Viaggio in Giappone 2010: Day 11 – Lo Spa World di Osaka: ovvero la seconda cosa più divertente che potete fare nudi ad Osaka


Venerdì 15 ottobre

Oggi dovevamo andare a Nara ma Giova non si sente bene e decide di restare in ostello. Visto che Nara è una meta particolarmente bella e che vogliamo venga anche lui decidiamo di fare qualcos’altro.

In metró facendo finta di fotografare Marco e Zibi colgo lo splendido personaggio a fianco.

Dopo varie discussioni decidiamo di andare a SPA WORLD un grande bagno pubblico che riunisce al proprio interno un gran numero di bagni termali nelle fogge e stili più diversi (http://www.spaworld.co.jp/english/service.html).

SPA WORLD ha due stili di bagni termali: quelli orientali e quelli occidentali.  Questi si trovano su due piani diversi all’interno del grosso edificio e a mesi alterni ognuno di questi è riservato o alle sole donne o ai soli uomini. La zona asiatica è riservata agli uomini nei mesi dispari e alle donne nei mesi pari; viceversa la zona occidentale è riservata alle donne nei mesi dispari e agli uomini nei mesi pari. Noi che siamo occidentali speravamo ovviamente di beccare la zona asiatica ma il destino cinico e baro ha voluto altrimenti.

Il prezzo è di 2.400 yen per 3 ore o 2.700 per tutto il giorno (dalle 10 alle 24),   chi vuole stare oltre la mezzanotte paga un supplemento di 1.000 yen. Una volta tanto ci aspetta una piacevole sorpresa: quando andiamo alla cassa per pagare scopriamo che fino a fine anno si paga la cifra promozionale di soli 1.000 yen al giorno, la cosa ci mette di buon umore. Guardando in internet mi sembra di capire che fanno spesso queste promozioni ed inoltre sul loro sito offrono un coupon che dovete stampare e che dà diritto a 700 yen di sconto quando non è in corso qualche altra promozione.

Una volta entrati si paga il biglietto d’ingresso, si depositano le scarpe in un apposito cassetto e si sale mediante ascensore al piano riservato quel mese al proprio genere.  Li ci sono degli armadietti dove si lasciano i propri vestiti (la chiave è attaccata ad un bracciale che indossate e col quale fate il bagno). Si prende un asciugamanino che basta appena ad asciugarsi il viso e ci si incammina ignudi come vermi (i costumi da bagno sono considerati cosa sporca nella cultura giapponese ed in quanto tali sono banditi in praticamente tutte le onsen e sento). Davanti all’entrata vera e propria delle vasche termali c’è una cassa alle quale vi danno un braccialetto che serve ad usufruire di tutti i servizi a pagamento all’interno dove ovviamente portarsi i soldi è impossibile. All’interno infatti ci sono bar, massaggiatrici e un certo numero di distributori di bibite e tutte le spese fatte vengono registrate sul vostro braccialetto. Se perdete il braccialetto si paga una cifra assai salata. Dopo la cassa c’è una zona relax dove ci sono poltrone massaggianti, distributori ed una grande zona “trucco” dove chi ha finito può sedersi davanti ad uno specchio, usare gli asciugacapelli, pettinarsi con pettini e spazzole ed usufruire di tutte le lozioni per viso, barba e capelli che sono una moltitudine ed il tutto è a disposizione gratuitamente. Oltre a questa zona si entra nella zona “decontaminazione” dove ci si lava per poi entrare nelle vere e proprie vasche termali che nel nostro caso sono in tutte in stile greco-romano.

C’è l’Antica Roma, l’Antica Grecia, Mar Mediterraneo, Grotta Azzurra ( ispirata a quella di Capri), Spagna, Atlantide e la sauna Finlandese.

Per i fortunati che capitano nel mese giusto ci sono poi quelle in stile Orientale: Islam, Persia, Bali, tutta in Cipresso e due tipi di bagni tradizionali Giapponesi all’aperto: Yamazato-no Yu e Keiryu-no Yu.

Ci facciamo um’pò tutte le vasche stando qui di più e là di meno, ognuno a secondo dei propri gusti e del proprio grado di sopportazione. Io mediamente nelle vasche non duro più di 5 minuti, nelle saune finlandesi invece resisto 45 secondi scarsi mentre ci sono dei vecchi che dentro ci fanno ginnastica guardando la TV (tutte le saune ne hanno una per distrarre gli ospiti che altrimenti potrebbero chiedersi perché diavolo pagano per farsi infilare in un forno gigante nudi come vermi).

