Viaggio in Giappone 2010: Day 14 – Takarazuka: il museo di Osamu Tezuka e le moderne case giapponesi chiavi in mano.


Lunedì 18 ottobre.

Takarazuka - Hana no Michi (Viale dei Fiori)

Oggi torno di nuovo a Takarazuka dove ho appuntamento a pranzo con Luca che ha promesso di dare un occhiata al mio mini laptop Panasonic  che comprai in Giappone tre anni fa e che dopo una re-installazione del sistema operativo si é sempre rifiutato di emettere un suono che fosse uno.

Takarazuka - Hana no Michi (Viale dei Fiori)

Ho appuntamento con Luca per l’ora di pranzo ma decido di andare prima per visitare il Museo di Osamu Tezuka (il più influente mangaka e animatore giapponese del dopoguerra) che é nato proprio a Takarazuka.

Takarazuka - Hana no Michi (Viale dei Fiori)

All’uscita della stazione ci si trova subito all’imbocco di Hana no Michi (Viale dei Fiori) una bella via pedonale circoscritta da alberi di ciliegio da entrambi i lati che immagino sia veramente spettacolare durante la fioritura di primavera.

Takarazuka - Hana no Michi (Viale dei Fiori)

Imboccandola si arriva al Grand Theatre in meno di 10 minuti. E’ una passeggiata piacevolissima visto il paesaggio inconsulto. Passeggiare in mezzo al verde é splendido dopo tanto cemento ed inoltre intorno é pieno di costruzioni e negozi più graziosi di quanto non ci abitui il tipico paesaggio cittadino nipponico .

Takarazuka - Hana no Michi (Viale dei Fiori) - notare le decorazioni floreali del ponte!

Più che la mano di un architetto mi sembra che qui ci abbia messo mano un urbanista, quasi sicuramente donna visto la vezzosità di certe soluzioni. In giro gli unici uomini che si vedono sono anziani sicuramente in pensione, per il resto solo donne, sole o accompagnate da bambini piccoli. I bimbi più grandi immagino siano a scuola mente gli uomini saranno a Osaka a “faticare” come dicono a Napoli. Si potrebbe definirla una città dormitorio immagino ma visto quanto é graziosa (almeno nella parte da me visitata) non dovete pensare a questa definizione con connotazioni negative, anzi, avercene… In realtà visto la  proporzione femminile/maschile che si incontra per strada e le decorazioni di strade e negozi credo che la definizione giusta sia “la Città delle Donne”.

Mentre passeggio sul Viale dei Fiori incontro alcune donne di mezza eta che circondano quella che é sicuramente una stella del Teatro Takarazuka. C’é chi le chiede un autografo, chi le porge un mazzo di fiori chi le scatta delle foto.

Sul viale ci sono anche 3 serie di statue  in bronzo di personaggi che hanno fatto la fortuna del Teatro e tra queste c’è anche quella di (Lady) Oscar col suo amato André.

Takarazuka - Hana no Michi (Viale dei Fiori) - Lady Oscar & André

Alla fine del viale che si percorre in un quarto d’ora sono a quel che scrivono molto vicino al museo ma sbaglio strada e finisco in una specie di piccolo parco con caffè e negozi vari.  Chiedo informazioni e in qualche modo riesco ad arrivare al Museo che effettivamente sarebbe stato molto vicino se non avessi imboccato la strada sbagliata.

Takarazuka - Museo di Osamu Tezuka

Comincio a scattare qualche foto dell’esterno che si rivela già interessante visto che il viale d’ingresso é affiancato da colonne/obelischi quadrangolari che su ogni lato hanno incastonato un medaglione con la faccia di uno dei personaggi di Tezuka e vi troneggia la statua di Hi no Tori (La Fenice).

Takarazuka - Museo di Osamu Tezuka - Hi no Tori (La Fenice)

Inoltre sulle piastrelle che pavimentano il viale ci sono le impronte e le firme dei vari personaggi a mo della “Walk of Fame” dei divi americani a Hollywood davanti al Chinese Teathre.

Mentre sto scattando le mie foto arriva un curioso pensionato (?) locale che comincia a biascicare qualcosa, mi si piazza davanti a cinque cm, sorriso a 32 denti come lo stragatto di Alice nel paese delle Meraviglie e senza smettere di masticare “senbee” (cracker giapponesi) che estrae in continuazione dalla sportina che gli sta in mano, comincia a parlarmi.

  • Lui: – Moshi-boshi-goshi desu-ka?
  • Io: – Sorry, no Japanese, sumimasen.
  • Lui: – Boshi-goshi-moshi, ne?
  • Io: – Com’era? Ah si! Watashi wa nihongo o hanashimasen.
  • Lui:  – Goshi-Moshi-Boshi, sugoi ne?
  • Io:- – Desolé, je ne parle pas Japonais.
  • Lui: – Boku dake no Madonna.
  • Io: – Danke, aber Ich spreche Japonische nicht!
  • Lui:- Sekai no chuushin de, ai wo sakebu.
  • Io: – Lo siento, No ablo Japones.
  • Lui: – Kamisama mou sukoshi dake.
  • Io: – Ne govoria Japonski
  • Lui: – Sora Kara Furu Ichioku no Hoshi
  • Io: – Bene, basta ci rinuncio, si,hai ragione. Hai! Hai!

