Viaggio in Giappone 2010: Day 18 – Tokyo: Shinjuku – Omotesando


Venerdì 22 Ottobre

Oggi ho appuntamento coi ragazzi all’una a Shinjuku. Visto che non mi va di buttare tutta la mattinata decido di uscire da casa verso le 10 e di farmi un giro.

Tokyo: locale di pachinko con pubblicità di Evangelion e Keiji.

Dal quartiere della casa del mio amico si prende per venire in centro Tokyo un treno la cui ultima fermata é Shibuya, quindi da qui devo passare sempre, qualsiasi sia la mia destinazione. La cosa non mi dispiace visto che questo é in assoluto uno dei quartieri più interessanti di Tokyo. Il mio preferito fin dal mio primo viaggio in Giappone. Decido di farmi un giro qui, tanto basta prendere la linea Yamanote e in 10 minuti si arriva a Shinjuku.

Andandomene a zonzo mi imbatto anche a Tokyo in queste simpatiche rane che servono a transennare aree in cui si fanno lavori stradali et similia. Ne avevo visto di simili anche a Kyoto anche se li erano verdi, con la bocca aperta e di foggia leggermente diversa.

Anche a Tokyo le simpatiche rane transenna.

Queste sono alcune delle cose che più mi colpiscono di questo paese. Cercano sempre di rendere più simpatici e accattivanti attività che di per se non lo sono. Da noi i cantieri son sempre dei posti dove si bada al sodo e finché i lavori non finiscono ne devi sopportare la bruttezza e basta: qui tutti quelli che sanno di compiere attività fastidiose cercano di addolcire la pillola ai cittadini.

Mi imbatto in un locale di ramen particolarmente interessante: non é ancora mezzogiorno ma é già piuttosto affollato e visto che avevo cenato leggero e non avevo fatto colazione decido di provarlo anche perché conoscendo gli altri una volta assieme ci vogliono ore per trovare un ristorante che vada bene a tutti: é la fregatura di un paese dove i locali sono specializzati in un solo tipo di pietanze.

Shibuya: Ramen alle vongole e gyoza con formaggio inglese Stilton.

Mi siedo al bancone dove mi forniscono un enorme bavaglio usa e getta di carta che serve per non macchiarsi. É la prima volta che vedo una cosa del genere ma devo dire che la trovo un idea veramente ottima: con i tagliolini in brodo é veramente facile sporcarsi i vestiti e non mi dispiacerebbe se questi bavaglioni si diffondessero. Ordino un insolito ramen alle vongole (gusto mai visto in giro prima) e dei gyoza con formaggio Stilton e devo dire il tutto si rivelerà veramente DELIZIOSO, in special modo il ramen che mi ricorda nel gusto gli spaghetti alle vongole che si fanno a Venezia. Poi mi avvio verso la stazione per recarmi a Shinjuku. In stazione vedo anche il cartellone pubblicitario di cui sotto dove a reclamizzare un whisky locale c’è niente meno che il Sig. Rossi di Bruno Bozzetto. Di richiami all’Italia in giro se ne vedono tanti, sopratutto grazie ai numerosi ristoranti (pseudo) italiani ma non credevo fosse conosciuto un personaggio come il Sig. Rossi che é la personificazione dell’italiano medio degli anni 60′-70′ e che credevo troppo strettamente legato alla realtà italiana per sfondare davvero all’estero.

Tokyo: il Sig. Rossi anche in Giappone. Notate che é presente pure sulla lattina!

