Viaggio in Giappone 2010: Day 13 – Tutti al Koshien (partita dei playoff di baseball tra Hanshin Tigers e Yomiuri Giants)


Domenica 17 ottobre.


Oggi è il giorno della partita al mitico stadio Koshien (secondo match dei playoff tra gli Hanshin Tigers di Osaka e i Yomiuri Giants di Tokyo. I Tokyo Giants sono la squadra più amata ed odiata del Giappone: come la Juventus in Italia. I Tigers hanno la tifoseria più calda ed appassionata del Giappone. A Tokyo, Yokohama o Nagoya è difficile trovare qualcosa che ricordi le loro squadre di baseball. Osaka invece è diversa: appena scendi alla stazione subito vedi da per tutto manifesti dei Tigers e bancarelle che ne vendono le divise, le magliette e il vario merchandising (l’unico altro esempio di grande amore (forse persino superiore) per la propria squadra di baseball si ha ad Hiroshima per il team dei Carps).

Certo 'sti tifosi vestono strano.

L’amica di Tiziano: Miki, non solo mi ha ceduto il suo biglietto, ma mi ha pure regalato un paio dei bastoni cavi che usano qui per far casino allo stadio ed un set di 4 palloncini da lanciare in aria.
Lo stadio dei Tigers: il Koshien è lo stadio più mitizzato del Giappone perché è qui che si tengono tutti gli anni i campionati nazionali di baseball delle scuole superiori. Questi campionati scolastici sono popolarissimi in tutto il paese e vengono trasmessi in televisione, tanto sono importanti. Tutti i membri dei club di baseball liceali sognano di qualificarsi per i campionati nazionali e la loro parola d’ordine è una sola: Punta al Koshien! Spesso lo scrivono su un foglio che attaccano su una parete in camera loro per spronarsi e non scordarlo mai (chi ha letto qualcuno degli splendidi fumetti di Mitsuru Adachi, pubblicati anche in Italia, lo saprà). Per chi volesse approfondire a riguardo c’è il blog specializzato “Tutti al Koshien!“.

Alle partite vengono intere famiglie senza alcuna paura.

Per arrivare al Koshien si prende la ferrovia privata Hanshin (proprietaria dei Tigers) dalla stazione di Umeda ed in una ventina di minuti si arriva.
Decido di andare con largo anticipo per non rimanere invischiato nel traffico peggiore e arrivo al Koshien verso le 11. 50 anche se la partita inizia alle 14.00. Già a mezzogiorno c’è gran folla e non c’è dubbio sul motivo della presenza di questa folla eterogenea composta da moltissime coppie e con un buon numero di bambini a seguito: tutti dai vecchi settantenni ai bimbi che a malapena stanno in piedi portano divise dei Tigers. C’è chi si accontenta di portare sobriamente la maglia della squadra e chi invece è conciato in maniera davvero bizzarra: sopratutto gli uomini, i più audaci dei quali portano dei calzoni (pieni di ideogrammi) così larghi da far sembrare i pantaloni a zampa d’elefante degli anni ’70 dei pantacollant.

Gruppi di tifosi accampati sotto un ponte (per ripararsi dal sole) proprio di fronte lo stadio.

Lo stadio è vicinissimo alla stazione e per raggiungerlo si passa davanti a parecchi negozi e bancarelle ufficiali e non) che vedono tutto quello su cui si può apporre il marchio della squadra di casa. Nonostante l’odio che qui nutrono per i Giants si vende anche um’pò del loro merchandising (perfino nei negozi ufficiali dei Tigers): business is business!
In giro si vede anche qualche tifoso dei Giants, anche con bambini ed ovviamente nessuno gli infastidisce. Ciò nonostante forze di polizia in giro c’è ne sono tante e all’entrata dello stadio si viene sommariamente perquisiti quindi anche nel pacifico paese del Sol Levante comunque non ci sente di lasciare alla buon senso dei tifosi l’ordine pubblico.