Stanco della calura decido di provare la piscina all’ultimo piano, così torno alla cassa ed affitto un costume da bagno (per fortuna ci sono anche taglie per grossi occidentali) per poi prendere l’ascensore e salire all’ultimo piano.

La piscina (coperta) non è una di quelle classiche, sembra più un acquapark visto che ci sono 3 scivoli  a spirali varie, l’acqua è calda ed ha una profondità costante che mi arriva a metà petto; difficile nuotarci, infatti la poca gente presente (siamo  ad ottobre in un giorno lavorativo che diamine!) ci passeggia dentro ma non vedo nessuno nuotare. Ci sono anche delle terrazze esterne con un paio di vasche idromassaggio: al momento proprio di fronte stanno demolendo l’edificio adiacente che sembra essere stato una specie di centro commerciale/parco tematico e noi in costume da bagno ci godiamo lo spettacolo.

Per usare gli scivoli bisogna usare delle grosse ciambelle gonfiabili: si salgono le scale con la ciambella, ci si siede nel buco e ci si lancia; ci sono anche ciambelle per due o tre persone. L’uso delle ciambelle é a pagamento, volendo si può fare l’abbonamento senza limiti al costo di tre scivolate. Facciamo tutti l’abbonamento e cominciamo un forsennato tour de force: sali le scale, lanciati sullo scivolo, inabissati nella piscina, lascia all’addetto in acqua il ciambellone, esci dalla piscina, prendi un altro ciambellone e risali le scale. Un ora di questa attività e siamo sfiniti.  Una disgustosa bibita isotonica da un distributore e poi alcuni decidono di scendere a fare un un ultimo bagno, io scendo a fare un ultima doccia visto che ne ho abbastanza. Poi entro nella “sala trucco” dove provo i vari cosmetici, poi trovo un distributore vintage di coca cola in bottiglia di vetro che come gli intenditori sanno é il santo graal delle bibite: deliziosa! Intanto Zibido e Marco si sono spaparanzati su delle poltrone massaggianti a pagamento e schiodarli é impresa ardua.

Oresama, Gianluca e Marco.

Usciamo e ci avvediamo che il sole sta già tramontando. Facciamo un paio di foto con la fontana davanti la spa e poi decidiamo di cercare da mangiare visto che non abbiamo pranzato e stiamo morendo di fame.

Insegna gigante di ristorante di pesce palla sopra la nostra

Cominciamo ad esplorare la zona. Capitiamo in una simpatica zona commerciale carina ma con un grave difetto: tutti i ristoranti sono specializzati o nel “Fugu”, il pesce palla (costoso e velenoso) o in certi spiedini impannati che bisogna friggersi da se in un pentolino pieno d’olio bollente messo a centro tavola che non ci sembrano cosi invitanti. Incredibilmente non riusciamo a trovare nessun altro tipo di cucina disponibile.

I ristoranti di Fugu non vogliono correre il rischio di passare inosservati

In compenso i ragazzi si infilano in una sala giochi old style con alcuni classici e tra vanterie e rodomontate su quanto eran bravi a ‘sto gioco e a quello cominciano a sfidarsi a Street Fighter II ripetutamente, mentre stiamo letteralmente morendo di fame (sopratutto il sottoscritto) visto che non si era pranzato ed io non mangiavo dalla sera prima. Lascio gli altri a scannarsi per esplorare la strada e vedere se trovo un posto per mangiare ma tutti i locali stanno chiudendo cosi torno nella sala giochi e con minacce e intimidazioni riesco in una decina di minuti a tirarli fuori.

Tornando verso il metrò per una strada parallela vediamo un posto che fa ramen, gyoza e riso fritto e ci fiondiamo dentro. Il locale non é grandissimo e consta di un isola centrale dove tre tizi cucinano con un bancone che gira attorno all’isola e dove ci si siede su degli sgabelli tipo bar; tavoli non c’é ne sono. Il posto é frequentato da operai e gente non troppa danarosa, vedo un paio di studenti universitari che aspettano in piedi un ordinazione take away; si respira insomma un aria proletaria ma genuina che mi piace molto. Riusciamo a sederci anche se non tutti assieme ma un paio di clienti si offrono gentilmente di scambiarci i posti per farci stare insieme. Ordino gyoza e ramen e anche Gianluca riesce a sfamarsi con un riso fritto vegetariano. Rifocillati torniamo all’ostello da Giova che con la sua amica Miki ci vogliono portare in un locale che ci piacerà certamente.  Noi siam sazi ma possiamo limitarci a bere e spiluccare qualcosa; finiamo fatalità in un locale di spiedini impannati da friggere:  opporsi al destino é azion vana, ahi-noi!

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