Ristoranti Giapponesi

Viaggio in Giappone 2010: Day 8 – da Takayama ad Osaka

Martedì 12 ottobre

Oggi e’ il giorno in cui arrivano Gianluca e i suoi amici ma non ho fretta di raggiungerli ad Osaka visto che anche se arrivano verso le 10.00 in aeroporto gli ci vorrà tempo per arrivare in città ed installarsi in hotel e Ostello. Inoltre voglio spendere almeno la mattinata qui a Takayama: non posso negare che questa piccola cittadina mi ha stregato e voglio dare un occhiata come si deve alla parte ovest che ieri ho visto um’pó di fretta.

Faccio colazione in un chiosco che vende panini cotti al vapore con ripieno dell’onnipresente manzo locale o delle fantameravigliose verdure di montagna che c’hanno solo loro :-) .

Poi torno nella “Houmeitaigumi Preservation Area” che é la zona delle vecchie case dei mercanti che si trova nella parte ovest della città, vicino al Tempio Hachimangu, nella zona si tiene anche l’altro mercato mattutino.

Takayama, mappa del centro.

Che dire? E’ una zona deliziosa e oggi che é martedì ci sono veramente pochi turisti cosa che rende la zona ancora più tranquilla e affascinante. Qui si respira veramente l’aria del Giappone tradizionale di una volta.

Il mercato mattutino di questa parte della città é molto più piccolo di quello  che si tiene nella parte est ed é se vogliamo ancora più insignificante.

Verso mezzogiorno decido di pranzare una seconda volta nel ristorante di soba Sumikyu che tanto mi era piaciuto domenica e stavolta, essendo il locale semivuoto vengo servito piuttosto celermente; si vede la lunga attesa della prima volta era dovuta all’enorme numero d’avventori.

Il ristorante di soba Sumikyu con lo scooter e la machinetta per portare la pasta a domicilio. Notare il motivo con cui é dipinta la moto: anche i sedili dell'auto e i cuscini del ristorante riportano lo stesso motivo.

Pazzesca ‘sta macchinetta.

Poi compro qualche souvenir commestibile locale da regalare in giro e preso il mio bagaglio dall’albergo vado a prendere il mio treno per Nagoya. Oggi il treno non é affollato come all’andata. Cerco di scattare qualche foto dei bei paesaggi che scorrono fuori ma non ne viene niente di buono, peccato. A Nagoya prendo un Shinkansen per Osaka e verso le 16.30 sono già a fare il check in nel mio albergo: il New Osaka Hotel, che si trova proprio di fronte la stazione di Shin Osaka (3 min. a piedi). Gianluca ha gia preso possesso della camera: bene. Salgo in camera e naturalmente constato che come in tutti gli hotel  in cui son stato fin ora (escluso quello di Takayama) non ho lo spazio per aprire la valigia che ad onor del vero piccola non é ma comunque é una bella rottura: se la apro non ci passo più ed ovviamente non c’è un guardaroba dove riporre i vestiti.

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Ma come mai siamo finiti qui e perché alcuni stanno in hotel ed alcuni in ostello? I miei amici Gianluca e Wakako si sono sposati l’anno scorso ma non avevo partecipato alla cerimonia e visto che era prevista una cerimonia per amici e parenti giapponesi avevo promesso sarei venuto alla seconda [ogni scusa é buona per venire in Giappone :-) ]. Gianluca inoltre aveva previsto di fare una decina di giorni di vacanza con alcuni amici italiani prima della cerimonia e quindi decido di unirmi a loro.  All’inizio di agosto la data della cerimonia viene fissata e Gianluca e due dei suoi amici prenotano il volo per il Giappone: partenza 11 Ott. per Osaka, ritorno 30 Ott. da Tokyo.  Il problema é che in quel momento ero in giro e vedo l’email di Gianluca con una decina di giorni di ritardo. Provo a fare lo stesso tipo di biglietto ma mi chiedono 1.250 euro mentre il loro é costato 800. 1250 euro ad Alitalia non gli é li dó. Provo um’pó tutte le compagnie ma con partenza per Osaka e ritorno da Tokyo non riesco a trovare niente sotto i 1.200.  Decido di prendere la tratta Tokyo andata e ritorno e poi andare ad Osaka in treno. Ma non riesco comunque a trovare soluzioni a prezzi buoni, si vede ottobre é mese d’alta stagione per il Giappone. Il ridicolo sito web di Alitalia mi impedisce di completare le operazioni di compravendita e dopo 4 volte che ripeto l’operazione di scrivere tutti i dati per vedermi negata la possibilità di pagare decido di mandargli a dar via il culo e di viaggiare con un’altra compagnia. Austrian ha un offerta molto buona ma anche loro non mi fanno completare il pagamento per motivi imprecisati. Stanco di queste tiretere prendo il telefono e chiamo il servizio prenotazioni di Vienna. Mi spiegano che la tariffa che sto cercando di ottenere é limitata di posti e che per quello quando provo a prenotare evidentemente qualcuno mi brucia sul tempo.

- Bene, mi dica lei che le vede in tempo reale che date disponibili ci sono. dico io

- Partenza il 4 ottobre, ritorno il 29.

- Ma e’ una settimana prima degli altri che partono l’11.

- C’é rimasto solo un posto disponibile signore che facciamo?

- Lo prendo, lo prendo. O vado una settimana prima e pago 670€ o vado una settimana più tardi e pago 1250€. Meglio spendere quei 580€ di differenza per pagarsi gli  hotel di una vacanza prolungata, no?

