Parigi: alimentari giapponesi
Giacche’ e’ da um’ po’ che non faccio post su cibo
provvedo dandovi indirizzi dei due migliori negozi di alimentari giapponesi:
Kioko, l’epicerie japonaise: Rue de Petit Champs, 46 (e’ una traversa di Rue Saint-Anne e Avenue de l’Opera’)

In questo negozio ci trovate praticamente tutto: tutti i tipi di paste giapponesi, le relative salse, curry, una discreta selezione di sake e birre, ramen cup istantanee, condimenti indecifrabili per i profani, surgelati e anche un reparto di alimenti freschi e bibite nipponiche (addirittura c’era il mochi da fare ai ferri). Oltre ad alimentari vendono anche qualche attrezzo da cucina. Ricordatevi che c’e’ anche il secondo piano. Da notare che e’ aperto anche la domenica ma chiuso il lunedi’.
ACE Opera, Rue Saint-Augustin, 43 (anche questa una traversa di Rue Saint-Anne e Avenue de l’Opera’) vicino alla libreria BOOK OFF.

E’ un negozio leggermente piu’ piccolo del Kioko che vende alimenti giapponesi e coreani. Vale la pena di visitare anche questo anche perche’ mi e’ sembrato fosse um’po’ piu economico del concorrente, inoltre qui nel reparto frigo si trovano anche le bottigliette di ramune: la celebre gazzosa giapponese in bottiglietta di vetro con la biglia, stile retro’. Personalmente l’adoro e per 2 euro credo sia un discreto affare in una citta’ dove al bar fanno pagare una bottiglietta d’acqua minerale 4 euro e mezzo.

- La gazzosa Ramune
Parigi: librerie giapponesi
I maligni potrebbero non a torto sostenere che in fondo nel mio blog non faccio che parlare di ristoranti e cibo. Ebbene non e’ vero e per smentirli ecco qualche indirizzo per gli appassionati del Giappone di altro genere:

- La libreria Junku
La libreria Junku (www.junku.fr) e’ senza dubbio tappa obbligatoria per chiunque studi giapponese e/o sia interessato al Giappone: situata al numero 18 di Rue des Pyramides (che e’ una traversa sul lato sinistro d’Avenue de l’Opera’ – tenendo l’Opera’ di fronte a voi, a pochi metri dalla fermata del metro Pyramides). La libreria e’ molto fornita di libri in giapponese di autori contemporanei (prezzi spesso tra i 2 e i 10 euro), di libri d’arte nipponica, di libri e guide in francese sul Giappone, di materiale didattico per lo studio del giapponese, di riviste giapponesi di moda, tendenza, cucina, viaggi ecc. C’e’ anche un piano sottoterra totalmente dedicato a manga, artbook e riviste d’animazione sia giapponesi che francesi. Io l’ho visitata la prima volta nel 91′ quando si trovava ancora in Rue Saint Honore’, allora la trovai piu’ affascinate ma probabilmente l’impressione e’ dovuta al fatto che i tempi erano quelli che erano ed era la prima volta che vedevo tanto ben di Dio in un posto solo; resta comunque un istituzione nel suo settore ed e’ frequentatissima sopratutto dai giapponesi locali (gli otaku son tutti relegati al piano di sotto).
Oltre a Junku ci son ben tre negozi della catena giapponese di librerie dell’usato (ma non solo) Book-Off (www.bookoff.co.jp/fr). Questa catena e’ un autentico bengodi per gli appassionati. E’ pieno di libri di tutti i generi e cosa importantissima sono molto economici (c’erano diversi grossi scaffali di libri a 2 euro che sembravano nuovi e probabilmente molti lo erano). Inoltre vendono anche CD musicali e DVD di anime, dorama e film. I negozi ovviamente oltre a vendere acquistano anche materiale usato purche’ in buone condizioni (infatti tutta la merce mi sembrava praticamente nuova) ed a patto che il venditore esibisca un documento.

- Piantina del negozio principale al 29 di rue Saint-Augustin (laterale sia di rue Saint Anne che di avenue del’Opera’); nella stessa via al numero 43 si trova l’ottimo negozio alimentare nippo-coreano ACE OPERA
Le tre sedi parigine sono le seguenti:

29 rue Saint-Augustin, 75002 Paris

11 rue Monsigny, 75002 Paris

90 rue du Faubourg Saint-Antoine 75002 Paris
Buoni/autentici ristoranti Giapponesi a Parigi – Ramen e Udon (3a parte)

Sapporo – la catena ha 2 ristoranti a Parigi: la prima in Rue Saint-Anne, 37 – la seconda in Rue Daunou, 2 (traversa di Avenue de l’Opera’).