Arrivato a Shinjuku riesco non senza fatica a trovare l’uscita dove trovo già in attesa  Giova e Zibido. Questa stazione é la seconda al mondo per superficie, in compenso é la più trafficata al mondo. Ogni giorno vi transitano 3,64 milioni di persone . Descriverla é difficile: ci sono diverse linee di treni e metropolitana che vi incrociano su diversi livelli. Il numero di uscite é enorme e nonostante queste sono numerate con lettere e numeri non ci si capisce nulla lo stesso. Infatti io ho fatto una fatica boia a trovare l’uscita a cui avevamo appuntamento e ho sbagliato un paio di volte prima di trovarla e Gianluca e Marco ancora non si vedono. Proviamo a telefonare con tutte le difficoltà del caso con ‘sti cavoli di telefoni che funziano quando vogliono loro. I ragazzi rispondono che ci stanno aspettando all’uscita, noi pure siamo convinti che stiamo aspettando a quella giusta: morale della favola ci mettiamo più di cinquanta minuti e non so quante telefonate per ritrovarci e ognuno continua a sostenere che era all’uscita corretta. Non datevi MAI appuntamento alla stazione di Shinjuku. Se potete preferite sempre le stazioni piccole o quella di Shibuya che é grande ma ha l’uscita Hachiko dove tutti si danno appuntamento di fronte alla statua del celebre cane. Comunque non tutto il male vien per nuocere visto che mentre aspettiamo riesco a fotografare la tipa di cui sotto.

Tokyo: Shinjuku Girl

Questa é senz’altro LA FOTO di questo viaggio. Al fatto che le giapponesi si vestano poco e strano ci abbiamo fatto il callo ma una cosi, incontrarla alle 13.30 all’uscita della stazione mentre messaggia tranquillamente al cellulare…beh! Vorrei inoltre far notare ai miei cari lettori che per donar loro questa chicca ho rischiato l’arresto visto che a meno di due metri da lei c’era un poliziotto e che in Giappone visto il gran numero di maniaci é proibito fotografare le persone senza il loro permesso. Comunque ne é valsa veramente la pena. Mi auguro la tipa non vada mai in vacanza all’estero perché penso ci siano paesi in cui le salterebbero addosso senza neanche chiederle quanto vuole.

Una volta riuniti Gianluca ci consegna gli inviti per il convivio di domani e decidiamo di salire ai piani superiori della stazione dove c’é il centro commerciale Lumine e dove sicuramente ci sarà un piano dedicato alla ristorazione. Al solito nonostante ci siano una decina di locali non riusciamo a metterci d’accordo e decidiamo di separarci: Gianluca e Marco optano per un piatto di pasta pseudo italiana che più tardi ammetteranno era appena commestibile mentre con Giova e Zibido scegliamo un ristorantino che fa hamburger e cotolette alla giapponese che si rivelerà ottimo.

Tokyo: Giova al ristorante

Tokyo: un ottimo menu a meno di 10 euro.

Una volta usciti vediamo un cielo ancor più grigio che promette pioggia da li a poco, conseguentemente Giova e Zibido decidono di tornarsene al loro appartamentino mentre con Gianluca decidiamo di far vedere a Marco Harajuku e Omotesando.

Harajuku é uno dei posti più interessanti di Tokyo e tutti dovrebbero visitarlo: in special modo Takeshita-dori che é uno dei posti più particolari e interessanti che la cultura giovanile abbia mai prodotto e dove spesso si possono fare foto fantastiche. Mi faccio dire da Gianluca come si dice “Posso farvi una foto?”  ma tra l’ilarità generale non riesco proprio a memorizzare la frase e ogni 30 secondi sono a richiederla. I miei compari ormai stufi mi dicono di piantarla visto che sostengono non avrò il coraggio di usarla ma naturalmente si sbagliano e una volta scovato un soggetto interessante (vedi sotto) non esito a chiedere. Un minuto dopo ovviamente la frase sarà di nuovo dimenticata: che brutta cosa la vecchiaia!

Tokyo: Takeshita-dori girl

Da Takeshita-dori ci immettiamo su Omotesando che é una elegante boulevard pieno di boutique di lusso dove i brand più famosi hanno affidato ad architetti di grido il compito di costruire degli edifici a volte davvero originali. Chiunque studi o si interessi di architettura deve visitare questo boulevard che vuoi per gli alberi, vuoi per i negozi ha un respiro decisamente europeo che non dispiace affatto.