Per gli otto giorni che dobbiamo trascorrere ad Osaka la premurosa Wakako ha già prenotato per Gianluca e gli altri 2 amici in un ostello vicino la stazione di Shin Osaka (http://www.osaka-yha.com/shin-osaka/) e si offre di prenotare anche per me. Io ringrazio e chiedo di vedere il sito dell’ostello. Poi ci scambiamo le seguenti mail:

Io] No aspetta, non prenotarmi ancora il posto all’ostello.
Ma ca22o sembra un lager piuttosto che un hotel.:
1) You can use the public bath from 16:00 to 24:00 and 6:00 to 8:00 in the morning. There are also private shower room.
Cioe’ non posso lavarmi dopo le 08.00!
2)Q Is there a curfew?
Yes, the curfew is at 23:00 and the elevator stops at that time. If you are going out, please come back by the time. The stairs can not be used.
Coprifuoco alle 11??? L’ascensore smette di funzionare alle 11 e NON si possono usare le scale!!!!! Sono nel paese dei combini ma tanto non posso andarci dopo le 22.30 se no rimango fuori.
3) Alle 10.00 ti sbattono fuori e fino alle 16.00 non si puo’ rientrare in camera!!!
E i prezzi di una doppia son 9.000 yen (80 €)
Quanto pagano i ragazzi per la loro camera? In quanti sono? 3?

Gianluca]  1) In quegli orari puoi usare i bagni pubblici, stile onsen, e negli altri le docce singole.
2) Questa è la gran sfiga del posto. Bisogna capire se alle 22:00 saremo cotti dal sonno per aver girato tutto il giorno, o se vorremo fare della gran vita notturna. Cmq il sito giapponese dice che chiudono alle 24:00, che mi sembra accettabile.
3) Di che parli? Dove hai trovato questa indicazione?
4) I prezzi per la doppia sarebbero di 9.000 a camera, cioè 4.500 a testa, ma purtroppo non ci sono doppie libere in quel periodo, quindi finiremmo nelle stanze collettive da 6, a 3.300. A me in realtà fa un po’ cagare come sistemazione, ma era pensata per stare in 3, dove uno stava nella stanza attrezzata con Giova (che é in sedia a rotelle), e l’altro, rimasto solo, si adeguava nella camerata, ma nulla a questo punto vieta a me e a te di prenderci una doppia economica da qualche parte lì vicino.
Wakako è dubbiosa sull’economicità del progetto, ma cercheremo e ti diremo.

Mi metto a cercare su tutti i siti di prenotazione alberghiera e su Expedia trovo un offertona che mi sbrigo a prenotare, poi informo subito Gianluca:

Io] Qui sopra il link del New Osaka Hotel sul sito di Expedia.
dal 12 al 20 ott Euro 32 a notte la singola
Se vuoi puoi pagare 38 euri ed hai la colazione buffet inclusa; io non l’ho fatta: se voglio con 600 yen faccio la colazione che piace a me in qualche forno con ottime brioche alla francese e non mi tocca beccarmi riso e zuppa di miso e chissa’ quale altra porcheria (natto?? marmellata di fagioli di soya? bleah!).
Fammi sapere quando hai prenotato.
Occhio che ci sono 2 hotel “New Osaka”, l’altro e’ a Shinbashi ma il link che ti ho dato io porta a quello giusto.

Gianluca]  Pagato l’hotel. Tutto a posto. Sono proprio contento della nuova sistemazione. Wakako però è preoccupata (sul serio!) da questa nuova libertà acquisita, che, secondo lei, ci permetterà di cadere preda di tutte le assatanate belle ragazze che ci ciruiranno. Inoltre dubita della tua fibra morale, certa che cercherai surrogati d’amore a buon mercato. Quindi vorrei che la rassicurassi sulle tue irreprensibili intenzioni in fatto di attività notturne, e che mai cercarai di traviarmi con la tua dissennata libidine.

Io] Adesso ho capito, quella merda di ostello lo ha trovato lei. Scommetto che ha cercato parecchio per trovare un posto che segrega gli ospiti alle 23.00: ma BRAVA! Infatti noi abbiamo la singola con bagno al prezzo del posto letto nel camerone da 6. Che non lo sappiano mai gli altri 2.
Se avevo intenzioni cattive trovavo l’hotel in centro (c’e’ n’erano a piu’ o meno 40 euri) dove c’e’ la movida notturna invece di stare in una zona depressa come la nostra. Anche cosi’ verso mezzanotte (quando i mezzi pubblici cominciano a chiudere) dovremo rincasare ma almeno non alle 22.30.
In quanto ai surrogati d’amore a buon mercato mi sa che mi confondi con qualche altro…{CENSURA}

Wakako] attento a come parli!! merda di ostello!!?? ho fatto una fatica bestia per trovarlo per far fare a tiziano meno sforzi possibili e sono stati anche molto gentili a rispondere un sacco di domende che dovevo fare per lui!! comunque, ti ripeto, l’ostello chiude a mezzanotte, non alle 23, che e’ un orario assolutamente accettabile se volete fare bravi turisti che si alzano presto e vanno a letto presto. capito??

Insomma avete capito la furbona. Voleva segregare il maritino e noi con lui. Proprio tremende ‘ste donne!

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Dopo qualche infruttuoso tentativo di far funzionare la scheda internazionale comprata appositamente desisto e faccio una veloce quanto salata telefonata col mio cellulare italiano. Ci incontriamo nel hotel e poi andiamo ad incontrare Giova e Zibido (che alloggiano in ostello) in stazione. Dopo un oretta arriva Marco, l’ultimo membro del nostro gruppo dall’aeroporto (visto che ha deciso di unirsi a noi non molto tempo fa, ha preso un [a quanto pare] ottimo volo Turkish Airlines, via Istanbul che arrivava nel pomeriggio; anche lui alloggia nel nostro hotel anche se avendo prenotato più tardi paga di più).

Poi inizia l’odissea della ricerca di un ristorante che accontenti tutti (MISSION IMPOSSIBLE) che sarà il leit motif dei prossimi giorni. Finiamo in un non eccelso localino che prepara omurice. Poi verso le 22.00 torniamo in hotel visto che per gli altri é il primo giorno e son tutti stanchi.


Viaggio in Giappone 2010: Day 6 – Takayama

Domenica 10 0ttobre.

Sveglia presto, di corsa in stazione dove prendo lo Shinkansen per Nagoya, li cambio per un treno meno rapido che in un paio d’ore dovrebbe portarmi a Takayama.

