Viaggio in Giappone 2010: Day 19 – Il pranzo di Gianluca e Wakako e notte “brava” a Shibuya


Sabato 23 ottobre

Oggi e ‘il Giorno del pranzo degli sposini che hanno deciso di saltare le cerimonie religiose (occidentali e orientali) e semplicemente dare un pranzo per festeggiare il matrimonio con gli amici. Devo dire che non posso dargli torto. Al giorno d’oggi il matrimonio non ha più il significato che aveva una volta e non e’ più indissolubile come prima quindi il suo significato religioso (per molti) non ha più ragione d’essere. Anche il significato civile ormai ha molta meno importanza: una volta i figli “illegittimi” avevano meno diritti per esempio. Al giorno d’oggi sposarsi credo sia un modo di dire ad amici e parenti: – Siamo una copia e vogliamo vivere insieme. Festeggiate assieme a noi questa nostra decisione!

Negli ultimi anni ho avuto diversi amici che si sono sposati. L’80% di loro sono partiti con l’idea: – Facciamo una cosa semplice. – Niente bomboniere – In chiesa? Vediamo ma si può benissimo fare solo in comune. – Invitiamo i NOSTRI amici e SOLO i parenti più stretti, quelli che vediamo più spesso e a cui siamo veramente affezionati. – Diamo un bel rinfresco a buffet che va bene a chiunque ed evitiamo quei pranzi a 7 portate che ci indebitano e ci costringano a lavorare un anno per pagare solo quello. – In compenso coi soldi risparmiati riusciremo a farci per la luna di miele quel viaggio alle Maldive che abbiamo sempre sognato.

Insomma tutte considerazioni sensate e ragionevoli che inevitabilmente finivano per scontrarsi contro l’indignazione dei genitori: – Mia figlia non si sposa in chiesa? Dovrà passare sul mio cadavere prima che io lo permetta! – Cos’e’ che vuoi offrire? Un buffet? Ma vedi di fare la persona seria! Si va in Ristorante e quello BUONO (legassi: straCARO)! – Come? Non inviti la Zia Pinuccia? – Ma se non la vedo da vent’anni. E poi abbiamo detto massimo 100 invitati e stiamo già sforando. – Invece tu la Zia la inviti perché io e tuo padre siamo stati al suo matrimonio 35 anni fa e con lei anche i figli e le figlie con relativi mariti e fidanzati. – Ma neanche li conosco! – Si fa cosi e basta! Togli dalla lista qualcuno dei tuoi “amici” che tanto sono dei fannulloni buoni a nulla, quel Mario per esempio ha proprio la faccia da drogato, lo sai che non mi e’ mai piaciuto.

E cosi finiva che gente partita con le migliori intenzioni si ritrovava:

  • a fare 6 mesi di corso prematrimoniale con un prete anche se non mettevano piede in chiesa dai tempi della cresima;
  • a spendere 1500 euro per addobbare una chiesa che non avevano voluto loro;
  • a comprare 120 bomboniere;
  • a invitare 70 parenti di cui sospettavano appena l’esistenza;
  • a offrire un pranzo di 11 portate (“quello da 7 e’ roba da pezzenti” dice mamma) per 120 persone tra cui 70 parenti di cui sospettavano appena l’esistenza;
  • ad andare in luna di miele una settimana in un agriturismo in Toscana.

Tornando a noi, oggi e’ una giornata in cui non mi devo alzare presto per correre fuori e la cosa e’ positiva visto che con Gianluca e gli amici abbiamo deciso di stare fuori tutta la notte. Mi alzo con calma, doccia, barba mi vesto bene ed esco con un certo anticipo per non rischiare anche se il sabato i mezzi pubblici sono meno pieni, di giorno. Wakako mi ha scritto su un foglietto le istruzioni per arrivare al ristorante preposto. Arrivo a Shibuya, cerco la linea della metro che devo prendere e con non poche difficoltà visto la grandezza e il casino della stazione riesco a trovarla anche se perdo um’po di tempo; ma non c’e’ problema tanto sono in anticipo. Faccio per entrare ma il casello mi ferma visto che nella mia Suica  son rimasti solo 30 yen. Vado al distributore automatico e la ricarico anche se perdo um’po di tempo; ma non c’e’ problema tanto sono in anticipo. Salgo al volo su una carrozza e mi accorgo dopo 5 fermate che sto andando nella direzione opposta cosi mi tocca scendere e di corsa andare sul binario che mi porta nella direzione giusta, anche se perdo um’po di tempo; ma non c’e’ problema tanto sono in anticipo. Morale della favola arrivo alla mia fermata che sono in ritardo. Di corsa esco dal vagone e mi precipito verso l’uscita con in mano il foglietto delle indicazioni: esci vai a desta, avanti 40 metri e ancora a destra e dopo cento metri trovi il ristorante. Ancora da lontano vedo Wakako da sola che sembra aspettare me. Sono l’ultimo ed era preoccupata che mi fossi perso: non aveva tutti i torti. Entro in sala tra gli sfotto degli amici italiani e gli sguardi di riprovazione degli ospiti giapponesi della serie “ci facciamo sempre riconoscere all’estero”.