Tokyo - Omotesando: Ore-sama e Marco.

Da Omotesando ci dirigiamo sempre a piedi, pian piano, verso Shibuya che non é lontanissima. Camminando vedo una cosa che non avevo mai notato prima: una stazione di servizio incassata al piano terra di un palazzo (immagino in Italia sia proibito). Gli erogatori del carburante pendono dal soffitto: l’auto arriva, il benzinaio tira giù la “pistola” e la immette nel serbatoio. Non ho capito dove si vede la quantità di benzina immessa e come fa il benzinaio a regolarsi ma ancora una volta quando ormai credevo di conoscere questo paese é riuscito a sorprendermi.

Tokyo: stazione di servizio con erogatori pendenti.

Tokyo: Il coll. Sanders mascotte del Kentucky Fried Chicken già addobbato per Halloween.

Vicino a Shibuya notiamo l’insegna di un Neko Cafe. Neko vuol dire gatto e quindi questo é un Gatto Cafe. Ma cos’è un Neko Cafe?. Come probabilmente sapete i giapponesi (sopratutto i single che sono tanti) vivono in mini appartamenti da 20-35 metri quadri dove spesso é proibito tenere animali. Inoltre in Giappone nessuno si azzarda a tornare a casa senza fare almeno 2-3 ore di straordinari gratuiti (se non hanno qualcosa da fare fanno finta per far vedere che ci tengono all’azienda). Aggiungiamo il fatto che nelle grandi metropoli le distanze sono enormi e che i tempi di spostamento casa-lavoro sono di solito di un ora o più e capirete che il povero lavoratore esce la mattina presto e torna in serata, a volte molto tardi. Questa gente anche non é in grado di accudire un animale che soffrirebbe a stare sempre a casa da solo. Per venire incontro alle loro esigenze sono stati creati i Neko Cafe. Posti dove oltre a prendere qualcosa da bere ci sono diversi gatti con i quali interagire: accarezzarli, coccolarli, ecc. Ho letto anche da qualche parte che ci sono dei posti dove affittano cani da portare a passeggio per i cinofili. É una triste società quella che arriva a questi estremi.

Tokyo: un locale per appassionati di felini.

Se ben ricordo per una mezz’ora di permanenza nel Neko Cafe chiedono un migliaio di yen (una decina d’euro). Gianluca ha due gatti in casa e io ne ho diversi nel cortile di casa, quindi non siamo interessati; Marco invece decide di farci un giro. Gli do la macchina fotografica per fare qualche scatto e con Gian ci facciamo un giro. Dopo una mezz’ora Marco torna giù con sentimenti contrastanti: ci sono parecchi gatti, ben trattati e ben accuditi ma ci sono troppe regole nel migliore stile giapponese: – questi gatti non si possono prendere in mano, questi bisogna solo accarezzarli, quegli che puoi prendere in mano non puoi sollevarli più di un tot e cosi via. Sarà per salvaguardare il benessere degli animali ma la cosa finisce per perdere spontaneità.

Nel Neko Cafe Marco fotografa il pasto dei felini che a quanto pare avviene all'unisono.

Arrivati a Shibuya ci salutiamo e vado alla stazione di Tokyo per recuperare il bagaglio che avevo lasciato ieri e dopo aver faticato non poco a ritrovare dove li avevo depositati (qui é tutto veramente enorme) gli ritiro e torno a casa.

Sotto la stazione faccio spesa in un supermercato che giustamente tiene aperto fino a tardi. Questi sono i posti da frequentare sopratutto se avete bisogno di comprare um’pó di frutta: cibo praticamente sconosciuto nei ristoranti ma che il vostro stomaco occidentale dopo qualche giorno di permanenza comincerà a richiedervi.

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