Viaggio in Giappone 2010: Day 9 – Bucato e visita all’acquario di Osaka


Mercoledì 13 ottobre

Oggi ci alza tardi. Abbiamo appuntamento con gli altri alle 11.00 in stazione ed é un bene visto che l’ultima settimana ho sempre dormito poco ed ho l’aspetto di un panda con le occhiaie che mi ritrovo.

Alle 11.00 bene o male ci troviamo in stazione: – E’ già mezz’ora che vi aspetto! – Siete sempre in ritardo! – Io ho fame! – Facciamo colazione? – Io l’ho già fatta all’alba. – Tanto vale pranzare vista l’ora. – Bene ragazzi, dove andiamo e cosa facciamo di bello oggi? Boh? Andiamo di qui. No andiamo di lì.   Da domani ci dobbiamo alzare prima! La mattinata insomma inizia con una bella cacciara.

Zibido: – Aspettate un momento, non possiamo andare da nessuna parte!

Noi: – Perché?

Zibido: – Devo finire di fare il bucato.

Noi: – Prego????

Zibido: – Vicino al nostro ostello c’è una lavanderia a gettoni e sto facendo una lavatrice!

Noi: – Ma se siete arrivati ieri, di che diavolo state parlando?

Zibido e Giova: – Raga, abbiamo sudato da bestie durante il volo e quindi abbiamo fatto il bucato. Ormai é fatta. Tra 20 min. la lavatrice finisce.

Per motivi di buon gusto censuro gli impropri che rovesciamo sulle due improbabili lavandaie che ci tocca comunque assecondare. Ci rechiamo quindi alla lavanderia dove dopo il bucato bisogna fare anche l’asciugatura che sono altri 10 minuti minimo e poi portare il tutto in ostello.  Approfitto di questo tempo per descrivere i miei compagni di viaggio.

Da sinistra: Zibido, Marco, Ore-sama, Gianluca e Giova

Gianluca: lo sposo. Sposato con Wakako, siamo qui grazie a lui. E’ l’unico di noi che parla giapponese. Persona di buon cuore ha due gravissimi difetti: 1) un distorto senso dell’umorismo che non fa ridere; 2) é vegetariano (cosa che ci creerà non pochi problemi durante la scelta dei posti per mangiare). Ha fatto diversi viaggi in Giappone ma non lo ama particolarmente visto che é un paese impossibile per i vegetariani e ci fa sempre la fame. Ha visitato più o meno tutti i posti di interesse turistico quindi si adatta sempre ai desideri turistici degli altri.

Gianluca finge pudore.

Giova: il cuoco. E’ stato in Giappone un paio di volte. Due lustri fa, grazie a Gianluca, ha lavorato in un ristorante italiano ad Osaka per 3 mesi. Per lui fu una pacchia. Lo tenevano come cuoco di rappresentanza per farsi belli coi clienti e non li facevano cucinare un tubo. 3 mesi di vacanza spesata che non ha mai scordato. E’ un tipo umorale ma simpatico. Temibile giocatore di Poker. Odia le verdure. Alloggia nell’ostello penitenziario di Shin Osaka.

Giova di buon umore, evidentemente oggi non l’hanno obbligato a mangiare le verdure.

Zibido: la bella lavandaia. Un uomo da sposare donne, sopratutto se odiate fare il bucato. Una delle persone più buone e pazienti che ho mai conosciuto. Anche lui é stato in Giappone un paio di volte (in compagnia di Giova). Ha una passione smodata per la birra per la quale investirà buona parte del suo budget di viaggio. Ha una passione ancor più smodata per le lavatrici a gettone per le quali investirà un altra consistente fetta del suo budget di viaggio. L’unico termine giapponese che conosce é “Love Hotel?” di cui fa gran sfoggio in discoteca. Alloggia con Giova nell’ostello penitenziario di Shin Osaka.

Zibido in una delle rare volte che non porta una maglietta del Milan.

Marco: il burbero. Gestisce bar in discoteche e locali notturni a Milano fatto per cui veste solo t-shirt nere sponsorizzate da bevande alcoliche.  E’ un tipo che ama lamentarsi (spesso non a torto visto la compagnia). E’ l’unico che non è mai stato in Giappone prima e risente abbastanza dello shock culturale non essendo mai stato appassionato del Sol Levante. Scoprirà che tutto sommato il Giappone non è un paese che gli va tanto a genio come non gli va tanto a genio la cucina nipponica.

Marco guardingo: – ma sarà commestibile ‘sta roba?