Rue Saint-Anne, 37
Sapporo e’ specializato in Ramen e Gyoza

- Hiyashira-men
Il ramen è un tipico dei piatti giapponesi piu’ tipici (pur essendo di origini cinesi) a base di pasta nel formato di tagliatelle o spaghetti serviti in brodo di carne e/o pesce. Nel brodo sono aggiunti gli spaghetti, insieme a uova, pezzi di carne di pollo o maiale e molluschi, accompagnati da vari tipi di verdure cotte o crude. Ogni regione ha una propria ricetta per cucinare questo piatto tipico. Il ramen può essere variamente decorato, spesso si utilizza a tale scopo il naruto; di solito si mangia bollente, non è necessario evitare di fare rumore risucchiandolo, anzi nei ristoranti Giapponesi è considerato segno di apprezzamento, specialmente se una volta finita la pasta si beve il brodo rimasto.

- Butter Corn Ramen

- Miso-ramen

- Takayama ramen
I gyoza sono i ravioli giapponesi (il piatto e’ di origine cinese) ripieni di carne di maiale, verdure e zenzero. Di solito sono cotti alla piastra e vanno intinti in una leggera salsa asprigna a base di soya. Sono deliziosi!! Di solito tutti i ristoranti che servono ramen servono anche gyoza: e’ una delle accoppiate piu’ classiche della cucina giapponese.
Ho notato che ci lavorano anche dei cinesi dentro ma il ristorante e’ comunque ottimo e avete il mio permesso di frequentarlo
anche perche sia ramen che gyoza sono piatti di origine cinese anche se nipponizzati.
Kunitoraya, rue Saint-Anne, 39 (www.kunitoraya.com)


Il Kunitoraya e’ dopo l’Aki l’altra perla dei ristoranti giapponesi della zona. Autentico come pochi e’ specializzato in Udon che qui sono fatti a mano come da antica tradizione.
Gli udon sono spaghetti di grano tenero, a volte spessi come i nostri pici, popolari sia nella cucina coreana che nella cucina giapponese. Si servono in brodo in varie versioni: guarniti con tofu fritto o gamberi tempura. Personalmente non mi fanno impazzire visto che gli trovo troppo grossi ma e’ una questione di gusti, io amo la pasta molto fine.

- Yaki-udon

- Kake-udon
Il Kunitoraya e’ senz’altro il ristorante meno accessibile della zona: e’ molto rinomato, e’ il solo che serve udon a Parigi ed e’ piuttosto a buon mercato: per tutti questi motivi e’ sempre pieno e davanti c’e’ sempre una lunga coda di persone che aspetta di entrare (e peggio perfino dell’AKI). Fa orario continuato quindi la vostra speranza e venire il pomeriggio.
Una delle ragioni della sua popolarita’ e’ che oltre all’udon serve anche deliziosi “donburi”, “katsudon”, tempura e “tendon”.
Donburi: e’ il tipico piatto unico casalingo, veloce da preparare e molto sostanzioso. Ha molte varianti. Quella della foto è Oyako donburi (letteralmente “genitori e figli”). Si prepara cuocendo, in brodo dashi, del pollo con salsa di soia e mirin o sakè. Quando la cottura è ultimata si aggiungono uova sbattute e quando anch’esse sono a cottura si versa il tutto in una grossa ciotola con riso già cotto, caldo.

- Donburi
Katsudon: piatto simile al donburi, preparato in una scodella con una base riso, uovo e tonkatsu cioè pezzi di cotoletta di maiale o vitello panata e fritta.

- Katsudon
Tendon: come il katsudon ma con il tempura al posto della cotoletta.

- Tendon
Buoni/autentici ristoranti Giapponesi a Parigi – Soba e Okonomiyaki (2a parte)
Aki, 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris. Attaccato allo Yakiniku c’e’ l’Aki, i due locali condividono pure il numero civico.

