Viaggio in Giappone 2010: Day 10 – Il teatro Takarazuka


Giovedì 14 ottobre

Oggi si prospetta una giornata particolarmente interessante visto che mi recherò prima a vedere finalmente una rappresentazione del teatro Takarazuka proprio nella città di Takarazuka e dopo lo spettacolo ho appuntamento con il famoso blogger “Luca di Osaka”.

Visto che molti non sapranno che cos’è il Takarazuka accludo qui sotto l’articolo di Cristiano Suriani di TuttoGiappone.net. Secondo me é la spiegazione più esauriente presente in rete in lingua italiana.

La prima volta che andai in Giappone, nel 2001, venni ospitato dalla mia futura moglie che, a quel tempo, abitava a Takarazuka, una delle tante cittadine che fanno parte dell’agglomerato urbano di Osaka. Takarazuka, abitata da più di 200.000 anime, è famosa soprattutto per essere la sede dell’omonima compagnia teatrale: Takarazuka Kagekidan.
Il teatro Takarazuka ha una particolarità che lo contraddistingue dagli altri tipi di teatro giapponese; infatti è composto da sole donne e anche i ruoli maschili sono interpretati da attrici. In questo si contrappone al teatro Kabuchi, tipo di teatro più complesso e ricco di tradizione, che è composto da soli uomini.
La nascita di questa compagnia teatrale, è piuttosto singolare.
Nel 1913 Takarazuka rappresentava il punto terminale della linea ferroviaria e l’allora presidente della società “Hankyu Railways”, Ichizo Kobayashi , [imprenditore di grande genio responsabile anche dell’introduzione del riso al curry in Giappone n.d. Ivan] volendo pubblicizzare la ferrovia, ebbe l’idea di attirare la clientela mettendo in scena delle rappresentazioni di musical occidentali usando solo giovani donne non ancora sposate. [Il motto del Takarazuka infatti è fin da allora: ”Kiyoku tadashiku utsukushiku”, che tradotto vuol dire: “Sii pura, onesta e bella” n.d.Ivan]
Il successo fu immediato e nel 1924 il gruppo ebbe un teatro tutto suo dove mettere in scena i suoi spettacoli. Nel 1938, per la prima volta, intraprese una tournée all’estero che le permise di riscuotere successo in Europa, negli Stati Uniti, in Canada e in Cina.
Il teatro Takarazuka è un tipo di teatro leggero, popolare; il suo repertorio spazia dai grandi musical americani (West Side Story, Gone with the Wind, Singin’ in the Rain, Oklahoma, ecc.) a trasposizioni teatrali di classici della letteratura (Cime tempestose di Emily Bronte, Guerra e Pace di Tolstoj, Arco di Trionfo di E. M. Remarque, ecc.), da biografie di personaggi famosi (Dean, sulla vita di James Dean) a rappresentazioni tratte dalla storia del Giappone.
Nel 1974 ci fu la prima rappresentazione del suo successo più grande e che le diede molta fortuna, non solo in patria, ma anche all’estero: Berusaiyu no Bara (“La Rosa di Versailles”) tratto dal manga di Ryoko Ikeda.
L’opera, rappresentata dalla Compagnia in Francia nel 1989 in occasione del bicentenario della rivoluzione, riscosse un grande successo di pubblico e di critica. [Infatti nel 1979 la TMS decise di trasporre in animazione il Manga di Lady Oscar proprio grazie al successo delle rappresentazioni teatrali n.d.Ivan]
Raccontare il meccanismo di funzionamento del teatro Takarazuka, è un po’ complesso, vedo di provarci.
Tutte le attrici sono divise in due categorie principali: quelle che interpretano ruoli maschili, che prendono il nome di otokoyaku e quelle specializzate in ruoli femminili, musumeyaku.
Per entrare a far parte della compagnia, la selezione è durissima e solo 40-50 ragazze, dai 15 ai 18 anni, su un migliaio di candidate, riescono ogni anno ad entrare nella scuola di preparazione. All’accademia, le ragazze ricevono lezioni di: canto, danza antica e moderna, teoria del teatro, recitazione, storia della musica, ecc. Nel collegio le ragazze devono anche provvedere alle pulizie (non sono ammessi aspirapolveri), modo questo per plasmare il carattere e la resistenza alla fatica.
Dopo 1 anno di dura educazione verrà deciso, per ogni studente, se diventerà otokoyaku o musumeyaku. Da li in poi riceverà un’educazione specifica per quel tipo di ruolo.
Alla fine della preparazione ogni studente verrà aggregato ad uno delle cinque troupe che compongono la compagnia.
Le troupe, o squadre, sono cinque, ognuna con la sua specializzazioni e le sue Top Star, una otokoyaku e una musumeyaku.
Fiore (Hana) = i componenti di questa troupe sono specializzati nella danza
Luna (Tsuki) = specializzata nella recitazione
Neve (Yuki) = i cui membri eccellono nell’arte del canto
Stella (Hoshi) = specializzata nelle rappresentazioni tradizionali
Cosmo (Sora) = l’ultima arrivata, come anno di costituzione, e dedita alle sperimentazioni
C’è poi un’altra troupe, Senka, che è un po’ particolare in quanto qui confluiscono le attrici “anziane”, cioè con più di 40 anni e che ancora non vogliono ritirarsi. Questa troupe ha la funzione di serbatoio dalla quale le altre troupe attingono per le loro esigenze momentanee.
Ogni attrice, a meno che non ne faccia richiesta, rimane sempre nella stessa troupe. Le troupe sono composte da circa 80 attrici ciascuna e al loro interno le attrici devono rispettare una rigida gerarchia dovuta all’anzianità di lavoro. L’attrice più anziana deve essere rispettata da quelle più giovani e a lei sono riservati i ruoli più importanti.
Però, per diventare Top Star, un’attrice deve avere, oltre ad una lunga esperienza, anche determinate qualità che le permettano di svettare sulle altre.
Il successo di un spettacolo, poi, è anche raggiunto grazie al feeling che si instaura tra l’otokoyaku e il musumeyaku e il pubblico si accorge se questo feeling, tra le due Top Star, manca.
Ogni troupe è chiamata a preparare 3 spettacoli ogni anno: 2 al Grand Teatro di Takarazuka e 1 al Teatro Takarazuka di Tokyo. Oltre a queste produzioni, ogni anno, sono previsti impegni in varie località del paese e, a volte, anche tourneè all’estero.
Spesso capita che lo stesso spettacolo venga prodotto da una troupe e poi, l’anno successivo, da un’altra troupe che cercherà di impostare la rappresentazione secondo le sue caratteristiche.
Nel 2001 ebbi la fortuna di assistere ad uno spettacolo al Gran Teatro di Takarazuka. Lo spettacolo era diviso in due rappresentazioni, ognuna della durata di circa un’ora. La prima era “Michelangelo !”, basato sulla vita del nostro Michelangelo Buonarroti e la seconda era un classico numero di rivista con canti, balli e scenografie roboanti.
Era tutto molto interessante; il pubblico era completamente femminile e, essendo l’unico uomo, e per di più straniero, mi sentivo un po’ in imbarazzo…..mi avranno preso per un giornalista americano. :-))
D’altro canto questo genere di spettacolo è fatto apposta per attirare il pubblico giovane e femminile: storie romantiche o strappalacrime, canti e balli.
C’è da dire anche che non è un teatro, come si potrebbe pensare, di basso livello, anzi; gli spettacoli sono molti ben curati e i costumi davvero ben fatti. Le attrici, per poter lavorare con le varie troupe, ricevono una educazione artistica tra le migliori in Giappone, tantevvero che, una volta lasciata la Compagnia, trovano facilmente lavoro come scenografe o come attrici di cinema o di televisione.
Il teatro Takarazuka probabilmente non è al livello culturale del teatro Kabuchi o del teatro Noh, ma è sicuramente più vicino ai gusti dello spettatore medio. [Diciamocelo Kabuki e Noh sono preferibili a un calcio negli zibidei, ma non di molto, mentre il Takarazuka  é una godibilissima forma di intrattenimento contemporaneo che mi sento di consigliare a tutti almeno una volta. L’unica volta a cui ho assistito ad una rappresentazione di Noh sono scappato dopo un quarto d’ora memore del motto: La vita é breve, non sprecatela! n.d.Ivan]