Qui mi crolla il mito delle ferrovie Giapponesi.  Il treno è bello, con finestre super panoramiche e ottimi  sedili reclinabili dove c’è un ottimo spazio per le gambe MA a bordo del treno c’è un inconfondibile tanfo di latrina rotta che c’accompagnerà per tutto il viaggio.  Per sovrappiù il treno parte in senso di marcia inverso ai sedili cosa che mi indispone ancora di più ma quello sembra una necessità visto che dopo la prima fermata il treno riparte nel giusto senso cambiando binario.

Anche il paesaggio che si vede dai finestrini quando si viaggia nella regione Hida offre degli scorci a volte davvero splendidi, um’pò come nel Kyushu con in sovrappiù  i bei paesaggi montani del Giappone che è davvero bello dove l’uomo ha limitato il suo intervento.

Appena arriviamo a Takayama capisco che il posto è speciale: alla stazione, invece dei soliti cancelli elettronici ci sono tre controllori umani che ne espletano le funzioni.

Takayama, i cancelli della stazione ferroviaria

Di fronte la stazione c’é un chiosco dell’ufficio informazioni della città che ha perfino mappa e dépliant della città in Italiano: questa si è organizzazione. Per qualche informazione più approfondita visitate il sito turistico in italiano approntato dall’ufficio del turismo locale (http://www.hida.jp/italiano/).

Lascio in hotel la valigia e parto subito alla scoperta della città. Mi incammino per “Hirokoji street”, la strada che si trova proprio di fronte la stazione

Quasi subito si comincia a respirare una bella atmosfera, ci sono molte case di legno in quel tipico stile Giapponese ormai perso nelle grandi città che si ritrova in certi quartieri di Kyoto.

Takayama: un affolata strada nella citta vecchia.

Vedo un tradizionale negozio di soba il Sumikyu e anche se sono le 11.45 non avendo fatto colazione decido di pranzarvi subito: scelta azzeccata perché il posto è delizioso, è già pieno (prendo l’ultimo tavolo libero) ed avrò il piacere di vedere una grande moltitudine di clienti venir rimbalzata mentre aspetto di essere servito.

Takayama: Sumikyu Soba Shop. Oltre a qualche tavolo normale ci sono un paio di stanze con tatami e un paio di tavole basse ricavate da tronchi d'alberi come da foto.

L’attesa è um’pò lunga, 35 min. circa visto che qui la soba non è precotta e ci sono un paio di grossi gruppi arrivati prima di me da servire ma direi ne vale la pena. La soba è veramente squisita: si sente che è artigianale e che viene preparata senza compromessi. In una normale giornata non festiva immagino l’attesa sia assai più corta.

Per circa 1300 yen la soba con le tanto vantate verdure di montagna di Takayama: DE-LI-ZIO-SA!

Vicino alla cassa vendono la loro soba anche da fare in casa e ne prendo tre pacchi per fare dei regali, sicuro che saranno dei doni graditi.

Proseguo verso la città vecchia e vedo la folla aumentare progressivamente: non per nulla é il secondo giorno di uno dei due più importanti festival della città: la Festa d’Autunno di Takayama che si svolge il 9 e 10 ottobre di ogni anno. A sentire il sito ufficiale di Takayama il loro festival d’Autunno é una delle più belle e più eleganti feste del Giappone. L’attrazione principale sono gli splendidi carri descritti come “Youmeimon in movimento” (Youmeimon è il famoso portale decorato magnificamente che si trova al Santuario Toshogu di Nikko). Sui carri si trovano marionette fatte muovere con grande abilità.

Fatto sta che quest’anno la festa capita proprio di sabato e domenica e la cosa rende la città particolarmente affollata. La parte vecchia della città con molti edifici in legno risalenti al XIX˚ secolo é  piuttosto affascinante e oltre ai soliti negozi che vendono souvenir o specialità gastronomiche locali per turisti ci sono quelli del artigianato locale specializzato nell’intagliare oggetti di legno e mobili (sempre in legno) tradizionali e moderni.

Per chi ama il saké c’é una via di edifici tradizionali dove ci sono solo produttori di distillati: entrando dentro si sentiva il forte odore del liquore qui prodotto e stoccato e c’erano parecchi avventori che assaggiavano le varie qualità proposte prima di decidere quali bottiglie acquistare.

Passeggiando incontro un paio dei carri “Youmon in movimento” che al momento riposano in attesa di essere sollevati dai volenterosi portatori. Effettivamente sono decorati molto riccamente con uno sfarzo eccessivo, più cinese che giapponese: i particolari da cogliere sono troppi come gli ornamenti di una chiesa gotica.

Takayama: uno "Youmeimon" in movimento.

Takayama: le marionette sul carro

Ad un certo punto vedo arrivare una lunga sfilata di persone in costumi tradizionali.

Takayama: sfilata della Festa d'Autunno

Mi piazzo in un posticino accanto ad un palo della luce e me la godo mentre sfila. E’ piuttosto lunga e ci mette un buon quarto d’ora a passare tutta.

E’ composta da quel che capisco da un grande numero di persone che indossano vesti di pellegrini shinto che raccolgono offerte in favore di qualche tempio (visto la loro moltitudine non credo siano tutti sacerdoti) con assieme a loro dei sacerdoti che ogni tanto si fermano e su richiesta di un qualche abitante/commerciante locale entrano e benedicono una casa/negozio mentre 2/3 persone eseguono davanti all’edificio una danza rituale indossando una maschera di drago che ricorda quello delle festività cinesi.

Takayama: sfilata della Festa d'Autunno, il drago

La sfilata é composta sopratutto di locali (non religiosi) che vestono antichi costumi, suonano strumenti musicali tradizionali e tirano dei carretti che presumo raffigurino offerte che vengono portate in dono ai templi locali.