- Aki, 11bis, rue Saint-Anne.
L’Aki e’ il mio ristorante preferito: il perche’ e’ presto detto: e’ l’autentica incarnazione del ristorante economico giapponese.
Hanno autentici piatti giapponesi che i ristoranti attorno non servono, tutti preparati ottimamente e serviti da giapponesi, per di piu’ costa poco (a pranzo ha anche menu con 2-3 piatti diversi che costano sui 10 euro). Il locale all’ora di pranzo e a quello di cena ha sempre una coda di persone che attendono il loro turno per mangiare: se siete da soli e’ piu’ facile che vi trovino un posto a sedere ma se siete in piu’ vorra’ dire che ciaccolerete e vi terrete compagnia l’un l’altro aspettando che si liberi un tavolo. Io capito l’andazzo andavo o verso le 3 del pomeriggio per pranzare o alle 18/18.30 o alle 22.30 per cenare se no: coda!

L’Aki e’ specializzato in Soba e Okonomyaki:
La soba consiste in sottili tagliatelle di grano saraceno (in Italia di questo materiale sono fatti i pinzoccheri della Valtellina), solitamente cotti e serviti con varie guarnizioni e condimenti. Il piatto standard è la kake soba, “soba in brodo” consistente di tagliatelle di soba bollite e servite in una tazza di brodo caldo chiamato tsuyu e fatto con dashi, mirin e salsa di soya, guarnito con fettine di negi (cipolletta). D’estate la si mangia anche fredda. La soba fredda può essere servita con brodo tsuyu a parte o versato sopra come con la soba calda. La maniera più famosa di servire la soba fredda è la zaru soba, nella quale la soba raffreddata è servito su piatto in bambo fatto a graticola, chiamato zaru.

Zaru-soba
L’Okonomiyaki ( trad. “cucina ciò che vuoi”?) è un piatto che unisce foglie di cavolo ad un impasto formato da acqua, farina e uova. Il tutto viene cotto e fornisce la base alla quale verranno aggiunti altri ingredienti, solitamente carne e vegetali (personalmente ad Hiroshoima l’avevo mangiato con le ostriche ed era ottimo). L’Okonomiyaki è quasi una via di mezzo tra un’omelette ed un pancake. Solitamente viene cucinato su un Teppan e viene spesso servito con maionese, con una salsa tipica oppure con zenzero. Spesso i locali in Giappone hanno i tavoli con una piastra rovente dove ogni cliente cucina il proprio okonomiyaki da se (senza um’po’ di pratica pero’ si rischia di combinare un bel pastrocchio). All’Aki questo rischio non si corre visto che gli okonomiyaki sono cucinati dal cuoco (se vi sedete nella sala di sotto potrete vederlo all’opera con i vostri occhi), a voi solo il compito di mangiarli. Se vogliamo proprio scovarli un difetto gli okonomiyaki serviti qui sono um’po’ piccoli rispetto a quelli normali in Giappone. Detto tra noi e’ un piatto da assaggiare anche perche’ scenico ma non e’ niente di trascendentale. In fondo e’ una specie di frittata um’po’ piu’ elaborata.

Okonimyaji sulla piastra dell'Aki
La vera delizia qui e’ la soba ed i piatti di curry con riso (questi si da assaggiare assoluttamente; vi consigli la combinazione offerta dal menu’: soba piccola + curry piccolo + insalata; e’ un menu’ piuttosto corposo che non lascera’ affamato nessuno).


Buoni/autentici ristoranti Giapponesi a Parigi (1a parte)
Voila’ alcuni ottimi autentici ristoranti nipponici:
Per iniziare il Sushi Kilala, 7, rue des Moulins:

- 7, rue des Moulins (paralela di rue Saint-Anne, si trova tra questa e avenue de l’Opera’).
Locale minuscolo proprio alla giapponese (d’altronde i prezzi degli immobili a Parigi centro fanno a gara con quelli di Tokyo) dove vi sedete al bancone e ordinate il vostro sushi o sashimi al vecchietto che vi fronteggia che lo affetterà con maestria e ve lo servirà con un benevolo grugnito: esperienza mistica sopratutto per chi non e’ ancora mai stato ancora in Giappone. E’ considerato il secondo miglior ristorante di sushi di Parigi (il primo visti il costo lo considero infrequentabile) e ha prezzi abbastanza moderati visto quel che offre: ci vogliono 20-25 euro a pranzo, 30-35 a cena (da vero ristorante giapponese pratica prezzi piu’ alti la sera). E’ uno dei rari posti all’estero dove si trova il “toro” la parte piu’ pregiata e grassa del tonno. Per i temerari dallo stomaco d’acciaio poi c’e’ anche il natto: sbobba a base di fagioli di soya fermentati;l’odore e’ quello di piedi di giocatore di basket fermentati nella scarpa da ginnastica per una settimana mentre l’aspetto e’ quello di certa robina che scarica nel parco il vostro cane quando ha la diarrea!
Il locale e’ piccolo: 5/6 posti a sedere al piano terra e una decina al piano di sopra. Come gia’ detto il cuoco e’ un anziano signore giapponese che sa il fatto suo mentre il cameriere e’ un ex lotattore di sumo.