I tifosi dei Giants non hanno alcun timore di quelli avversari, come vedete portano anche i bimbi in trasferta.

Visto che sono in anticipo faccio un giro per i negozi e finisco per comprare una maglia da gioco dei Tigers per ¥ 6.300. É la più grande che ho trovato e più o meno ci sto dentro, qui per i tipi grandi e grossi come me non c’è molta disponibilità. Compro anche una maglietta dei Giants per regalarla ad un amico. Nei negozi scopro quanto son care le patch di ideogrammi e figure varie da cucire a maglie o altro di cui un gran numero di (quelli che penso siano) ultras fa sfoggio. ¥ 2-3.000 a scritta. ci vuole un niente per far triplicare il costo della maglia. Faccio un giro completo dello stadio per osservare la variopinta folla dei tifosi e fotografarla um’pó. Ci sono dei personaggi che potresti prenderli di peso e buttarli nel carnevale di Venezia. Farebbero veramente la loro figura.

Tra i fan vestiti strani a cui nessuno faceva caso....

... c'era questa signora al cui passaggio si giravano anche i locali che sono pure abituati alle bizzarrie...

... della serie Dio li fa e poi li accoppia.

Già solo per ammirare certi personaggi valeva la pena di venire allo stadio. Se venite in Giappone durante la stagione del baseball (inizia in aprile e coi playoff finisce ad ottobre) vi consiglio vivamente di provare a venire ad una partita (comprate il biglietto presso un ufficio PIA Ticket Office in aeroporto, appena atterrate! Li qualcuno che parla inglese di sicuro lo trovate). Se non capite le regole del gioco (come almeno il 90% dei nostri concittadini) e pagare il biglietto sarebbe uno spreco informatevi su date e orari delle partite ed andate a farvi un giro attorno uno stadio un paio d’ore prima dell’inizio di una partita. Vi divertirete, farete delle foto splendide e potrete comunque comprare qualche simpatico souvenir delle squadre che vi ricorderà il viaggio. Potendo scegliere andate allo stadio dei Tokyo Giants degli Osaka Tigers o degli Hiroshima Carps: sono le tre squadre con le tifoserie più calde e quindi variopinte.

La percentuale di donne é notevolmente maggiore rispetto ad un qualsiasi stadio italiano

Fatto un giro completo attorno allo stadio decido di entrare anche se manca un ora buona all’inizio della partita. La pula mi perquisisce la borsa all’entrata (onestamente non ricordo se mi hanno fatto anche la perquisizione fisica) e poi il personale all’entrata mi controlla il biglietto e mi fa entrare. Davanti alle scale 2 tipe ridicolmente vestite con divisa della squadra, mini shorts e calzettoni sportivi fino alle ginocchia (sembrano scappate dagli anni ’70) vendono il pamphlet con il programma della partita.

Nei corridoi vedo una stanza schermata da vetri dove sono rinchiusi dei fumatori: sembrano dei pesci rinchiusi in un acquario di fumo.

Stanza di punizione dei fumatori.

Sbuco all’aperto e con l’aiuto del numeroso personale trovo il mio posto: verso l’estremità destra del diamante a mezza altezza, non un posto buonissimo ma per quel che ho pagato (€30-35) penso sia normale. Accanto a me dovrebbe sedersi un amico di Miki che ancora non e’ arrivato. E’ una bella giornata di sole e per essere ottobre fa parecchio caldo. Mi siedo nel mio posto e godo la variopinta folla che mi circonda. Ci sono esemplari particolarmente curiosi che meriterebbero di essere immortalati ma dovrei essere assai più sfacciato di quello che sono per fotografarli: che gli dico? – Sei un tipo strano e bizzarro, fatti fare una foto. Comunque i più interessanti di tutti sono i venditori di bibite e snack che lavorano nello stadio: sono in maggior parte giovani ragazze che portano a volte dei pesi non indifferenti. Oltre a quelle con dei normali vassoi contenenti varie bibite c’erano quelle della birra Asahi che erano particolarissime. Le poverette vestite di rosa avevano un fustino di birra sulla schiena allacciato a mo’ di zaino. alla cintura da un lato cartucciera di bicchieri di carta grandi e dall’altra la pistola alla spina collegata allo zaino/fustino. Alle ginocchia indossano le ginocchiere che usano i giocatori di pallavolo. Sempre sorridenti, quando un cliente fa loro cenno gli si avvicinano, si mettono in ginocchio in modo da non disturbare la visione della partita, tirano fuori un bicchiere e lo riempiono con la pistola alla spina. Uno spettacolo!

