Viaggio in Giappone 2010: Day 17 – Kyoto; il mercato del Tempio


Giovedì 21 ottobre
Oggi è il grande giorno del mercato. L’ho aspettato con trepidazione. Riuscirò a trovare qualche bel uchikake (il kimono nuziale femminile) da aggiungere a quello che ho a casa? Dovete sapere che questo tipo di chimono è molto variopinto e colorato (al contrario di quelli normali spesso sobri e minimalisti), spesso è un autentico capolavoro e se esposto fa una bellissima figura. Ho intenzione di comprare un paio di espositori di kimono (come quelli dei negozi che ci sono qua) per metterli a casa mia. Sono molto più scenici che un quadro e tutto sommato la spesa non è altissima: nel 2007 ne avevo comprato uno per meno di 100 euro; è vero che io ero rimasto fulminato da uno ancor più bello che però costava sui 250 euro, troppo per le mie tasche. Parliamo comunque di cifre abbastanza ragionevoli se confrontate ad un quadro, spesso si finisce per pagare di più una stampa o una volgare imitazione di un opera famosa.
I business hotel offrono quasi tutti vista contro un muro o roba del genere quindi tendenzialmente si tengono le tende sempre chiuse; esco dal hotel e ho una bella sorpresa: piove!
MA PORC. ☠☢☹☠✠✖☠ di tutti i giorni di questo viaggio solo un giorno chiedevo non piovesse e proprio oggi piove! Non forte ma piove.
Prendo il bus e vado in stazione, chiedo all’ufficio informazioni come arrivare al tempio Toji (20 min. a piedi o 5 min. col bus 205, lo stesso con cui sono venuto fin qui, a saperlo…) e se il mercato si tiene anche nei giorni di pioggia; mi rassicurano che il mercato si fa comunque. Lascio la mia borsa in una cassetta alla stazione per 300 yen e prendo il bus che mi fa smontare alla seconda fermata dopo neanche due minuti: ma quali 20 minuti a piedi, ne bastano 10 scarsi, questi delle informazioni fanno il loro lavoro coi piedi!

Cinque minuti dalla fermata del bus e si arriva alle porte del tempio. Nonostante pioviggini gente c’è n’è e sopratutto è pieno di bancarelle con i teloni a proteggere la mercanzia; evidentemente nessuno rinuncia al suo guadagno per um’pò d’acqua. Buon per me!

All'entrata del tempio c'è un Koban della polizia. I poliziotti stavano distribuendo foto segnaletiche di ricercati con tanto di taglia. A me però non mi hanno dato niente, si vede noi gaijin non siam buoni a riconoscere criminali.

Ci sono bancarelle di tutti i tipi: dai venditori di cianfrusaglie raccattate in qualche garage a quelli di vasellame di un certo valore, dai banchetti di frutta e verdura a quelli che fanno okonomiyaki, piuttosto che takoyaki o oden o yakitori, dai commercianti di kimono usati a quelli di souvenir.

Venditore di patate dolci fritte e zuccherate

Gli odori dei vari cibi si mischiano insieme all’incenso bruciato davanti agli altari, è pieno di studenti in divisa (forse in gita a Kyoto o che semplicemente fanno “manca” da scuola), gruppetti di donne anziane vocianti, coppiette più o meno giovani e turisti che si aggirano solitari come me (con la macchina fotografica in mano sempre pronta) o in gruppi schiamazzanti dove tutti gridano e ridono.

Una bancarella di libri ukyo-e usati mi attrae particolarmente, compro un libricino, due libri ed un enorme librone formato A3 per meno di 20 euro. Gli lascio li per tornare a prenderli più tardi e proseguo. Intanto la pioggia si rinforza e comincio a pensare che mi toccherà spendere 5-600 yen per un ombrello che perderò senza ombra di dubbio quando la provvidenza ci mette lo zampino: vedo un bell’ombrello scuro lasciato lì, vicino ad una palizzata apposta per me. Dovete sapere che visto il basso costo degli ombrelli i giapponesi non si fanno problemi a comprarli appena scendono giù due gocce e ancor meno problemi si fanno ad abbandonarli in giro appena non ne hanno più bisogno, a disposizione di chi li vuole. Nell’ostello di Giova e Zibido infatti, accanto all’ingresso c’era un enorme bidone pieno di ombrelli di tutte le fogge e tipi (alcuni anche di qualità) a cui chiunque poteva attingere liberamente. Ringrazio le divinità del loco per il regalo piovuto dal cielo e proseguo il mio giro.