Il link diretto all’articolo di Cristiano (http://tuttogiappone.myblog.it/archive/2009/04/06/il-teatro-takarazuka-l-articolo.html) nel suo vecchio sito e il link del suo sito attuale (http://www.tuttogiappone.net/).

Non conoscendo il posto anche se il mio spettacolo inizia verso le tre del pomeriggio, decido di partire verso mezzogiorno per arrivare ben in anticipo e non rischiare di perdermi e perdere una parte dello spettacolo: in Giappone non bisogna mai dare per scontato niente soprattutto quando ci si reca in una località nuova e sconosciuta.

Arrivato alla fermata JR mi accorgo che questa è una stazione di termine (i binari finiscono lì) molto più curata del solito, tutta coperta (come Milano Centrale) con dentro un bel supermercato/centro commerciale proprio di fronte ai cancelli d’entrata dove mi fermo per mangiare un bagel acquistato in una delle pasticcerie interne. Dalla stazione JR si imbocca un ponte di una trentina di metri che porta alla stazione privata Hankyu anche questa bella e ben curata straboccante di negozi molti dei quali espongono in vetrina locandine di spettacoli del Teatro.  Nella stazione per fortuna c’è una mappa gigante del centro che indica sia il Teatro che il Museo di Osamu Tezuka che non sembrano troppo lontani (e infatti non lo sono: dieci minuti a piedi per arrivare al Teatro, cinque in più per il museo).

