Viaggio in Giappone 2010: Day 1 – W l’ankou nabe


Martedì 05 ottobre
Con un ritardo di quasi quattro ore, dopo un viaggio abbastanza scomodo l’aereo atterra poco prima delle 11.00.
Disbrigo tutte le formalità compreso la schedatura fotografica e quella dell’impronta digitale degli indici esco e cambio subito una buona parte del mio gruzzolo.
Per certe cose il Giappone è proprio l’opposto del resto del mondo: di solito non bisogna mai cambiare soldi all’aeroporto, perché è sicuro che ti pelano, qui invece devi cambiare i soldi solo all’aeroporto; primo perché si ottiene il cambio migliore, senza commissioni di sorta e secondo perché nelle città il cambio non è solo più svantaggioso ma è anche difficile trovare le banche che offrono questo servizio. Se volete cambiare soldi in Italia fatelo presso la vostra banca dopo aver verificato che non vi chiedano anche una commissione e non cambiate soldi MAI! negli exchange office degli aeroporti europei: il cambio è oltraggioso e i ladri si intascano anche una lauta commissione (molto più conveniente cambiare in Giappone).
All’ufficio informazioni mi faccio spiegare come arrivare al PIA Ticket Office (società che vende biglietti per tutti gli spettacoli che si tengono in Giappone) e riesco a comprare 2 biglietti del teatro Takarazuka (uno per il teatro di Takarazuka e l’altro per quello di Tokyo) cosa che l’ultima volta che ero stato in Giappone mi era stato impossibile visto che i biglietti in vendita al teatro sono sempre esauriti e comunque alla biglietteria l’inglese è parlato quanto il latino ed il greco antico). Se volete comprare un qualsiasi biglietto per uno spettacolo vi consiglio di farlo a questa biglietteria dove sarete sicuri di trovare personale poliglotta.
Compro un biglietto per il treno per la stazione di Ueno e scendo al piano di sotto dove ci sono i binari dei treni; qui c’è un ufficio della Japan Railway dove in 5 minuti cambio il mio voucher per il Japan Railway Pass che stavolta ho fatto da 3 settimane e visto che ci sono prendo anche una Suica Card che è veramente comodissima (tutt’altra cosa che prendere sempre il biglietto minimo ed ogni volta prima di uscire pagare alla macchinetta dell’adjutment fare). Con la Suica si risparmia parecchio tempo.
In meno di un ora sono a Ueno e da lì mi reco subito al mio hotel che è proprio di fronte alla stazione JR ma che io nella babele architettonica giapponese faccio comunque parecchia fatica ad individuare.
Una doccia e un oretta di relax, chiamo l’amico Kunio per mettermi d’accordo su dove incontrarci per la cena e poi esco per un primo giro di acclimatamento. Mentre andavo in hotel avevo notato alla destra della stazione una zona di mercato che sembrava interessante e decido di farci un giro. E` pieno di pachinko, sale giochi, negozi di vestiti ed articoli sportivi, bancarelle di cibi secchi e di frutta e verdura (meno cari dello standard nipponico). E naturalmente da per tutto localini dove si mangia: c’è n’è per tutti i gusti veramente, un vero bengodi e visto che sono le tre passate e io non mangio niente dalla colazione avuta in aereo sono piuttosto affamato ma voglio mangiare poco e leggero per non rovinarmi la cena; c’è troppa scelta e come sempre in questi casi non riesco mai a decidermi, come l`asino di Buridano. Alla fine entro in un localino dove mi faccio un ramen + gyoza (niente di speciale). Giro ancora um’pò il mercato e poi decido di andare a Kanda dove alle 18.30 ho appuntamento con Kunio. Faccio un giro attorno alla stazione strapiena di localini per mangiare; noto che qui i prezzi sono particolarmente bassi: questa è la zona delle librerie, piena di uffici, impiegati e studenti che evidentemente sono particolarmente oculati nello spendere.

Incontro Kunio all`ora stabilita e con lui ci rechiamo al locale che avevo scelto: l`Isegen ( http://www.isegen.com/English/ ).

All’entrata raccolgono le scarpe dei clienti e danno loro una stilosa targhetta di legno a mo` di ricevuta.

E` un locale speciale di cui avevo letto in non so quale sito che e` specializzato nel nabe (pentolino di terracotta che si mette su un fornellino a centro tavolo e nel quale si cuociono vari ingredienti a scelta) di ankou.

Kunio davanti al nabe

La particolarità del locale è che (da autunno a primavera) fa tutto o quasi a base del mio pesce preferito: il “coda di rospo” (conosciuto anche come “rana pescatrice”) in giapponese “ankou”.

Occhiaie da paura: si vede che ho fatto un viaggio intercontinentale e che negli ultimi tre giorni ho dormito in tutto 3/4 ore.

Il locale è in stile tradizionale naturalmente e ci siede in delle splendide sale di legno, a terra sul tatami; dico naturalmente perché il  è stato aperto nell’anno 1830, in epoca Edo sotto lo shogunato Tokugawa, prima che arrivassero le navi nere degli americani a rompere l’auto isolamento in cui si era chiuso il Giappone da oltre 250 anni. L’Isegen è fortunatamente rimasto indenne al grande incendio causato dal terribile terremoto del `23 ed in seguito anche ai terribili bombardamenti incendiari americani del `45 che fecero più vittime delle bombe di Hiroshima e Nagasaki messe insieme.

Le cameriere vestono graziosamente gli abiti tradizionali

Il locale non e` economico ma neanche impossibilmente caro: il nabe di coda di rospo costa 3.400 yen (32 euro) se volete invece il menu con una gran varietà di assaggi vari si spendono dalle 8.000 alle 12.000 yen . Il gran menu magari no, ma almeno il nabe mi sento di consigliarlo a tutti, dopotutto quante volte avete speso poco di meno per una pizza + bibita + dolce? Il cibo è ottimo e la bellezza dell’ambiente e del locale vale tutti i soldi spesi. Inoltre a pranzo con 2.000 yen si può avere uno splendido menu assaggio (date un occhiata sul loro sito) e volendo si spende anche meno.

La padrona del locale era compiaciuta del fatto che ancora dall’Italia avevo scelto il suo locale…

… tanto che come per gli ospiti più importanti ci accompagna fino a fuori per accomiatarci

Usciti dal locale decidiamo di fare una passeggiata verso Ginza, facciamo una sosta in un bel locale con tavolini all’aperto in uno dei pochi viali alberati di Tokyo dove prendiamo un cocktail e dopo aver passeggiato ancora um’pò ci salutiamo e posso finalmente concedermi 5/6 orette di sonno dopo non so quante ore di veglia.

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