Poco più avanti vedo uno stand di kimono usati che che espone in bella vista 2 uchikake davvero splendidi. Chiedo il prezzo, purtroppo costano 30.000 yen l’uno (quasi 300 euro), troppo! Annuisco deluso facendo capire che la merce li vale ma per me è troppo. Ma la venditrice non si scoraggia e da sotto uno scaffale apre uno scatolone tirando fuori 8-9 uchikake  da 10.000. C’è ne sono di davvero splendidi e in particolare due che mi piacciono particolarmente: ne acquisto uno e mi dico che eventualmente posso in seguito prendere anche l’altro se non trovo di meglio, ma meglio vedere tutto il mercato prima di decidere. Pago e lascio lì la merce, inutile portarsela in giro sotto la pioggia. In giro si vede parecchia bella roba ma la pioggia non permette ai commercianti di esporre tutta la mercanzia ed anche quella esposta sotto i teloni di plastica è più difficile da vedere e maneggiare. Con meno di 15 € compro da un artigiano un paio di chasen, il frullino di bambù che si usa nella cerimonia de tè per mescolare la polvere di tè verde. E’ un oggetto che per la sua forma mi ha sempre affascinato e costituisce un ottimo souvenir.

Chasen: a) chajimi 茶じみ b) hosaki 穂先 c) karami-ito 絡み糸 d) jiku 軸 e) fushi 節

Di roba che mi piacerebbe prendere c’è ne tanta, il problema non sono i prezzi per lo più popolari ma il peso e l’ingombro. La limitazione aerea di 20 Kg. ha il suo peso nelle decisioni sugli acquisti! C’è uno stand di un artigiano locale che vende coltelli da lui fabbricati che è fuorissimo. Lui vestito da popolano giapponese: fazzoletto annodato in testa, maglia bianca, enorme fascia panciera, pantaloni larghi; sta seduto su un palco sopraelevato e gridando la qualità dei suoi coltelli gli usa per tagliare tronchetti di legno per dimostrarne l’affilatezza e la resistenza. Avrei voluto comparare un paio di coltelli da cucina ma in paese severo come questo portare delle armi nei bagagli potrebbe essere veramente rischioso: personalmente lo sconsiglio a tutti i turisti. Avrei voluto fotografare il tipo ma irretire un uomo che maneggia dei coltellacci grossi così non è un idea molto furba.

I banchi che mi attraggono di più sono quelli dei kimono e quelli che vendono stampe ukyo-e. Purtroppo quest’ultimi non possono esporre la merce come si deve in una giornata di pioggia; anche i kimono non sono esposti al meglio ma soffrono meno il problema. I commercianti di kimono sono abituati a trattare con gli stranieri e almeno per quanto riguarda i prezzi ci si riesce a capire in inglese, anche perché credo la maggior parte della loro clientela sono forestieri. Dovette sapere che i giapponesi di solito non amano affatto la roba usata, a maggior ragione se si tratta di vestiti. Ho visto anche qui negozi di vesti usate sulla moda americana dove i giovani amano cercare il vintage (di foggia occidentale) ma in generale l’usato non gode affatto di buona considerazione. Questo fa si che il mercato del kimono usato ha tutto sommato costi veramente contenuti. Con um’pò di pazienza cercando si possono trovare dei bei kimono in stato discreto a 10-20 euro (parlo di vesti in seta o lana e non di volgari yukata di cotone). La maggior parte sono kimono femminili visto che è un tipo di vestito che ormai la donna indossa assai più dell’uomo: camminando in città non è difficile imbattersi in signore (di solito di mezza età) che indossano eleganti kimono; uomini in foggia tradizionale invece se ne vedono solo nei templi (presumo la maggior parte siano sacerdoti). In un piccolo chiosco vedo un bellissimo furisode viola. Io di solito collezione gli uchikake che sono come ho detto i kimono nuziali, sono imbottiti e più pesanti degli altri. Per la loro magnificenza e per il fatto che sono portabili solo ai matrimoni e solo dalla sposa ovviamente sono carissimi da nuovi e scontatissimi da usati quindi hanno il miglior rapporto qualità/prezzo. Incredibilmente su wikipedia alla voce kimono l’uchikake non viene neanche citato quindi accludo qui a seguito l’ottima spiegazione del forum Hana Team : fino al periodo Edo l’uchikake era utilizzato dalle mogli di guerrieri o di nobili nelle occasioni formali, dopo divenne un abito di nozze. Di seta monrinzu o monshusu (satin con pattern), dall’orlo imbottito e dalle lunghe maniche, viene indossato senza essere fermato da alcuna cintura sopra il kimono. Gli uchikake colorati presentano simboli di buon auspicio dai toni sgargianti e sono spesso ricamati in oro e argento. Il kakeshita è un furisode indossato sotto l’uchikake che può essere bianco o colorato, di seta monrinzu o in habutae (taffettà).  Sotto il kakeshita s’indossa un kimono detto shitagane. Una variante dell’uchikake è lo shiromoku, l’abito nuziale. Nel caso dello shiromoku, uchikake, kakeshita e shitagasane sono bianchi a simboleggiare la volontà della donna di imparare i costumi e le usanze della famiglia del marito e farle proprie. Tradizionalmente veniva indossato il primo dei tre giorni in cui si svolgeva la cerimonia nuziale. Il secondo giorno la donna indossava un abito rosso che serviva come scudo contro la sfortuna, mentre l’ultimo giorno indossava un kimono nero formale. I furisode invece mantengono di più il loro valore visto che sono portabili sempre e sopratutto quelli belli sono abbastanza cari anche usati. Questo furisode è proprio bello e quindi ne chiedo il costo al vecchietto. Questi mi dice 8,000 yen. Gli dico che ci penso e che magari ripasso (dopotutto io colleziono uchikake) ma questi mi ferma e mi dice che me lo da a 7,000. Ci penso e accetto. Bello è bello ed inoltre essendo più leggero mi darà meno problemi con i bagagli. Rovistando tra le bancarelle trovo anche un bel kimono sobrio nei colori ma in discrete condizioni a solo 1.000 yen (9 euro).

