Viaggio in Giappone 2010: Day 15 – Kyoto: Templii e Kyoto Handcraft center.


Martedì 19 ottobre

Con Marco e Gianluca oggi andiamo a Kyoto.

Non abbiamo un piano preciso, l’unica cosa che so é che voglio andare al Kyoto Handcraft Center per vedere se trovo qualche souvenir particolare, per il resto Kyoto é così ricca di storia e cultura che anche andandosene a zonzo a caso prima o poi ci si imbatte in qualcosa d’interessante.

Kyoto: Oresama

Arrivati nella fantascientifica stazione kyotese andiamo all’ufficio informazioni turistiche dove ci danno una mappa su cui ci indicano dov’è il  Kyoto Handcraft Center e ci vendono un pass giornaliero per i bus cittadini che é assolutamente conveniente: il pass costa 500 yen mentre un biglietto per una corsa costa 220 yen fissi. Se prendi tre bus stai già risparmiando.

Prendiamo un bus di quelli che girano nella zona ovest di Kyoto, che é particolarmente ricca di templi e santuari. Sulla cartina sono indicati tutti e ad una fermata in prossimità di una zona ricca di templi decidiamo di scendere per esplorarli.

Passiamo da un tempio ad un altro in un complesso ricco di edifici affascinanti circondati sempre da giardini, ponti, ruscelli e laghetti. A molti profani questi edifici possono sembrare molto simili a loro ma comunque la vista e l’atmosfera che vi si respira di solito é molto piacevole.

Il castello di Nijo é ahi noi in restauro e non si possono visitare i famosi pavimenti scricchiolanti.

Capitiamo senza neanche saper come davanti al Castello Nijo (residenza degli Shogun Tokugawa a Kyoto, quando venivano a far visita all’imperatore). In realtà castello é un nome ingannevole per un edificio a cui si addice meglio la denominazione di Villa. Il Ninojo (come lo chiamano qui) é famoso per i suoi pavimenti scricchiolanti. Venendo i Shogun Tokugawa da un epoca molto turbolenta in cui tradimenti e assassini da parte di sicari (i famigerati ninja) era merce comune fecero costruire i pavimenti di legno con una tecnica particolare in modo che scricchiolassero alla minima pressione in modo che anche la spia o gli assassini più abili non potessero avvicinarsi senza far rumore.  Visto però che qui ci doveva risiedere lo Shogun mica si poteva costringerlo a campare in mezzo a orribili scricchioli (avete presente certe case con il parquet vecchio, no?) cosi i costruttori fecero in modo che il suono del pavimento riproducesse un rumore simile al cinguettio degli usignoli. Purtroppo il destino cinico e baro vuole che il Ninojo sia al momento in restauro e così non riusciamo a visitare questa meraviglia: riusciamo solo a fotografare il ponte coperto che porta all’edificio principale.

Kyoto: a quanto pare in questo tempio i biglietti di cattivi auspici si sprecano (Oresama e Marco).

Dispiaciuti non ci resta che andarcene. In molti di questi posti per accedere bisogna togliersi le scarpe. A volte si procede scalzi, coi soli calzini, a volte ci sono a disposizione (gratuita) dei visitatori delle babbucce di plastica da indossare. Uno le indossa e poi all’uscita ci sono delle scatole/bidoni dove vanno lasciate: non sono sicuro se poi vengono buttate, lavate e riutilizzate o riutilizzate senza essere lavate. fatto sta che mentre ci togliamo le babbucce e le lasciamo nella scatola preposta veniamo additati come cattivo esempio da un maestro delle elementari alla sua scolaresca.  Il tizio se ne esce con una roba tipo – Vedete bambini, non bisogna gettare le babbucce nel bidone, alla rinfusa, come fanno questi terribili barbari stranieri, ma invece vanno riposte con grazia e bla bla bla… I Giapponesi ritengono che la loro sia una lingua difficilissima, impossibile da padroneggiare per gli stranieri e quindi danno per scontato che nessuno la parli. Errore madornale! Gianluca lo sente, capisce tutto e la cosa sembra fargli saltare la mosca al naso pur essendo un tipo tranquillissimo. Infatti si gira verso il maestro e gli fa – E dimmi, com’è che bisogna gettare ‘sti affari di plastica nel bidone? Mi sembra noi lo facciamo esattamente come lo fanno gli altri giapponesi qui presenti. Il tipo arrossisce fino alla punta dei capelli mentre i suoi scolari lo guardano sogghignando per la figuraccia di essere stato sgammato. Subito cambia argomento con una cosa tipo: Ma il signore parla benissimo giapponese! Come mai?… ecc. cercando di sviare il discorso. Scambia qualche frase di cortesia con Gianluca e poi saluta e si porta via in fretta i bimbi.

Anche a Kyoto non mancano edifici moderni

A Kyoto una vista non rara: ragazze che passeggiano con il loro kimono affittato.