Un infaticabile Asahi Beer Girl

L'Asahi Girl versa la birra con la sua pistola: durante il gioco stanno in ginocchio per non disturbare gli spettatori.

Lo stadio si riempie e non posso non notare che la percentuale di donne é notevolmente maggiore rispetto ad un qualsiasi stadio italiano segno che quando c’è cultura, rispetto e sopratutto assenza di violenza il pubblico femminile é interessato allo sport non meno di quello maschile. La mascotte della squadra fa il giro del campo salutando il pubblico e producendosi in acrobazie.

La partita comincia e l’amico di Miki arriva proprio durante le battute iniziali: é un signore sui 45 dall’aspetto simpatico, peccato il suo inglese non vada oltre i saluti. Il pubblico si dimostra subito molto caldo nell’incoraggiare i propri beniamini con cori, canti e sopratutto facendo un gran baccano con i bastoni di plastica cavi che qui vanno per la maggiore.

I Tigers hanno perso la prima partita contro i Giants due giorni fa e devono vincere questa e la prossima per passare al turno successivo. Se perdono oggi la stagione finisce qui per loro, hanno però il vantaggio di giocarle tutte in casa essendo giunti davanti ai Giants nella regular season. Da parte mia spero di vedere un match con molti punti visto che la prima é finita con un misero 0-1. La partita si mette subito bene per i Tigers che segnano prima un punto e poi realizzano un home run da 3 punti e si portano sul 4-0. I Tokyo Giants (sostenuti da alcuni rumorosissimi tifosi in trasferta) provano a rifarsi sotto segnando un paio di punti ma ne segnano un paio anche i Tigers; comunque i capitolini non si arrendono e riescono a rosicchiare un altro paio di punti.

Mi stupisco nel riuscire a seguire senza alcun problema la partita capendo ogni fase del gioco. Sarà merito di una gioventù spesa a guardare cartoni ed a leggere manga. La cosa interessante é che mentre io seguo diligentemente il gioco, la maggior parte dei presenti più che a guardare la partita pensa a far caciara e a gridare. La cosa é abbastanza ironica se si pensa all’abituale compostezza nipponica e forse proprio questo ne é il motivo: sempre a star zitti cercando di non disturbare, di non farsi notare; evidentemente vengono allo stadio proprio per sfogarsi e se si vince meglio, se si perde pazienza. Si arriva al 7º inning coi Tigers in vantaggio 6-4. Durante le partite ad Osaka c’é una simpatica abitudine: alla fine del 7º inning tutti i tifosi gonfiano un palloncino e poi lo lasciano partire all’unisono. Battono i Tigers, eliminati, alla battuta salgono i Giants. Il pubblico tira fuori i palloncini che tanto ‘ini non sono visto che sono tipo preservativo lungo un metro e comincia a gonfiarli. Praticamente non riesco a vedere il campo a causa della selva di palloncini che mi si para tutt’attorno ed é un peccato visto che il gioco é interessante. I Tigers eliminano i primi due battitori e ne manca solo uno perché finisca l’inning e parta il lancio di palloncini. Anche io ne gonfio uno di quelli che mi aveva regalato Miki e ne cedo uno al mio vicino che ne era sprovvisto. Intanto i Giants riescono a mandare in base 2 battitori e arriva in battuta l’asso (sud?)americano. Il pubblico é scocciato perché vuole il suo lancio di palloncini e i cattivoni continuano a giocare per fargli dispetto, poi all’improvviso SBRANGH! una mazzata mostruosa (che io non vedo visto l’occlusione di gomma che mi circonda) e l’asso dei Giants spedisce la palla quasi fuori dallo stadio: 3 punti, risultato ribaltato 6-7 e il pubblico rimane shockato a giudicare dagli EEEEHHH???? che si ripercuotono per tutto lo stadio quasi a dire: – Ma come? Non vale! Avevamo i palloncini in mano e non stavamo guardando! Non si fa mica così! Intanto però i Tigers sono sotto e rimangono solo 2 inning per recuperare.