- Il Sushi Kilala ribadisce la propria autenticita con questa scritta sulla propria vetrina; trad.:veri sushi giapponesi fatti e serviti da dei giapponesi: e’ raro!!!
Paradossalmente proprio accanto al Kilala e’ attaccato un falso ristorante giapponese gestito da cinesi. Forse proprio a cagion loro il proprietario ha messo in vetrina la scritta qui sopra fotografata.
Yakiniku: 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris.

Yakiniku: 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris.

Involtini ed insalata Japan style
Lo Yakiniku e’ un ristorante giapponese in stile coreano la cui specialita’ e’ il barbecue. Al centro di ogni tavola c’e’ un fornello a gas su cui viene messa una piastra per cuocere la carne. Potete scegliere alla carte o un menu che comprende oltre ovviamente alle fettine di carne che provvederete voi stessi a cuocere a vostro piacimento anche una ciotola di riso bianco, un insalata e una zuppa.

La piastra per cuocere
Oltre alla carne e’ possibile scegliere anche dei crostacei: davvero ottimi i gamberoni e le cappe sante che pero’ fanno inevitabilmente lievitare il conto. Attenendovi comunque ai menu saprete sempre quanto spendete: menu dai 12 ai 25 euro; anche qui la sera i prezzi lievitano inevitabilmente. Il ristorante al contrario degli altri in zona non fa orario continuato. Quegli che lavorano dentro sono tutti giapponesi. Pur essendoci sopra i fornelli delle cappe aspiranti essendo (tanto per cambiare) il posto abbastanza piccolo il caldo si fa sentire sopratutto d’estate. Aspettatevi di odorare di grigliata quando uscirete: siete avvertiti!
Rue Saint-Anne ovvero: Little Tokyo a Parigi
Essendo un amante del Giappone scrivero’ un paio di articoli sulla gastronomia giapponese che si puo’ trovare a Parigi. La capitale francese e’ citta’ veramente cosmopolita e vanta numerose comunita’ straniere che spesso amano colonizzare una data zona dove concentrano negozi e ristoranti.
I Giapponesi hanno colonizzato la zona tra Palais Royal – Musee’ du Louvre e l’Opera’, praticamente una delle zone piu’ centrali della citta’. Sopratutto sul lato destro (ma non solo) d’Avenue de l’Opera’ (tenendo l’Opera’ di fronte a voi) si trova una traversa: rue Sant Anne considerata la Little Tokyo di Parigi.

In rue Saint Anne ci sono almeno una quindicina di ristoranti giapponesi alcuni autentici altri meno.
Gia’, anche qui i cinesi provano piu’ o meno con successo a riconvertirsi alla cucina nipponica certi che per chi ci capisce poco tanto e’ la stessa cosa, ma cosi’ non e’! Purtroppo in Europa la cucina cinese e’ stata sputtanata alla grande da 2 decenni di ristoranti super economici gestiti da persone con scarsa dimestichezza per l’arte culinaria del proprio paese e ancor piu’ scarsa dimestichezza per gli standard d’igiene del paese che gli ospita. Io non ho personalmente nulla contro loro pero’ riguardo ai fornelli sono un fondamentalista. Chiamatemi pure estremista ma ho la strana convinzione che se uno apre un ristorante giapponese o deve essere giapponese o deve essere uno che ha studiato cucina in Giappone. Quando il tempura sembra fatto con la pastella dell’involtino primavera e ne ha il colore, beh non e’ davvero il massimo e naturalmente anche il sapore e’ soltanto approssimato ma di sicuro non migliorato.
Riconoscere uno di questi sedicenti locali falso giapponesi e’ facile: di solito hanno dei grossi poster fotografici con una notevole quantita’ molto varia di piatti illustrati (molti sono di sushi, sashimi, ecc.). Tra parentesi e’ impressionante come questi poster si somiglino l’uno all’altro: a maggio di quest’anno ero a Barcellona e ho notato ben 3 ristoranti (cino)giapponesi che avevano (salvo qualche minima differenza) tutti praticamente lo stesso menu con lo stesso poster; in Francia i poster sono gli stessi che in Spagna! Il ristorante autentico invece e’ (praticamente) sempre specializzato in poche pietanze ed e’ molto difficile che chi fa sushi faccia anche pasta in brodo, ravioli, risi simil cantonesi, ecc. Chi affetta pesce di solito offre solo quello, chi cuoce pasta in brodo di solito si specializza in quello e altre 2/3 cose. I menu sono abbastanza scarni e spesso ci sono le riproduzioni di cera dei piatti che il ristorate propone (e sorprendentemente i piatti che vi arrivano sono molto somiglianti al modello esposto, non come gli hamburger di McDonalds’s tanto belli in foto e tanto sparagnini nella realta’).