Gianluca & Wakako

Il Ristorante é Italiano, su due piani, ma visto che il nostro gruppo non e’ numerosissimo (una quarantina?) occupiamo solo parte del piano terra. Noi quattro italiani siamo al tavolo degli sposi che bontà loro ci hanno messo assieme: altrimenti vista l’allergia dei giapponesi verso le lingue straniere sarebbe stato un pasto piuttosto silenzioso. La cucina é veramente italiana e tutte le numerose portate che ci portano sono buone e non fanno storcere il naso a nessuno di noi che pure vantiamo nel gruppo un buongustaio (il sottoscritto) e un cuoco professionista (Giova); gli unici due appunti che si potrebbe fargli sono: 1) che ad un certo punto ci hanno invitato a essere più tranquilli e vi assicuro che non stavamo per niente facendo casino (per gli standard italiani almeno) e 2) che le portate sono um’pó piccole ma io non me ne posso lamentare visto che ero seduto accanto a Gianluca che essendo vegetariano mi ha passato 2/3 delle sue pietanze non essendo adatte a lui.

Alcuni degli ospiti erano persone particolarmente interessanti: c’era Mikio, simpatico chef giapponese, il poliedrico Nobuyuki detto anche “Luigi”, ex cuoco, ex regista di film per adulti e adesso broker finanziario in internet; c’erano inoltre le amiche sposate di Wakako che in assenza dei rispettivi mariti mi hanno molestato ripetutamente cercando senza costrutto di corrompere la mia integerrima fibra morale.

Mikio e Noboyuki

Non mi dilungherò ulteriormente sul convitto che ci ha fatto passare 2-3 ore particolarmente gradevoli. Usciti dal ristorante facciamo qualche foto di gruppo e mentre la maggior parte degli invitati se ne va una quindicina di noi decide di andare in un locale vicino per continuare a bere e ciaccolare. Un oretta e mezza e verso le sette di sera tutti a casa a parte noi gruppo italico che faremo nottata fuori. Per fortuna il tempo é clemente e non fa affatto freddo.

Il gruppetto che decide di prolungare la festa: 2 donne e 11 maschioni. Mmmhh! Perché le ragazze son scappate tutte?

Andiamo a Shibuya e bisogna dire che si nota la differenza tra gli altri giorni e il sabato sera. Per carità qui é sempre affollatissimo ma evidentemente il week end si respira un aria più casual, più festaiola. Infatti già nella piazzetta di Hachiko di fronte la stazione incontriamo un gruppetto vestiti come a carnevale: ci dicono stanno andando ad una festa in maschera. Erano veramente molto simpatici peccato non fossimo vestiti come richiesto se no saremmo andati con loro molto volentieri.

I nostri amici in maschera.

Fotografato assieme ad un pagliaccio da una zingarella nipponica.

Ci dirigiamo verso la zona dei locali notturni senza avere una meta precisa. Ci godiamo la folla e l’atmosfera festante. Io purtroppo comincio ad avere seri problemi ad un piede. Ho messo  paio di scarpe semi-nuove più eleganti che comode. Le poche volte che le avevo indossate a casa era sempre stato di sera e per poco tempo, qui non le avevo mai messe. Oggi sono in giro da parecchie ore e sembra che mi abbiano fatto una bella vescica che può solo peggiorare col proseguo della serata. Girando cerchiamo un locale che sia adatto anche a Giova ma la cosa si dimostra impresa ardua. Visto il costo degli immobili e degli affitti in Giappone i locali hanno la tendenza a essere sempre abbastanza piccoli e lo spazio viene sfruttato al massimo rendendo la cosa molto poco agevole per chi é in carrozzella. Se poi aggiungiamo il sovraffollamento, il sabato sera, ecc. capite che la faccenda é alquanto problematica.