C'é chi si concede um'pó di riposo sull'erba umida accanto ad un canale pieno di ninfee.

Decido che per oggi ho comprato abbastanza e che è tempo di  andare quindi mi metto alla ricerca dei negozianti presso ai quali ho lasciato i miei acquisti. Dopo un quarto d’ora trovo i librai dove prendo i volumi comprati e solo in quel momento mi accorgo di quanto pesino: un’accidente!! Veramente dei mattoni. Dopodiché ci metto un ora (stima per difetto) a ritrovare il chiosco in cui avevo comprato il primo kimono. Confesso che stavo disperando quando sono riuscito a ritrovarlo. Per fortuna nel frattempo aveva almeno smesso di piovere. Mentre sto uscendo mi fermo ad una bancarella che aveva delle pezze di stoffa lunghe un metro circa con su stampati alcune delle immagini ukyo-e più famose tra le quali anche due delle più celebri vedute del Fuji di Hokusai. Mi fermo per comprarle. La venditrice è una vecchietta alta un metro e mezzo (forse) che comincia ad arrabattarsi per prendere una scala per raggiungere la merce ma io la fermo con un gesto, poso le mie borse e l’ombrello e raggiungo da me le pezze con sua grande ammirazione. Ovviamente non mi ricordo di riprendermi l’ombrello che finisce col diventare il terzo perso da quando son qua. Bravu somar!

La Bancarella presso cui immolo il terzo ombrello di questo viaggio e il bello è che non sarà neanche l'ultimo.

Torno in stazione. Recupero il bagaglio lasciato e prendo il treno per Shin Osaka dove vado a recuperare la valigia presso il mio hotel, da lì carico come uno sherpa torno in stazione dove prendo un treno per Tokyo. Arrivato alla stazione di Tokyo constato che sono veramente troppo carico: valigia big size, borsa sportiva pesantissima, un paio di borsette e un tubo porta poster. Pensare di affrontare con un bagaglio simile la rush-hour della capitale sarebbe idiozia pura. Decido di lasciare um’pò di bagaglio in un cassetto a pagamento della stazione per recuperarlo l’indomani. Poi prendo la linea circolare Yamanote  fino a Shibuya e da li il treno per Takaido. Arrivato a Takaido credo di ricordarmi bene il percorso per arrivare a casa dell’amico Kunio che mi ha lasciato le chiavi del suo appartamento dai suoi che abitano lì accanto. Si, ci sono stato l’ultima volta tre anni fa, ricordo la strada benissimo: esci dalla stazione, vai a sinistra e prendi la prima a sinistra, poi segui il canale del fiume e…diavolo! Ma guarda se non hanno cambiato tutto negli ultimi tre anni… ma che hanno fatto?…hanno anche coperto il canale!…ma dai! …beh, di sicuro la strada è questa, vado um’pò dritto e poi a destra, di sicuro la trovo… e così mi perdo e vago per tre quarti d’ora con una valigia da 30 kili finché non ritorno alla stazione da cui sono partito, spossato e attapirato. Non posso prendere un taxi perchè gli indirizzi in Giappone non vogliono dir nulla senza mappa, non posso telefonare a Kunio che al momento è in Francia e nelle vicinanze non c’è un hotel dove potersi fermare. Poi mi guardo meglio attorno è un barlume di luce si intravede: mi sembra di ricordare che una volta arrivati in stazione attraversavamo il ponte pedonale sopra la strada e lì, una volta scesi si andava a sinistra…infatti ecco il canale del fiume e il deposito/parcheggio di biciclette che ricordavo, prima invece stavo praticamente andando nella direzione opposta. In 10 minuti arrivo a casa Kunio, suono a casa dei genitori e la madre mi apre e mi da la chiave dell’appartamento e sorpresa è praticamente tutto uguale al 99′ quando venni qui per la prima volta, ci sono solo più vestiti di prima. Io dal 99′ ho cambiato 4 case e vedere un ambiente famigliare di più di 10 anni fa, praticamente immutato, mi fa uno strano effetto…rassicurante. E’ bello che certe cose non cambino.

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