Un vero ristoratore giapponese ribadisce con malcelato orgoglio (o sdegno) la propria autenticita con questa scritta sulla propria vetrina; trad.: del vero sushi giapponese fatto e servito da giapponesi: e' raro!!!
Oltre ai cinesi, in zona ci sono anche dei coreani che hanno dei ristoranti misti che propongono cucina nippo-coreana. Per chi non lo sapesse i coreani amano abbondare con aglio e peperoncino, la loro e’ una cucina piu’ marcata nei sapori ma se vi piace nessun problema … unica particolarita’ i coreani usano sottili bacchette metalliche come posate (al contrario di giapponesi e cinesi che usano quelle di legno piu’ spesse) e sono difficilissime e assai scomode da usare. I coreani per fortuna non tentano di celare la loro origine ed e’ facile riconoscere i loro locali.
Ci tengo a specificare che non ho particolari avversioni verso i cinesi e la loro cucina (che mangio sempre molto volentieri quando mi trovo in Asia dove di solito e’ ottima). Quello che non amo sono le sofisticazioni che vengono compiute ai danni dell’arte culinaria altrui. Punto!
Al solito gli italiani si lamentano per il cibo all’estero???
E’ un dato di fatto, l’Italiano va all’estero sopratutto per poter criticare la cucina locale. Visita le bellezze artistiche altrui per poter tornare a casa a dire che in fondo in Italia e’ tutto piu’ buono e piu’ bello
Ora sotto sotto non ha proprio tutti i torti visto che l’Italia e’ veramente al top per cucina e bellezze artistiche ma cio’ nonostante il comportamento che mediamente ostenta e’ veramente provinciale. La prima cosa che fa appena arriva in un posto nuovo e’ cercare un ristorante italiano dove ordina una amatriciana per poi sbottare genuinamente sorpreso – Ma non e’ come quella che fa mia Mamma! La ricerca di un caffe’ espresso fatto come si deve poi impegnera’ gran parte della sua vacanza e quando finalmente lo trovera’ nella solita pizzeria Vesuvio gestita da emigranti napoletani (che ormai potete trovare dalla Patagonia a Novosibirsk) lo vedremo sospirare in estasi. Per il resto della suo soggiorno ovviamente mangera’ solo Al Vesuvio senza per questo mai porsi il dubbio se le vacanze in fondo non era meglio farle in qualche ridente localita’ italiana.
Questa premessa era doverosa per precisare che non sono affatto quel tipo di turista. Non bevo caffe’, la pizza mi rifiuto di mangiarla categoricamente se non mi trovo su suolo italico e aborro la sola vista degli “spaghetti bulognaise” famosissimi all’estero e affatto sconosciuti in patria.
Cerco sempre di scoprire la cucina locale che ritengo parte integrante del paese che visito. Non dico di apprezzarla sempre e comunque ma di solito si possono fare delle belle scoperte salvo rare eccezioni. Ritengo sia uno sforzo essenziale per riuscire a cogliere meglio il modo di vivere dei locali visto che limitarsi a visitare musei e monumenti e’ modo troppo superficiale e insapido per quel che mi riguarda.
Tutta questa premessa per poter affermare con coscienza tranquilla: La cuisine francaise fait caguer!!! o per chi non mastica la lingua di Dumas, Verne e Gautier: La cucina francese fa cagare!!!
Credo sia in assoluto la cucina piu’ sopravalutata al mondo. Non e’ un caso! I nostri cugini d’oltralpe sono forse in assoluto il popolo che meglio sa vendere se stesso, la propria cultura e i propri prodotti. Non e’ un caso se la Francia e’ il paese che ogni anno attira piu’ turisti al mondo. L’Italia che fino agli anni 70′ era la prima nazione al mondo e’ scivolata tristemente al quinto posto di questa classifica grazie al lassismo della nostra classe politica e al malcostume imperante nel Bel Paese dove gli operatori del settore invece di investire e migliorare il loro prodotto e la loro offerta (salvo la rara eccezione della costa romagnola) hanno preferito spremere a piu’ non posso i turisti senza preoccuparsi per il futuro. Ora ne stanno pagando il prezzo complice anche l’euro che non ha certo migliorato la competitivita’ dell’offerta italiana. I francesi invece sono da sempre all’avanguardia nella presentazione del loro prodotto che ben confezionato si presenta sempre al meglio spesso purtroppo al di la’ dei propri meriti.