Lasciamo il complesso di templi e ci dirigiamo verso il centro per cercare qualcosa da metter sotto i denti. Così facendo finiamo senza volerlo a Gion (il vecchio quartiere ancor’oggi famoso per le geishe) che é sempre un posto piacevole da visitare anche se da il suo meglio la sera.

Kyoto: simpatiche decorazioni di una scuola materna cattolica adiacente ad una chiesa.

Kyoto: una chiesa moderna che ben si inserisce nel contesto urbano che la circonda.

Andando in giro a caso (piu o meno ci stavamo dirigendo verso il Kyoto Handcraft Center, seguendo la nostra cartina) finiamo davanti ad un imponente santuario rosso di cui ohibò non ricordo il nome ma che aveva un aspetto veramente maestoso che é piaciuto a tutti. Gianluca ricordava di esserci già stato ed era molto contento di esserci ricapitato.

Kyoto

Kyoto

Oltre a essere molto bello il santuario ha adiacente un bellissimo giardino (al quale si accede previo pagamento: 4-500 yen) che merita sicuramente di essere visitato. Le foto che pur non rendono giustizia al posto parlano da se.

Kyoto: Marco e Oresama

Kyoto

Kyoto

Kyoto

Dopo esserci goduti lo splendido giardino che lasciamo a malincuore (ormai era orario di chiusura) proseguiamo il nostro giro. Kyoto é una città che offre veramente tanto ai turisti.

L’orrida palazzina del Kyoto Handcraft Center. Tutto sommato l’aspetto deludente dell’edificio ben si adatta ad una serie di negozi cari e pacchiani.

Troviamo il Kyoto Handcraft Center che si trova in una palazzina abbastanza striminzita. Visto che non manca molto tempo alla chiusura decidiamo di non perder tempo: saliamo in ascensore e raggiungiamo l’ultimo piano dal quale iniziamo a visitare i vari negozi (si fa meno fatica a scendere che a salire e quando scarpini chilometri e chilometri ogni giorno ti fai furbo). All’ultimo piano vendono e affittano kimono, nuovi e usati. Ci sono le bancarelle di vari venditori, alcune sono già chiuse e i prezzi sono altini. Il posto mi fa una pessima impressione, per queste cose molto meglio i mercatini che si tengono nei tempi. Scendiamo e troviamo un posto che vende armature e spade da samurai, repliche per la maggior parte e comunque é tutto carissimo. Scendiamo un altro piano e ci troviamo in un negozio che vende un sacco di cianfrusaglie da turisti come in molti negozi ad Akihabara: se volete una maglietta o un portafoglio con su scritto “samurai” o “I ♥ Japan” questo é il posto che fa per voi. Compro un paio di scemenze (tappetino per il mouse con immagine ukiyo-e del Fuji) e delusi facciamo per andarcene avendo capito che il posto é una fregatura ma proprio al secondo piano trovo invece un bellissimo negozio di stampe ukiyo-e che prende tutto il piano.

Tsuchiya Koitsu – Il Fuji in primavera

Qui per un appassionato c’è veramente molto materiale. Infatti anche se in Giappone negozi di stampe c’è ne sono parecchi non é sempre facile trovarli, sopratutto nei luoghi bazzicati dai turisti. Marco e  Gianluca hanno un appuntamento e quindi mi lasciano ad esplorare il negozio e tornano ad Osaka. Io invece comincio a rovistare di qua e di la in cerca del mio autore preferito: il grande Kawase Hasui, sperando di trovare qualcosa a prezzo umano anche se le sue opere non sono mai economiche.

Kawase Hasui: Il celebre tori di Miyajima sotto la neve

Quanto si spende per un stampa ukio-e? Beh naturalmente i prezzi sono variabili e dipendono da molti fattori. Ci sono autori molto popolari di cui esistono tantissime stampe di varie grandezze quindi a secondo dell’età dell’opera, dello stato di conservazione e della reperibilità i prezzi possono andare dai 3.000 euro fino ai 20-30 in qualche mercatino. Il formato é di solito un foglio um’pó più piccolo di un A4 ma come ho detto ci sono anche formati più grandi e più piccoli. Le opere di Hasui di solito sono quotate sui 200-300 euro su e-bay e difficilmente s trova qualcosa di più economico. Ovviamente anche in questo negozio i prezzi sono all’incirca questi anche perché mi sembra il loro sia tutto materiale non usato. Chiedo ai commessi di Hasui e loro mi tirano fuori 2-3 stampe troppo care per le mie tasche. Poi però tirano fuori anche un bellissimo calendario per l’anno prossimo e mi portano vicino ad una espositore di cartoline con oltre una trentina di immagini del grande maestro. Compro una cartolina per ogni disegno disponibile e il calendario. Lascio il negozio molto soddisfatto: quello che inizialmente mi era sembrata una volgare trappola per turisti é finita per rivelarsi per me un posto imperdibile. Se però non siete interessati alle stampe ukiyo-e lasciatelo perdere.

Kawase Hasui – Snow at Yoshida Large

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