Una volta finito col bucato decidiamo che il miglior modo per impiegare il resto della giornata (è mezzogiorno passato!) è visitare il famoso acquario di Osaka. Alla biglietteria del metro ci fanno sapere che c’è una card speciale che offre l’ingresso all’acquario e da inoltre diritto ad usare per tutto il giorno la rete del trasporto metropolitano: conviene, quindi alcuni di noi la prendono; assieme a questa è allegata anche una cartolina e un autentica piuma di uno dei pinguini dell’acquario.

La card dell’acquario Osaka

Scatta poi l’organizzazione Giapponese al suo meglio: visto che Giova è in sedia a rotelle un addetto della metropolitana ci accompagna fino al binario, poi attende la nostra carrozza e quando questa arriva posa una specie di passerella piegabile per far entrare con comodità Giova. Alla fermata dove dobbiamo effettuare il cambio c’è un altro addetto che aspetta passerella in mano, proprio di fronte alla porta della nostra carrozza e dopo aver fatto scendere Giova ci accompagna a prendere l’altra linea. Alla nostra fermata finale  ovviamente c’è un altro addetto che aspetta passerella in mano.

Dalla fermata c’è da fare un tratto a piedi di 6/7 minuti per arrivare all’acquario. Intanto ci guardiamo attorno per trovare un locale dove mangiare. Zibido si ferma a comprare una grossa porzione di takoyaki, le palline di pastella con ripieno di polipo (poco) bollito.

Non piacciono a nessuno e più di metà finiscono nel rusco: i giapponesi hanno la fissa che il cibo va cotto poco per lasciarne intatto sapore e fattori nutrienti ed applicano questo teorema anche col polipo che così rimane duro e stopposo = immangiabile!

Osaka – Acquario. Foto di repertorio.

Accanto all’acquario c’è anche un centro commerciale con tanto di ruota panoramica annesso.

Osaka – Acquario. Il centro commerciale accanto.

Decidiamo di pranzare qui prima di procedere alla visita. E’ ora di pranzo e c’è parecchia folla. Oltre a gran parte dei fast food americani esistenti c’è anche un settore che riproduce um’pò una vecchia stradina giapponese anni ’50 con locali dell’epoca. E’ la fiera del fritto. Optiamo per provare gyoza fritti e alla piastra che si riveleranno commestibili ma niente più. In generale nei centri commerciali in Giappone si mangia bene ma non qui: questo è un posto che serve i turisti dell’acquario e non i lavoratori che ci vengono in pausa pranzo (e che sono indice di buona qualità).

Osaka – Acquario: sculture a forma di balena accanto l’edificio principale. Serviranno a fare queste tutte le balene massacrate ogni anno per “motivi di studio”?

Entriamo all’acquario dove Giova deve compare il biglietto. Lei spara il prezzo pieno. Gianluca le fa notare che Giova ha diritto al prezzo ridotto essendo in carrozzella. – Avete un documento che lo comprovi? fa questa. – Ma veramente non sapevamo servisse. Siamo Italiani. Giova tira fuori una tessera di qualche tipo e gli è la dà. La tipa guarda, non capisce ma il proforma è salvo e la prende per buona. Poi incarica una collega di accompagnarci ad iniziare la visita attraverso certe vie interne che permettono l’uso degli ascensori: presumo il percorso normale soffra di barriere architettoniche. Io avevo già visitato l’acquario di Singapore ma questo è molto più grande, con molte più specie. Per chi non c’e mai stato in un acquario aggiungo che farvi delle foto é difficilissimo a causa degli spessi vetri e dell’acqua che con l’effetto lente confondono le macchinette fotografiche automatiche ragion per cui se non potete/sapete far regolazioni manuali le foto non vengono e mi vedo costretto a postare anche qualche foto presa sul web.

Osaka – Acquario. Foto di repertorio.

L’attrazione principale è un enorme vasca centrale piena di pescecani e mante (c’è perfino l’enorme squalo balena) attorno alla quale c’è un percorso a spirale che vi porta dall’alto al basso per poter ammirare tutte le numerosi razze presenti.

Osaka – Acquario. Foto di repertorio.

C’erano anche vasche con delfini e foche che sfrecciavano velocissimi e che erano proprio simpatici da vedere. Una grossa colonia di pinguini e delle vasche con certi granchi con le zampacce più lunghe del mio braccio..brr.