Non e’ che fa tutto schifo, anzi, qui c’e’ indubbiamente il pane piu’ buono al mondo. Le boulangeries (panetterie) sono una vera festa per gli occhi e dentro oltre a molti tipi e forme di pane tutti ottimi si trova della superba pasticceria. I croissant sono i piu’ buoni al mondo fatti di pasta sfoglia al burro senza ripieno (non ne hanno bisogno essendo gia’ perfetti). Per gli amanti del cioccolato Parigi e’ una specie di paradiso; le boutique che lo vendono sembrano a volte delle gioiellerie tanto sono belle e preziose (anche i prezzi che praticano sono degne di un gioielliere purtroppo). Le salumerie si presentano in maniera splendida e tutto sommato hanno buoni affettati anche se in questo campo l’Italia e’ assolutamente insuperabile. Oltre agli affettati vendono molte terrine di carne e pate’ di varie specie. Il pate’ di fois gras e’ obbiettivamente una delizia (il prezzo va da 80 a 220 al kilo), gli altri pasticci e terrine ricordano invece troppo spesso le scatolette di simil Manzotin o Simenthal. Non amo i formaggi morbidi e quindi non mi esprimo su quelli francesi ma per gli amanti del genere sicuramente la capitale francese e’ un autentica mecca. Sul vino sono oggettivamente i numeri uno in fatto di qualita’ ma se guardiamo al rapporto qualita’ prezzo l’Italia resta ancora insuperata (qui per bere bene bisogna spendere di piu’). L’acqua minerale e’ la nota dolente: la scelta nei locali e’ quasi sempre tra Evian (tanto celebre quanto schifosa) e la Vittel (semplicemente pessima). Inoltre il prezzo medio per mezzo litro in un bar qualsiasi e’ 4,50 euro!!. Le bibite gassate (ovviamente come sempre molto piu’ varie che in Italia) costano meno. Io amo Cola, Sprite, ecc. ma pasteggiare solo a bibite gassate e’ abitudine malsana e puo’ provocare effetti collaterali spiacevoli ed imbarazzanti. I bar propongono panini baguette ben farciti di maionese e/o burro, foglia di lattuga e prosciutto cotto, niente di che’ come sapore ma a mio fratello un panino del genere l’hanno fatto pagare 20 euro l’anno scorso, in un bar neanche tanto centrale in cui si era seduto (ogni tanto ancora ci ripensa e comincia a bestemmiare)! Per 6/8 euro ti danno una crepe farcita, non migliore di tante in Italia.
In buona sostanza il turista che decide di pasteggiare a panini fai-da-te se la cava piuttosto bene ma le note dolenti vengono quando si decide di andare a provare la cuisine francais. Non e’ che si mangia sempre male ma e’ piu’ facile capitar male piuttosto che capitar bene se capite quel che intendo. Se ti va bene mangi qualcosa che non ti dispiace, mai qualcosa di eccezionale che ti farebbe tornare e spesso qualcosa di mediamente spiacevole senza arrivare a chiamarlo del tutto disgustoso. Insomma una cosa del genere andrebbe bene in Inghilterra o Germania, paesi che non fanno certo vanto della propria cucina ma per la Francia che tanto si vanta delle proprie tradizioni culinarie….beh la cosa e’ francamente deludente.
Visti i motivi sopra premessi quindi cerchero’ di dare qualche consiglio (sopratutto) sulla cucina etnica (buona)(giapponese) che si puo’ trovare in citta visto che le note dolenti delle guide sono di solito proprio sui locali e sui pasti: Il Louvre e’ sempre il Louvre e Notre-Dame sta sempre la’, ma recensire un locale nel 2005 non garantisce assolutamente che sia ancora lo stesso nel 2009.