meglio spesso purtroppo al di la’ dei propri meriti.

Non e’ che fa tutto schifo, anzi, qui c’e’ indubbiamente il pane piu’ buono al mondo. Le boulangeries (panetterie) sono una vera festa per gli occhi e dentro oltre a molti tipi e forme di pane tutti ottimi si trova della superba pasticceria. I croissant sono i piu’ buoni al mondo fatti di pasta sfoglia al burro senza ripieno (non ne hanno bisogno essendo gia’ perfetti). Per gli amanti del cioccolato Parigi e’ una specie di paradiso; le boutique che lo vendono sembrano a volte delle gioiellerie tanto sono belle e preziose (anche i prezzi che praticano sono degne di un gioielliere purtroppo).  Le salumerie si presentano in maniera splendida e tutto sommato hanno buoni affettati anche se in questo campo l’Italia e’ assolutamente insuperabile. Oltre agli affettati vendono molte terrine di carne e pate’ di varie specie. Il pate’ di fois gras e’ obbiettivamente una delizia (il prezzo va da 80 a 220 al kilo), gli altri pasticci e terrine ricordano invece troppo spesso le scatolette di simil Manzotin o Simenthal. Non amo i formaggi morbidi e quindi non mi esprimo su quelli francesi ma per gli amanti del genere sicuramente la capitale francese e’ un autentica mecca. Sul vino sono oggettivamente i numeri uno in fatto di qualita’ ma se guardiamo al rapporto qualita’ prezzo l’Italia resta ancora insuperata (qui per bere bene bisogna spendere di piu’). L’acqua minerale e’ la nota dolente: la scelta nei locali e’ quasi sempre tra Evian (tanto celebre quanto schifosa) e la Vittel (semplicemente pessima). Inoltre il prezzo medio per mezzo litro in un bar qualsiasi e’ 4,50 euro!!. Le bibite gassate (ovviamente come sempre molto piu’ varie che in Italia) costano meno. Io amo Cola, Sprite, ecc. ma pasteggiare solo a bibite gassate e’ abitudine malsana e puo’ provocare effetti collaterali spiacevoli ed imbarazzanti. I bar propongono panini baguette ben farciti di maionese e/o  burro, foglia di lattuga e prosciutto cotto, niente di che’ come sapore ma a mio fratello un panino del genere l’hanno fatto pagare 20 euro l’anno scorso, in un bar neanche tanto centrale in cui si era seduto (ogni tanto ancora ci ripensa e comincia a bestemmiare)! Per 6/8 euro ti danno una crepe farcita, non migliore di tante in Italia.

In buona sostanza il turista che decide di pasteggiare a panini fai-da-te se la cava piuttosto bene ma le note dolenti vengono quando si decide di andare a provare la cuisine francais. Non e’ che si mangia sempre male ma e’ piu’ facile capitar male piuttosto che capitar bene se capite quel che intendo. Se ti va bene  mangi qualcosa che non ti dispiace, mai qualcosa di eccezionale che ti farebbe tornare e spesso qualcosa di mediamente spiacevole senza arrivare a chiamarlo del tutto disgustoso. Insomma una cosa del genere andrebbe bene in Inghilterra o Germania, paesi che non fanno certo vanto della propria cucina ma per la Francia che tanto si vanta delle proprie tradizioni culinarie….beh la cosa e’ francamente deludente.

Visti i motivi sopra premessi quindi cerchero’ di dare qualche consiglio (sopratutto) sulla cucina etnica (buona)(giapponese) che si puo’ trovare in citta visto che le note dolenti delle guide sono di solito proprio sui locali e sui pasti: Il Louvre e’ sempre il Louvre e Notre-Dame sta sempre la’, ma recensire un locale nel 2005 non garantisce assolutamente che sia ancora lo stesso nel 2009.


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