Poco prima delle 15.00 rientro in hotel per riposare um’pó e sopratutto per guardarmi in TV il Gran Premio di F1 che si tiene proprio in Giappone. Accendo la tele e cosa fanno? Torneo di golf, partita di baseball e corse di cavalli?!?! Ma come? Neanche il gran premio di casa lo fai vedere in diretta? Il GP inizierà con un ora e mezza di differita alla fine delle corse di cavalli, ma io sapevo già il risultato visto che seguivo la cronaca on-line su internet.

Esco di nuovo e faccio un altro giro esplorativo in città. Verso le 17.30 quando il buio si approssima buona parte dei negozi comincia a chiudere, qualcuno chiude anche prima; sembra che anche qui come a Miyajima la gente se la prende comoda e non fa a gara con i stacanovisti di Tokyo, Osaka o Nagoya, quelli si, autentici forzati del lavoro.

Decido di entrare in una bottega che propone simil takoyaki (le famose palle di pastella ripiene di polipo) con il ripieno di carne di manzo locale. Beh, devo dire che i migliori takoyaki che ho mangiato sono qui e non avevano il tako (ossia il polipo).

Takayama: takoyaki senza tako! Yumh!

Non fraintendetemi io il polipo in Italia lo mangio volentierissimo ma in Giappone te lo rifilano semicotto (semicrudo dovrei dire), duro e gommoso e non é sto gran piatto, anzi. Qui invece, con dell’ottima carne di manzo tagliata fine e condita e cotta con salsa teriyaki le cose migliorano notevolmente.

I padroni del locale con dei simpatici avventori.

Dentro le persone che vi lavorano sono simpatiche e provano a scambiare qualche parola in inglese ed anche gli avventori sono gente con qui fraternizzo subito.

Il posto deve godere di ottima fama locale visto che il muro é pieno di foto di avventori famosi che si sono fermati ad assaggiare le specialità del locale.

L'esterno del locale


Viaggio in Giappone 2010: Day 1 – W l`ankou nabe

Martedì 05 ottobre
Con un ritardo di quasi quattro ore, dopo un viaggio abbastanza scomodo l’aereo atterra poco prima delle 11.00.
Disbrigo tutte le formalità compreso la schedatura fotografica e quella dell’impronta digitale degli indici esco e cambio subito una buona parte del mio gruzzolo.
Per certe cose il Giappone é proprio l’opposto del resto del mondo: di solito non bisogna mai cambiare soldi all’aeroporto, perché é sicuro che ti pelano, qui invece devi cambiare i soldi solo all’aeroporto; primo perche` si ottiene il cambio migliore senza commissioni di sorta e secondo perche` nelle citta` il cambio non e` solo piu` svantaggioso ma e` anche difficile trovare le banche che offrono questo servizio. Se volete cambiare soldi in Italia fatelo presso la vostra banca dopo aver verificato che non vi chiedano anche una commissione e non cambiate soldi MAI! negli exchange office degli aeroporti europei: il cambio e` oltraggioso e i ladri si intascano anche una lauta commissione (molto piu` conveniente cambiare in Giappone).
All`ufficio informazioni mi faccio spiegare come arrivare al PIA Ticket Office (societa` che vende biglietti per tutti gli spettacoli che si tengono in Giappone) e riesco a comprare 2 biglietti del teatro Takarazuka (uno per il teatro di Takarazuka e l`altro per quello di Tokyo) cosa che l`ultima volta che ero stato in Giappone mi era stato impossibile visto che i biglietti in vendita al teatro sono sempre esauriti e comunque alla biglietteria l`inglese e` parlato quanto il latino ed il greco antico). Se volete comprare un qualsiasi biglietto per uno spettacolo vi consiglio di farlo a questa biglietteria dove sarete sicuri di trovare personale poliglotta.
Compro un biglietto per il treno per la stazione di Ueno e scendo al piano di sotto dove ci sono i binari dei treni; qui c`e` un ufficio della Japan Railway dove in 5 minuti cambio il mio voucher per il Japan Railway Pass che stavolta ho fatto da 3 settimane e visto che ci sono prendo anche una Suica Card che e` veramente comodissima (tutt`altra cosa che prendere sempre il biglietto minimo ed ogni volta prima di uscire pagare alla macchinetta dell`adjutment fare). Con la Suica si risparmia parecchio tempo.
In meno di un ora sono a Ueno e da li` mi reco subito al mio hotel che e` proprio di fronte alla stazione JR ma che io nella babele archittetonica giapponese faccio comunque parecchia fatica ad individuare.
Una doccia e un oretta di relax, chiamo l`amico Kunio per mettermi d’accordo su dove incontrarci per la cena e poi esco per un primo giro di acclimatamento. Mentre andavo in hotel avevo notato alla destra della stazione una zona di mercato che sembrava interessante e decido di farci un giro. E` pieno di pachinko, sale giochi, negozi di vestiti ed articoli sportivi, bancarelle di cibi secchi e di frutta e verdura (meno cari dello standard nipponico). E naturalmente da per tutto localini dove si mangia: c`e` n`e` per tutti i gusti veramente, un vero bengodi e visto che sono le tre passate e io non mangio niente dalla colazione avuta in hotel sono piuttosto affamato ma voglio mangiare poco e leggero per non rovinarmi la cena; c`e` troppa scelta e come sempre in questi casi non riesco mai a decidermi, come l`asino di Buridano. Alla fine entro in un localino dove mi faccio un ramen + gyoza (niente di speciale). Giro ancora um`po` il mercato e poi decido di andare a Kanda dove alle 18.30 ho appuntamento con Kunio. Faccio un giro attorno alla stazione strapiena di localini per mangiare; noto che qui i prezzi sono particolarmente bassi: questa e` la zona delle librerie, piena di uffici, impiegati e studenti che evidentemente sono particolarmente oculati nello spendere.

Incontro Kunio all`ora stabilita e con lui ci rechiamo al locale che avevo scelto: l`Isegen ( http://www.isegen.com/English/ ).

All'entrata raccolgono le scarpe dei clienti e danno loro una stilosa targhetta di legno a mo` di ricevuta.