In giro c’é veramente di tutto e di più. La moda giapponese dei giovani é già di per sé “originale” e Shibuya ne é l’autentica mecca. Descrivere il tutto sarebbe difficile ma salta all’occhio che mediamente gli omini vestono pseudoispirandosi alla moda dei ghetti neri americani con qualche deciso tocco gay in più, mentre le ragazze vestono mediamente da sfrontate peripatetiche. – “Se venite conciate cosi in Italia preparatevi perché saranno parecchi ad informarsi sul prezzo”. 🙂 Ad un certo punto  incontriamo un omaccione di colore con scarpe da donna tacco 11′ che porta un negligé nero trasparente sotto il quale si vede il perizoma. Anche in un contesto anticonformista come quello di Shibuya spiccava come un faro in mezzo alla notte più buia. Menre noi lo ammiravamo a bocca aperta una frotta di ragazze lo ha circondato con gridolini di sorpresa per poi farsi fotografare diverse volte insieme. Sembra fosse un personaggio famoso dopotutto.

    Il popolare travestitone (il terzo da destra) viene subito circondato da un gruppetto di ragazze in visibilio.

Qui sopra il popolare travestitone (il terzo da destra) viene subito circondato da un gruppetto di ragazze in visibilio.

Ci accomodiamo davanti ad un baretto che ha piazzato qualche sgabello fuori dal locale sul marciapiede cosi che si possa stare tutti insieme e ci godiamo il passaggio della folla spesso interessante.

Ad un certo punto dei tipi um’pó brilli ci approcciano e fanno indossare prima a Gianluca e poi a Giova uno strano cappello cornuto, cosa che sembra riempirli di grande soddisfazione. Poi passano due poliziotti con in mano un affare che presumo misurasse l’inquinamento acustico. Misurano i decibel della musica che esce dal nostro baretto e poi entrano a tirare un cazziatone ai baristi obbligandoli a tenere le porte del locale chiuse.

Verso le due Giova e Zibido decidono di tornare a casa: pare che il loro appartamento sia abbastanza vicino da prendere un taxi senza rimpiangerlo per il resto della loro permanenza. Ma per me e sopratutto per Marco e Gianluca che devono tornare  a Yokohama la cosa é impensabile, avremmo piuttosto convenienza ad andare in un albergo.

Dopo um’pó do forfait anche io mio malgrado. Purtroppo la vescica al piede mi fa veramente male e non sono in grado di andare a zonzo o stare in piedi. Cosi saluto i ragazzi e zoppicando me ne torno verso la stazione dove avevo adocchiato un Internet Cafè, posti famosi in Giappone come ricettacoli low cost per nottambuli che hanno perso l’ultimo treno piuttosto che come locali in cui si va per navigare sul web.

Impressionante il numero di prostitute (non giapponesi) che cerca di abbordarmi mentre raggiungo la mia meta. E il tutto nelle vie più illuminate e trafficate. Sono stato tre volte in Thailandia, paese ingiustamente celebre per la prostituzione e devo dire che a Bangkok non mi é mai capitato di venire abbordato. Paradossale che succeda proprio a Tokyo.

Arrivato al locale mi viene chiesto un documento (proprio come in un hotel), prendono i dati, mi chiedono quanto voglio stare e mi assegnano una postazione con relativa chiave all’ottavo piano. Prendo l’ascensore e una volta sceso al mio piano vedo dei corridoi con scaffali pieni di manga e riviste e delle porte numerate chiuse a chiave.

Shibuya Internet Café - Il corridoio

Entro nel mio bugigattolo (vedi foto sotto) attrezzato di computer, TV, telecamera, microfono, cuffie e sopratutto poltrona. Mi ci piazzo e devo dire che la poltrona é abbastanza comoda ma non é proprio adatta a dormire, almeno per me: i giapponesi riescono a dormire anche in piedi e per loro immagino non sia un problema ma io non ci riesco. Nel divisorio accanto c’è qualcuno che russa. A parte quello silenzio assoluto. Son troppo stanco anche per navigare cosi mi limito a riposarmi sfogliando qualche manga e qualche rivista presi in corridoio aspettando che faccia mattino.

Shibuya Internet Café - La postazione su cui spaparanzarsi in attesa del primo treno.

Verso le cinque e un quarto scendo, pago il dovuto (meno di 20 euro se ricordo) e me vado a prendere il treno per casa. C’è un sacco di gente anche a quest’ora del mattino: sono tutti quegli che han fatto nottata fuori. Scommetto che alle sette ci sarà molto meno gente in giro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...