All’uscita della stazione ci si trova subito all’imbocco di Hana no Michi (Viale dei Fiori) una bella via pedonale circoscritta da alberi di ciliegio da entrambi i lati che immagino sia veramente spettacolare durante la fioritura di primavera. Imboccandola si arriva al Grand Theatre in meno di 10 minuti. E’ una passeggiata piacevolissima visto il paesaggio inconsulto. Passeggiare in mezzo al verde é piacevolissimo dopo tanto cemento ed inoltre intorno é pieno di costruzioni e negozi più graziosi di quanto non ci abitui il tipico paesaggio cittadino nipponico . Più che la mano di un architetto mi sembra che qui ci abbia messo mano un urbanista, quasi sicuramente donna visto la vezzosità di certe soluzioni. In giro gli unici uomini che si vedono sono anziani sicuramente in pensione, per il resto solo donne, sole o accompagnate da bambini piccoli. I bimbi più grandi immagino siano a scuola mente gli uomini saranno a Osaka a “faticare” come dicono a Napoli. Si potrebbe definirla una città dormitorio immagino ma visto quanto é graziosa (almeno nella parte da me visitata) non dovete pensare a questa definizione con connotazioni negative, anzi, avercene… In realtà visto la  proporzione femminile/maschile che si incontra per strada e le decorazioni di strade e negozi credo che la definizione giusta sia “la Città delle Donne”.

Arrivato davanti al Teatro visto che é presto non entro ma proseguo per il Viale dei Fiori per vedere dove e come va a finire e vengo ricompensato dalla scoperta di alcune statue di bronzo rappresentanti alcuni dei personaggi di maggior successo del Takarazuka tra le quali non manca ovviamente la statua di Oscar e André; il viale comunque finisce poco dopo il teatro. Faccio qualche foto dell’edificio del teatro che é abbastanza imponente e poi entro dentro.

Ovviamente siamo in Giappone e quindi si nota subito che nulla é lasciato al caso pur di spennare gli avventori.

Nei teatri nostrani ci si va esclusivamente per assistere allo spettacolo, qui invece é tutto studiato perfettamente per offrire al cliente locali per mangiare, bar dove sedersi a bere e chiacchierare, negozi di vestiti e cosmesi e sopratutto un paio di enormi negozi pieni di gadget, merchandising, dvd, cd riguardante esclusivamente il Teatro Takarazuka e le sue artiste. E sopratutto questi ultimi sono letteralmente gremiti di donne di mezza età che fanno la coda alle casse con in mano poster, calendari e cazzabubbole da attaccare al cellulare delle loro eroine preferite.

La loro vista é abbastanza sconcertate. Donne di quell’età a comportarsi come adolescenti…sono veramente ridicole. Ne ho viste anche alcune, cinquantenni, che aspettavano davanti all’entrata degli artisti per salutare le proprie beniamine e farsi fare l’autografo. Ora capisco perché quando ho chiesto ad un amica giapponese se voleva accompagnarmi questa mi ha risposto: “il Takarazuka mi fa orrore ed è uno spettacolo per donne di mezza età otaku“. Sulle otaku di mezza età aveva ragione, speriamo si sbagli sullo spettacolo. Comunque il tutto é molto affascinante da osservare.

C'é anche un negozio dove affittano i costumi dei personaggi piú popolari e vi fanno pure una sessione fotografica; volete vestirvi da Oscar o Maria Antonietta? Non c'é problema!

Decido di mangiare qualcosa al ristorante ed essendo tutto in Giapponese ordino senza saperlo degli spaghetti Chan-poo che per di più si rivelano migliori di quelli mangiati a Nagasaki. Faccio un giro nei negozi e mi faccio spennare piu di 2.000 yen in cartoline e cartellette di Lady Oscar 😦

Il Takarazuka Revue Post Office nel quale ho comprato un sacco di gadget di Lady Oscar; notare che vendono anche la borsa di Nodame Cantabile

Poi esce la folla dello spettacolo precedente e tocca a noi entrare. Ovviamente il biglietto é in giapponese e non capisco dove devo andare ma é pieno di inservienti e mi faccio accompagnare da una di queste al mio posto. Dicevano che sono spettacoli per sole donne ma in realtà qualche uomo c’è; proporzione 85%-15% direi, più o meno come un qualsiasi concerto della Pausini. 🙂

Ma veniamo allo spettacolo di oggi. Da quel che ho capito di solito il Takarazuka propone sempre una parte di spettacolo di canti e balli stile rivista musicale anni 40′ senza trama e il piatto forte che consiste in qualche opera con trama articolata tratta da qualche libro, film, fumetto o altro trasformata in musical. Lo spettacolo in programma é: Takarazuka Hana no Odori Emaki / An Officer and a Gentleman ovvero “il rotolo illustrato della danza dei fiori” che é lo spettacolo di danza e musiche e la trasposizione del noto film del 83′ con Richard Gere “Ufficiale e Gentiluomo“.