E` un locale speciale di cui avevo letto in non so quale sito che e` specializzato nel nabe (pentolino di terracotta che si mette su un fornellino a centro tavolo e nel quale si cuociono vari ingredienti a scelta) di ankou.

Kunio davanti al nabe

La particolarita` del locale e` che (da autunno a primavera) fa tutto o quasi a base del mio pesce preferito: il “coda di rospo” (conosciuto anche come “rana pescatrice”) in giapponese “ankou”.

Occhiaie da paura: si vede che ho fatto un viaggio intercontinentale e che negli ultimi tre giorni ho dormito in tutto 3/4 ore.

Il locale re` in stile tradizionale naturalmente e ci siede in delle splendide sale di legno, a terra sul tatami; dico naturalmente perche` il  e` stato aperto nell`anno 1830, in epoca Edo sotto lo shogunato Tokugawa, prima che arrivassero le navi nere degli americani a rompere l`auto isolamento in cui si era chiuso il Giappone da oltre 250 anni. L`Isegen e` fortunatamente rimasto indenne al grande incendio causato dal terribile terremoto del `23 ed in seguito anche ai terribili bombardamenti incendiari americani del `45 che fecero piu` vittime delle bombe di Hiroshima e Nagasaki messe insieme.

Le cameriere vestono graziosamente gli abiti tradizionali

Il locale non e` economico ma neanche impossibilmente caro: il nabe di coda di rospo costa 3.400 yen (32 euro) se volete invece il menu con una gran varietà di assaggi vari si spendono dalle 8.000 alle 12.000 yen . Il gran menu magari no, ma almeno il nabe mi sento di consigliarlo a tutti, dopotutto quante volte avete speso poco di meno per una pizza + bibita + dolce? Il cibo e` ottimo e la bellezza dell`ambiente e del locale vale tutti i soldi spesi. Inoltre a pranzo con 2.000 yen si puo` avere uno splendido menu assaggio (date un occhiata sul loro sito) e volendo si spende anche meno.

La padrona del locale era compiaciuta del fatto che ancora dall`Italia avevo scelto il suo locale...

... tanto che come per gli ospiti piu` importanti ci accompagna fino a fuori per accomiatarci

Usciti dal locale decidiamo di fare una passeggiata verso Ginza, facciamo una sosta in un bel locale con tavolini all`aperto in uno dei pochi viali alberati di Tokyo dove prendiamo un cocktail e dopo aver passeggiato ancora um`po` ci salutiamo e posso finalmente concedermi 5/6 orette di sonno dopo non so quante ore di veglia


Mos Burger, elegia dell’hamburger alla giapponese

Anche in un paese culinariamente affascinante come il Giappone dopo una decina di giorni di permanenza lo stomaco inevitabilmente inizia reclamare cibi piu’ noti e sostanziosi. Cosi vi scoprirete vostro malgrado a guardare con occhio sempre piu’ famelico le vetrine scintillanti della moltitudine di fast food americani purtroppo onnipresenti sul suolo nipponico. Ovviamente tra i vari Domino’s Pizza, Pizza Hut, Burger King, Kentucky Fried Chicken, Dunkin’Donuts anche qui chi la fa da padrone e’ McDonald’s (il peggiore dei succitati e quello piu’ diffuso capillarmente). Per fortuna in Giappone esiste un alternativa locale di qualita’: Mos Burger!

MOS Burger e’ una catena di hamburger fast food nata negli anni 70 in Giappone che grazie all’elevata qualita’, l’originalta’ di alcuni prodotti ed ai prezzi economici (equiparabili a McDonald’s) e’ diventata la seconda del paese per numero di locali  (1337 in Giappone, 167 in Taiwan, 25 in Singapore, 14 in Honk Kong  7 in Thailandia, 4 in Indonesia, ecc.).

Il segreto di tanta popolarita’?

Innanzitutto la qualita’: MOS Burger (acronimo di Mountain Ocean Sun) non usa roba surgelata, anche le patate fritte son fresche e la differenza si sente. Mangiare da McDonald’s e’ garanzia di cagarella il giorno dopo, con Mos Burger non ci sono effetti collaterali visto che usano solo ingredienti freschi. Gli ambienti sono pulitissimi grazie alle ossessivi standard di pulizia imposti dalla casa madre.

In secondo luogo il servizio: ordinate alla cassa il vostro menu, vi danno un vassoio su cui mettono subito una bandierina con un numero e la vostra bibita in bicchiere di vetro con sottobicchiere, voi vi andate a sedere dove volete in un ambiente piacevolmente arredato con tavoli e sedie di legno e/o comode poltroncine. Nel frattempo loro iniziano a cuocervi il ripieno fresco dei panini e quando sono pronti  vi vengono portati al vostro tavolo che trovano grazie alla bandierina numerata.

Pure il sottobicchiere vi danno

L'ordinazione arriva in un cestello di vimini ed i pannini appena fatti sono solo poggiati e non avvolti nella carta in modo non si cuocciano col vapore e non diventino gommosi.

Ultimo punto: la diversificazione e l’unicita’ dei loro prodotti. Mos Burger e’ infatti un classico esempio di “washoku”: cibo straniero imitato dai giapponesi che nel processo di assimilazione da’ luogo ad una trasformazione unica che crea qualcosa di nuovo e non di rado migliore dell’originale. Oltre ai soliti panini con hamburger di manzo e pesce impannato hanno anche i “rice burger” che al posto del pane hanno il ripieno (che si rifa’  alla tradizionale cucina nipponica) messo tra due fette di riso pressato (sono un must sopratutto se non lo avete mai provato) ed i “natsumi” dove il ripieno e’ avvolto solamente in foglie di lattuga (l’ideale per stare leggeri e mantenere la forma).

il menu della filiale Thailandese che riporta i nomi anche in inglese (cliccate la foto per ingrandirla)

Avendo praticamente lo stesso prezzo dei concorrenti americani (che non capisco come non falliscano visto l’abisso qualitativo: potenza del marketing?) non vi e’ motivo per non scegliere Mos Burger. Alcuni americani fanno notare che gli hamburger di MOS sono piu’ piccoli rispetto a quelli di McDonald’s e sopratutto di Burger King, ma secondo questo loro metro di giudizio e’ meglio un chilo di merda che mezzo di chilo di filetto, Contenti loro!