Osaka – Acquario. Foto di repertorio. Sembrano mostri alieni venuti dall’oltre-spazio

Verso la fine c’è anche una bassa vasca aperta dove il pubblico può accarezzare squaletti e piccole mante il che è un esperienza simpatica considerato che sopratutto gli squali sembrano apprezzare i massaggi dorsali, chi l’avrebbe detto? Scopriamo anche che una volta al giorno i pinguini vengono fatti uscire e fatti marciare in mezzo al pubblico ma non abbiamo avuto la fortuna di capitare all’ora giusta.

Una volta usciti dall’acquario torniamo al centro commerciale vicino dove Gianluca che non aveva pranzato si fa un panino vegetariano da Subway e noi proviamo qualche improbabile schifezza da fast food. Comunque la triste realtà é che i fast food occidentali sono i posti in cui é più facile trovare qualcosa di commestibile per un vegetariano che non si voglia abbandonare alla monotonia degli onigiri con le alghe e le brioche delle panetterie. poi ci facciamo un giro per i negozi del centro commerciale, alcuni espressamente indirizzati ai turisti (l’acquario deve essere una meta molto popolare); c’é anche un negozio che vende solo merchandising dello studio Ghibli.

Osaka: nella vetrina di uno dei negozi del centro commerciale Arale ha lasciato un ricordino di un metro e passa.

In un negozio trovo le maglie da gioco dello squadre di Slam Dunk, un manga che ho adorato: oltre a quelle delle Shohoku ci sono quelle del Kainan, del Ryonan e dello Shoyo. Compro la maglia (di ottima qualità) n. 10 di Sakuragi al prezzo di 2.000 yen (meno di 20 euro) non essendoci la n.14 di Mitsui. In un negozio di memorabilia di samurai compro anche qualche decalcomania metallica per cellulari con i mon di famose famiglie di samurai mentre gli altri fanno un giro sulla ruota panoramica.

Osaka – Acquario. La ruota panoramica illuminata di sera.

Si é fatta ormai sera e ci dirigiamo (rumorosamente) verso il centro dove Gianluca e Giova vogliono andare a salutare i loro amici presso il ristorante italiano dove hanno lavorato in un passato lontano, lontano. Non volendo disturbare la rimpatriata tra vecchi amici non entro nel ristorante e mi reco invece presso un enorme negozio di articoli sportivi di 7/8 piani lí vicino. Vado al piano dedicato al baseball per vedere se riesco a trovare qualche divisa dei Giants o dei Tigers della mia misura. Finisco per comprare un paio di magliette inneggianti alle squadre partecipanti all’ultimo Koshien (il popolarissimo torneo interscolastico delle superiori a cui buona parte dei liceali giapponesi sogna di partecipare). Poi mangio qualcosa fuori e vado a riprendere gli amici al ristorante (mi rifiuto categoricamente di mangiare italiano al di fuori dell’italico suolo).

Oltre al personale del ristorante é presente anche Miki, un amica di Giova che mi chiede cosa ho acquistato e quando le dico che ho prese delle magliette del Koshien si rivela che é un accanita tifosa di baseball e degli Hanshin Tigers di Osaka e per provarmelo tira fuori il biglietto per la partita dei playoff contro i Tokyo Giants. Mi lascio scappare che mi piacerebbe moltissimo assistere alla partita visto che questa é la classicissima del baseball giapponese: um’pó come Barcellona-Real Madrid nel calcio. Miki dice che proverà a chiedere se si riesce anche se é difficile e fa un paio di telefonate: visto che pare non ci sia niente da fare poi improvvisamente mi offre il suo biglietto. La cosa mi fa sentire in colpa e provo a rifiutarlo ma lei insiste ed alla fine lo accetto (ovviamente le rimborso il prezzo ma mi sento lo stesso in colpa: attenti quando esprimette qualche desiderio presso un amico asiatico perché questi potrebbe sentirsi obbligato per gentilezza a cercare di esaudirlo). Mi tranquillizzo um’pó quando mi rivela che durante la cena hanno deciso per domenica (giorno della partita) di organizzare un party per Giova e che a lei sarebbe ugualmente spiaciuto perdersi parte della festa  di un amico che non vede da anni e che quindi non é affatto dispiaciuta di avermi ceduto il biglietto. Ottimo, allora non sono un guastafeste che non sa tener chiusa la bocca. Ci salutiamo dandoci appuntamento a venerdì visto che Miki viene con noi a Nara e torniamo in Hotel prima che chiudano tutti i servizi di trasporto

Miki tra Zibido che fa la faccia intelligente e Gianluca sempre condiscendente.

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