I palloncini che mi ha regalato Miki: notare che sono dotati di fischietto cosi quando li lasci partono facendo un gran baccano.

Il campo di gioco occluso dalla gente in attesa del lancio palloncini.

Il lancio dei palloncini comunque viene effettuato anche se forse con meno entusiasmo a causa del risultato. Subito una selva di inservienti invade il campo per ripulirlo da tutti i palloncini alla velocità della luce (ach! che efficienza!) e poi la partita riprende. I Tigers c’é la mettono tutta per ribaltare il risultato ma nonostante lo sforzo e l’incoraggiamento del pubblico non riescono a smuovere il punteggio che finisce 6-7. I tifosi dei Giants sono in tripudio mentre i locali mestamente si allontanano senza far baccano: per loro la stagione e’ finita.

La partita é appena finita ed il pubblico accanto a me é visibilmente deluso

Mentre la folla si accalca verso le uscite rimango al mio posto a rimirare lo stadio che si svuota a scattare qualche foto. Il risultato mi ha immalinconito e non capisco il perché. Dopotutto non ho mai tifato per una squadra di baseball eppure l’epilogo mi ha lasciato um’pó così. Immagino i tifosi dei Giants stessero godendo come ricci in quel momento. Mentre scendo le scale delle gradinate fotografando scene di ordinaria sporcizia (allo stadio tutto il mondo é paese sembra) vedo che su una panca sono state lasciate 2 borse piene. Attorno non c’é nessuno: é evidente che sono state abbandonate e il mio istinto da coyote mi spinge a verificarne il contenuto; si rivelano piene di bastoni, ventagli, porta tessere e altri gadget vari tutti targati Tigers. Evidentemente finita la stagione dei tifosi hanno deciso di abbandonare tutta ‘sta chincaglieria ormai per loro indesiderata. Inutile dire che me approprio immantinente e stranamente mi torna il buon umore.

Il bottino da me recuperato.

Uscito dallo stadio decido di visitare il negozio ufficiale dell’impianto: tanto dopo una sconfitta a fine stagione non ci sarà nessuno mi dico: Col Cavolo! C’é una ressa allucinante. Evidentemente la sconfitta non ha minimamente scalfito l’amore dei tifosi verso la propria squadra.

Fra i soliti gadget che si vendono in negozio fanno capolino anche le Crocs con logo ufficiale dei Tigers.

Inoltre c'è anche il modellino ufficiale di Lamú che giustamente vista la divisa inneggia ai Tigers.

Mi compro un cappello ed un paio di t-shirt e poi anche io m’incammino tra la folla per prendere il treno per Osaka. Arrivato ad Umeda visito il Grande Magazzino che inizia direttamente nella stazione e visto che é quasi l’ora di chiusura approfitto degli sconti che fanno tutti i reparti alimentari per i cibi freschi nell’ora/mezz’ora che precede la chiusura. Oltre ad un bento decido di regalarmi um’po di “confort food” come dicono gli americani e giustamente scelgo 4 ciambelle di una nota pasticceria NewYorkese che ha una filiale nel negozio e che si riveleranno favolose.

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