Anche lo squanfido clown McDonald's sogna Mos Burger

L’unico buon motivo per frequentare McDonals’s in Giappone e’ nel caso vi trovaste a Tokyo nel quartiere glamour di Shibuya. In quel caso, il pomeriggio potete entrare nel Mc, comprarvi un cono gelato (uno dei pochi prodotti buoni, non per nulla le macchine sono italiane della Carpigiani) e poi recarvi al secondo piano che vi sembrera’ il backstage di una sfilata di moda. Infatti nel pomeriggio e’ pieno di belle ragazze che si prendono una bibita e poi trascorrono il tempo a truccarsi ai tavoli ed a ciaccolare: un autentico paradiso!

Qui il link del menu  della sezione di Singapore che e’ in inglese (http://www.mosburger.com.sg/mos_menu.php).

E voila’ alcuni dei piatti piu’ originali (occhio ai rice burger, il riso trattiene il calore molto piu’ del pane quindi dovete aspettare qualche minuto per poterlo mangiare visto che arriva bollente; e’ una vera tortura vederselo fumante e non poterlo addentare):

New Teriyaki Chicken Burger

Croquette Burger (Original/Curry Flavour)

Ebi Rice Burger (coi gamberi)

Unagi Rice Burger (anguilla ai ferri)

Kinpira Rice Burger (vegetariano)

Kakiage Rice Burger (con tempura di gamberi). IL MIGLIORE

Yakiniku Rice Burger

Natsumi Beef (solo carne ed insalata)

Natsumi Teriyaki Chicken

Tako Cutlet Rice Burger (cotoletta di polipo, YUM!)

Garlic 'n' Lemon Mussels (Cozze impannate aglio e limone)


Buoni/autentici ristoranti Giapponesi a Parigi – Ramen e Udon (3a parte)

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Sapporo – la catena ha 2 ristoranti a Parigi: la prima in Rue Saint-Anne, 37 – la seconda in Rue Daunou, 2 (traversa di Avenue de l’Opera’).

Rue Saint-Anne, 37

Rue Saint-Anne, 37

Sapporo e’ specializato in Ramen e Gyoza

Hiyashira-men
Hiyashira-men

Il ramen , r è un tipico dei piatti giapponesi piu’ tipici (pur essendo di origini cinesi) a base di pasta nel formato di tagliatelle o spaghetti serviti in brodo di carne e/o pesce. Nel brodo sono aggiunti gli spaghetti, insieme a uova, pezzi di carne di pollo o maiale e molluschi, accompagnati da vari tipi di verdure cotte o crude. Ogni regione ha una propria ricetta per cucinare questo piatto tipico. Il ramen può essere variamente decorato, spesso si utilizza a tale scopo il naruto; di solito si mangia bollente, non è necessario evitare di fare rumore risucchiandolo, anzi nei ristoranti Giapponesi è considerato segno di apprezzamento, specialmente se una volta finita la pasta  si beve il brodo rimasto.

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Butter Corn Ramen

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Miso-ramen
Takayama ramen
Takayama ramen

gyoza I gyoza sono i ravioli giapponesi (il piatto e’ di origine cinese) ripieni di carne di maiale, verdure e zenzero. Di solito sono cotti alla piastra e vanno intinti in una leggera salsa asprigna a base di soya. Sono deliziosi!! Di solito tutti i ristoranti che servono ramen servono anche gyoza: e’ una delle accoppiate piu’ classiche della cucina giapponese.

Ho notato che ci lavorano anche dei cinesi dentro ma il ristorante e’ comunque ottimo e avete il mio permesso di frequentarlo :-) anche perche sia ramen che gyoza sono piatti di origine cinese anche se nipponizzati.

Kunitoraya, rue Saint-Anne,  39 (www.kunitoraya.com)

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Il Kunitoraya e’ dopo l’Aki l’altra perla dei ristoranti giapponesi della zona. Autentico come pochi e’ specializzato in Udon che qui sono fatti a mano come da antica tradizione.

Gli udon sono spaghetti di grano tenero, a volte spessi come i nostri pici, popolari sia nella cucina coreana che nella cucina giapponese. Si servono in brodo in varie versioni: guarniti con tofu fritto o gamberi tempura. Personalmente non mi fanno impazzire visto che gli trovo troppo grossi ma e’ una questione di gusti, io amo la pasta molto fine.

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Kakeudon
Kake-udon

Il Kunitoraya e’ senz’altro il ristorante meno accessibile della zona: e’ molto rinomato, e’ il solo che serve udon a Parigi ed e’ piuttosto a buon mercato: per tutti questi motivi e’ sempre pieno e davanti  c’e’ sempre una lunga coda di persone che aspetta di entrare (e peggio perfino dell’AKI).  Fa orario continuato quindi la vostra speranza e venire il pomeriggio.

Una delle ragioni della sua popolarita’ e’ che oltre all’udon serve anche deliziosi “donburi”, “katsudon”, tempura e “tendon”.

Donburi: e’ il tipico piatto unico casalingo, veloce da preparare e molto sostanzioso. Ha molte varianti. Quella della foto è Oyako donburi (letteralmente “genitori e figli”). Si prepara cuocendo, in brodo dashi, del pollo con salsa di soia e mirin o sakè. Quando la cottura è ultimata si aggiungono uova sbattute e quando anch’esse sono a cottura si versa il tutto in una grossa ciotola con riso già cotto, caldo.

Donburi
Donburi

Katsudon: piatto simile al donburi, preparato in una scodella con una base riso, uovo e tonkatsu cioè pezzi di cotoletta di maiale o vitello panata e fritta.

Katsudon
Katsudon

Tendon: come il katsudon ma con il tempura al posto della cotoletta.