Il suo alito sa di alghe secche (deve essere il gusto dei crackers) io cerco di fare un passo indietro ma se io indietreggio lui avanza senza mai smettere di parlare. Devo essergli particolarmente gradito come interlocutore visto che decide di premiarmi con un “senbee” e non faccio neanche in tempo a fare no con la testa che me l’ha già infilato in bocca. Non mi resta che mangiarlo anche se non amo affatto le alghe. Poi pago della nostra bella chiacchierata mi saluta e se ne va non prima di aver posato bello fiero per una foto che riporto qui sotto.

SENZA PAROLE. Che personaggio!

Entro nel museo; all’entrata le addette mi invitano a fare il biglietto  dalla macchinetta automatica il che mi sembra una scemenza: hai 2 persone che stanno li impalate (per dare informazioni?) per dirti di fare il biglietto, tanto varrebbe me lo facciano loro direttamente.

Il Tezuka Osamu Manga Museum ha un piano sotterraneo, un piano terra ed un piano sopraelevato.

Il mosaico all'ingresso

Piano terra: l’ingresso con la reception é dedicato alla Principessa Zaffiro con il bel mosaico sul pavimento ed una grande statua. Sono presenti delle capsule di plexiglas in stile sci-fi anni 50 che contengono merchandising delle opere di Tezuka. C’é anche un mini teatro che proietta le opere animate.

Piano terra

Piano terra: le capsule sci-fi delle memorabilia.

Piano sotterraneo: qui trovate un “Animation Workshop” con le scrivanie che usavano gli animatori e che i visitatori possono provare e la scrivania del maestro con una sua statua.

Piano sotterraneo: l'Animation Workshop

Piano sotterraneo: la scrivania del Maestro con una sua statua caricaturale.

Piano sopraelevato: qui trovate una saletta per mostre temporanee, una biblioteca contenente molte delle opere del maestro (anche in lingue straniere), una stanzetta dove i bambini possono colorare disegni in bianco e nero dei vari personaggi tezukiani, un negozio di merchandising con delle cosine deliziose e il Jungle Cafe, un plasticoso bar decorato a mo di giungla con i personaggi di Kimba il leone bianco.

Piano sopraelevato: il negozio.

Piano sopraelevato: Jungle Cafe

Qui potete scaricare la mappa illustrata dei Museo in inglese (Osama Tezuka Museum floor guide map).

Il museo é chiuso il mercoledì; orari d’apertura 09.30 – 17.00. Prezzi: adulti ¥ 700 – studenti ¥300 – bimbi ¥100.

Vale la pena di visitarlo? Mah, se proprio siete in zona e avete tempo da ammazzare ci può stare ma venire appositamente a Takarazuka se non siete sfegatati fan tezukiani non credo valga la pena.

Torno davanti al Grand Theatre dove ho appuntamento con Luca. Andiamo in una steak house dove Luca risolve il problema del computer in una mezz’oretta.

Dopo pranzo mi porta a visitare il quartiere delle Model House o Model Room. Pensavo di conoscere ormai tutte le stranezze del Giappone ma evidentemente ne devo ancora mangiare prima di potermi definire un esperto. Questo quartiere é composto da una dozzina di case monofamiliari tutte a 2 piani: la particolarità é che queste case sono dei modelli da esposizione che le società di costruzione edile hanno tirato su per farle visitare ai clienti che hanno un pezzo di terreno edificabile e vogliono costruirsi un abitazione. In Italia uno si rivolge ad uno studio di architettura, spiega le sue esigenze e disponibilità e si fa fare un progetto. Qui invece si possono visitare le case fatte, finite e arredate e il bello é che se uno vuole le vendono chiavi in mano, mobili ed elettrodomestici compresi.

Un paio di modelli di case pronte da tirar su.

Visto che sono particolarmente belle e interessanti decido di visitarne qualcuna e Luca con faccia tosta mi presenta ai venditori come un dirigente “expatriat” di qualche grossa multinazionale che vuole comprare una casa. Le case sono veramente ben fatte con qua e là tocchi di ottimo design. Ogni casa prevede una stanzetta tradizionale con tatami, stanze separate per il gabinetto (super tecnologico) e la stanza da bagno, finestre ad alto isolamento termico  eppure vedo dei difetti veramente fastidiosi comuni a tutte: primo non é previsto il riscaldamento centralizzato (infatti non ci sono radiatori installati); secondo per qualche bizzarra moda architettonica tutti i modelli pur essendo di diversi produttori presentano il secondo piano che non occupa tutta la quadratura disponibile: il soggiorno al piano terra é sempre lasciato open space e il soffitto arriva direttamente al sottotetto, il secondo piano con le camere da letto e i bagni di solito occupa appena metà della superficie disponibile; sembrano come costruite sul soppalco di un loft.

Un modello della Panasonic che come Toyota ed altri grandi gruppi costruisce anche case.

Ora, dico io va bene il design, la ricerca del bello, dello stupefacente; siamo italiani e queste cose le capiamo ma in un paese dove il terreno edificabile nelle città ha dei costi veramente esorbitanti tu rinunci ad un quarto della superficie calpestabile della tua casa per l’effetto “loft”. Assurdo. Inoltre in una casa senza riscaldamento centralizzato dove utilizzi per scaldarti il condizionatore e le stufette elettriche tu crei un open space dal pavimento al soffitto che d’inverno sarà inevitabilmente una ghiacciaia. Pazzesco! Le case sono esteticamente affascinanti, sono costruttivamente molto sicure (tutte dotate dei più moderni accorgimenti antisismici) ma per alcune scelte discutibili non si possono definire propriamente ideali.

Finito la nostra visita ci mangiamo un gelato preso ad un distributore automatico, facciamo quattro ciaccole e ci salutiamo, dopodiché  me ne torno ad Osaka.

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