La locandina dello spettacolo

Inizia la rivista musicale e non credo di avere parole per descriverla: c’è un tale sfarzo nei costumi tradizionali giapponesi…indescrivibili nei loro mirabolanti colori, un numero di ballerine che a volte supera le 50 unità sul palcoscenico, anche le scenografie sono grandiose, il palco é meccanizzato e permette alcuni trucchi ottici. Le ballerine poi cambiano spesso costumi a volte a velocità veramente fulminate. Ci sono perfino i ninja. Che dire? Brave, BRave, BRAVE! E’ tutto veramente grandioso. L’unica nota stonata é che avendo preso un posto economico sono um’pó lontano dal palco e non posso apprezzare a pieno la bellezza dei costumi. Mi viene da domandarmi visto il numero spropositato di ballerine e lo sfarzo dei loro costumi se il prezzo del biglietto che pagano gli spettatori bastino a coprire i costi; francamente ne dubito.

Il mini trailer dello spettacolo che purtroppo non rende giustizia allo spettacolo. Se non riuscite a vederlo premete qui!

La rivista musicale dura 45 minuti circa, poi si fa una pausa di un quarto d’ora. Appena inizia la pausa la sala si svuota mentre si forma un ordinata coda per entrare in bagno. Chi non soffre di vescica debole invece si precipita verso uno dei numerosi distributori di bibite o uno dei chioschetti di dolciumi che si trovano appena fuori la sala teatrale. Mi bevo anche io una cosa e poi rientro.

La fila in cui sono seduto é piena mentre ho notato che le 4 file di fronte a noi sono vuote. Visto che sono nello stesso settore di prezzo del mio posto mi siedo 4 file più avanti per vedere um’pó meglio, anche qualche altro spettatore l’ha fatto. Inizia lo spettacolo e dopo 5 minuti una maschera cretina con una mini torcia elettrica mi si avvicina gattoni piegata a 90 e mi chiede qualcosa in ostrogoto. Io ovviamente non lo parlo e ribatto con un bel “wakarimasen“. Questa mi risponde “Ticketto!” e presomi per la collottola mi riporta al mio posto costringendomi a disturbare metà fila per tornare alla poltrona a me assegnata. Dico io, ma quanto siete stronzi in una scala da 1 a 10? Almeno un 9 ve lo meritate tutto. Mi sono spostato in un posto del mio stesso settore, avente lo stesso prezzo del mio biglietto (lo so perché quando ho comprato il biglietto mi hanno fatto vedere la mappa dei posti disponibili del teatro), quando viaggi in aereo é prassi comune, perfino sulle compagnie giapponesi. In teatro no! Stai punito nel posto a te assegnato e muto! Stronzaggine “nove”, buon senso “zero”.

Mi guardo il musical (due ore circa) che riesco a seguire benissimo visto che pur avendo visto il film parecchi anni fa me lo ricordo bene, più di quanto non credessi.  Opera piacevole ben cantata e ballata che non regge il confronto con l’eccezionale spettacolo di danza che lo aveva preceduto ma che mi lascia comunque una buona impressione. Lo spettacolo per quanto mi riguarda é promosso e se non fosse stato per l’inserviente troppo zelante avrei definito il tutto perfetto.

Esco e riconosco subito Luca, siamo tra i pochi maschi i soli occidentali. Luca ha quello che é probabilmente il miglior blog sul Giappone: GiappoPazzie. Non il solito blog da cartolina scritto da un innamorato del Giappone ma un sito che racconta come le cose funzionano nel Paese del Sollevante, nel bene e nel male.

Luca é un autentico oracolo riguardo il Giappone e con lui trascorriamo una bella serata in un rinomato ristorante italiano a Kobe in compagnia di un altro paio di compaesani (insegnati di italiano con le mani sporche di marmellata) e una loro amica locale. Cena piacevolissima durante la quale oltre ad innumerevoli dritte sul Giappone mi viene svelato anche il terzo segreto di Fatima, di più non dirò.

Con Luca ci mettiamo d’accordo per rivederci ancora la settimana seguente visto che é cosi buono da accettare di dare un occhiata al mio vecchio portatile preso in Giappone nel 2007 e che ormai fa le bizze.

WORK IN PROGRESS

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