Tendon
Tendon

Buoni/autentici ristoranti Giapponesi a Parigi – Soba e Okonomiyaki (2a parte)

Aki, 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris. Attaccato allo Yakiniku c’e’ l’Aki, i due locali condividono pure il numero civico.

Aki, 11bis, rue Saint-Anne.
Aki, 11bis, rue Saint-Anne.

L’Aki e’ il mio ristorante preferito: il perche’ e’ presto detto: e’ l’autentica incarnazione del ristorante economico giapponese.

Hanno autentici piatti giapponesi che i ristoranti attorno non servono, tutti preparati ottimamente e serviti da giapponesi, per di piu’ costa poco (a pranzo ha anche menu con 2-3 piatti diversi che costano sui 10 euro). Il locale all’ora di pranzo e a quello di cena ha sempre una coda di persone che attendono il loro turno per mangiare: se siete da soli e’ piu’ facile che vi trovino un posto a sedere ma se siete in piu’ vorra’ dire che ciaccolerete e vi terrete compagnia l’un l’altro aspettando che si liberi un tavolo. Io capito l’andazzo andavo o verso le 3 del pomeriggio per pranzare o alle 18/18.30 o alle 22.30 per cenare se no: coda!

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L’Aki e’ specializzato in Soba e Okonomyaki:

La soba , so consiste in sottili tagliatelle di grano saraceno (in Italia di questo materiale sono fatti i pinzoccheri della Valtellina),  solitamente cotti e serviti con varie guarnizioni e condimenti. Il piatto standard è la kake soba, “soba in brodo” consistente di tagliatelle di soba bollite e servite in una tazza di brodo caldo chiamato tsuyu e fatto con dashi, mirin e salsa di soya, guarnito con fettine di negi (cipolletta).  D’estate la si mangia anche fredda. La soba fredda può essere servita con brodo tsuyu a parte o versato sopra come con la soba calda. La maniera più famosa di servire la soba fredda è la zaru soba, nella quale la soba raffreddata è servito su piatto in bambo fatto a graticola, chiamato zaru.

Zaru-soba

Zaru-soba

L’Okonomiyaki ( , trad. “cucina ciò che vuoi”?) è un piatto che unisce foglie di cavolo ad un impasto formato da acqua, farina e uova. Il tutto viene cotto e fornisce la base alla quale verranno aggiunti altri ingredienti, solitamente carne e vegetali (personalmente ad Hiroshoima l’avevo mangiato con le ostriche ed era ottimo). L’Okonomiyaki è quasi una via di mezzo tra un’omelette ed un pancake. Solitamente viene cucinato su un Teppan e viene spesso servito con maionese, con una salsa tipica oppure con zenzero. Spesso i locali  in Giappone hanno i tavoli con una piastra rovente dove ogni cliente cucina il proprio okonomiyaki da se (senza um’po’ di pratica pero’ si rischia di combinare un bel pastrocchio). All’Aki questo rischio non si corre visto che gli okonomiyaki sono cucinati dal cuoco (se vi sedete nella sala di sotto potrete vederlo all’opera con i vostri occhi), a voi solo il compito di mangiarli. Se vogliamo proprio scovarli un difetto gli okonomiyaki serviti qui sono um’po’ piccoli rispetto a quelli normali in Giappone. Detto tra noi e’ un piatto da assaggiare anche perche’ scenico ma non e’ niente di trascendentale. In fondo e’ una specie di frittata um’po’ piu’ elaborata.

Okonimyaji sulla piastra dell'Aki

Okonimyaji sulla piastra dell'Aki

La vera delizia qui e’ la soba ed i piatti di curry con riso (questi si da assaggiare assoluttamente; vi consigli la combinazione offerta dal menu’: soba piccola + curry piccolo + insalata; e’ un menu’ piuttosto corposo che non lascera’ affamato nessuno).

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Buoni/autentici ristoranti Giapponesi a Parigi (1a parte)

Voila’ alcuni ottimi autentici ristoranti nipponici:

Per iniziare il Sushi Kilala, 7, rue des Moulins:

7, rue des Moulins (paralela di rue Saint-Anne, si trova tra questa e avenue de l'Opera').
7, rue des Moulins (paralela di rue Saint-Anne, si trova tra questa e avenue de l’Opera’).

Locale minuscolo proprio alla giapponese (d’altronde i prezzi degli immobili a Parigi centro fanno a gara con quelli di Tokyo) dove vi sedete al bancone e ordinate il vostro sushi o sashimi al vecchietto che vi fronteggia che lo affetterà con maestria e ve lo servirà con un benevolo grugnito: esperienza mistica sopratutto per chi non e’ ancora mai stato ancora in Giappone. E’ considerato il secondo miglior ristorante di sushi di Parigi (il primo visti il costo lo considero infrequentabile) e ha prezzi abbastanza moderati visto quel che offre: ci vogliono 20-25 euro a pranzo, 30-35 a cena (da vero ristorante giapponese pratica prezzi piu’ alti la sera). E’ uno dei rari posti all’estero dove si trova il “toro” la parte piu’ pregiata e grassa del tonno. Per i temerari dallo stomaco d’acciaio poi c’e’ anche il natto: sbobba a base di fagioli di soya fermentati;l’odore e’ quello di piedi di giocatore di basket fermentati nella scarpa da ginnastica per una settimana mentre l’aspetto e’ quello di certa robina che scarica nel parco il vostro cane quando ha la diarrea!

Natto_mixedIl locale e’ piccolo: 5/6 posti a sedere al piano terra e una decina al piano di sopra. Come gia’ detto il cuoco e’ un anziano signore giapponese che sa il fatto suo mentre il cameriere e’ un ex lotattore di sumo.

Un vero ristoratore giapponese ribadisce la propria autenticita con questa scritta sulla propria vetrina; trad.:
Il Sushi Kilala ribadisce la propria autenticita con questa scritta sulla propria vetrina; trad.:veri sushi giapponesi fatti e serviti da dei giapponesi: e’ raro!!!

Paradossalmente proprio accanto al Kilala e’ attaccato un falso ristorante giapponese gestito da cinesi. Forse proprio a cagion loro il proprietario ha messo in vetrina la scritta qui sopra fotografata.

Yakiniku: 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris.

Yakiniku: 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris.

Yakiniku: 11bis, rue Saint-Anne 75001 Paris.

Involtini ed insalata Japan style

Involtini ed insalata Japan style

Lo Yakiniku e’ un ristorante giapponese in stile coreano la cui specialita’ e’ il barbecue. Al centro di ogni tavola c’e’ un fornello a gas su cui viene messa una piastra per cuocere la carne. Potete scegliere alla carte o un menu che comprende oltre ovviamente alle fettine di carne che provvederete voi stessi a cuocere a vostro piacimento anche una ciotola di riso bianco, un insalata e una zuppa.

La piastra per cuocere

La piastra per cuocere

Oltre alla carne e’ possibile scegliere anche dei crostacei: davvero ottimi i gamberoni e le cappe sante che pero’ fanno inevitabilmente lievitare il conto. Attenendovi comunque ai menu saprete sempre quanto spendete: menu dai 12 ai 25 euro;  anche qui la sera i prezzi lievitano inevitabilmente. Il ristorante al contrario degli altri in zona non fa orario continuato. Quegli che lavorano dentro sono tutti giapponesi. Pur essendoci sopra i fornelli delle cappe aspiranti essendo (tanto per cambiare) il posto abbastanza piccolo il caldo si fa sentire sopratutto d’estate. Aspettatevi di odorare di grigliata quando uscirete: siete avvertiti!


Rue Saint-Anne ovvero: Little Tokyo a Parigi

Essendo un amante del Giappone scrivero’ un paio di articoli sulla gastronomia giapponese che si puo’ trovare a Parigi. La capitale francese e’  citta’ veramente cosmopolita e vanta numerose comunita’ straniere che spesso amano colonizzare una data zona dove concentrano negozi e ristoranti.

I Giapponesi hanno colonizzato la zona tra Palais Royal – Musee’ du Louvre e l’Opera’, praticamente una delle zone piu’ centrali della citta’. Sopratutto sul lato destro (ma non solo)  d’Avenue de l’Opera’ (tenendo l’Opera’ di fronte a voi) si trova una traversa: rue Sant Anne considerata la Little Tokyo di Parigi.

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In rue Saint Anne ci sono almeno una quindicina di ristoranti giapponesi alcuni autentici altri meno.

Gia’, anche qui i cinesi provano piu’ o meno con successo a riconvertirsi alla cucina nipponica certi che per chi ci capisce poco tanto e’ la stessa cosa, ma cosi’ non e’!  Purtroppo in Europa la cucina cinese e’ stata sputtanata alla grande da 2 decenni di ristoranti super economici gestiti da persone con scarsa dimestichezza  per l’arte culinaria del proprio paese e ancor piu’ scarsa dimestichezza per gli standard d’igiene del paese che gli ospita. Io non ho personalmente nulla contro loro pero’ riguardo ai fornelli sono un fondamentalista. Chiamatemi pure estremista ma ho la strana convinzione che se uno apre un ristorante giapponese o deve essere giapponese o deve essere uno che ha studiato cucina in Giappone. Quando il tempura sembra fatto con la pastella dell’involtino primavera e ne ha il colore, beh non e’ davvero il massimo e naturalmente anche il sapore e’ soltanto approssimato ma di sicuro non migliorato.

Riconoscere uno di questi sedicenti locali falso giapponesi e’ facile: di solito hanno dei grossi poster fotografici con una notevole quantita’ molto varia di piatti illustrati (molti sono di sushi, sashimi, ecc.). Tra parentesi e’ impressionante come questi poster si somiglino l’uno all’altro: a maggio di quest’anno ero a Barcellona e ho notato ben 3 ristoranti (cino)giapponesi che avevano (salvo qualche minima differenza) tutti praticamente lo stesso menu con lo stesso poster; in Francia i poster sono gli stessi che in Spagna!  Il ristorante autentico invece e’ (praticamente) sempre specializzato in poche pietanze ed e’ molto difficile che chi fa sushi faccia anche pasta in brodo, ravioli, risi simil cantonesi, ecc. Chi affetta pesce di solito offre solo quello, chi cuoce pasta in brodo di solito si specializza in quello e altre 2/3 cose. I menu sono abbastanza scarni e spesso ci sono le riproduzioni di cera dei piatti che il ristorate propone (e sorprendentemente i piatti che vi arrivano sono molto somiglianti al modello esposto, non come gli hamburger di McDonalds’s tanto belli in foto e tanto sparagnini nella realta’).

Un vero ristoratore giapponese ribadisce la propria autenticita con questa scritta sulla propria vetrina; trad.:

Un vero ristoratore giapponese ribadisce con malcelato orgoglio (o sdegno) la propria autenticita con questa scritta sulla propria vetrina; trad.: del vero sushi giapponese fatto e servito da giapponesi: e' raro!!!

Oltre ai cinesi, in zona ci sono anche dei coreani che hanno dei ristoranti misti che propongono cucina nippo-coreana. Per chi non lo sapesse i coreani amano abbondare con aglio e peperoncino, la loro e’ una cucina piu’ marcata nei sapori ma se vi piace nessun problema … unica particolarita’ i coreani usano sottili bacchette metalliche come posate (al contrario di giapponesi e cinesi che usano quelle di legno piu’ spesse) e sono difficilissime e assai scomode da usare. I coreani per fortuna non tentano di celare la loro origine ed e’ facile riconoscere i loro locali.

Ci tengo a specificare che non ho particolari avversioni verso i cinesi e la loro cucina (che mangio sempre molto volentieri quando mi trovo in Asia dove di solito e’ ottima). Quello che non amo sono le sofisticazioni che vengono compiute ai danni dell’arte culinaria altrui. Punto!


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