Viaggio in Giappone 2010: Day 20 – Tokyo: Parco di Harajuku ed Akihabara


Domenica 24 ottobre

Verso le 11 dopo poche ore di sonno mi alzo: oggi é domenica e devo andare assolutamente al Parco di Harajuku. Perché assolutamente? Perché dovete sapere che tutte le domeniche in questo parco si riuniscono alcuni dei personaggi più strani del paese.

Gia nel 85 Wim Wenders aveva immortalato nel suo documentaristico Tokyo-ga questo posto: qui si danno convegno infatti le persone che amano i travestimenti, il cosplay e il Rock & Roll anni 50 più un sacco di altra gente più strana della media giapponese.

Travestimenti e cosplay sono di solito prerogativa di giovani ragazze che si travestono o da personaggi di manga e anime o inventano del tutto dei loro stili che comunque richiamano questi due mondi che ne sono ispirazione. C’è poi la categoria delle Gothic Lolita (che sono una categoria tutta loro) che non mancano mai.  Ed infine ci sono i miei preferiti: i rocker.

Appena fuori dalla stazione mi ritrovo una decina di persone di entrambi i sessi, chi vestito normale e chi no, tutti con un cartello in mano scritto in giapponese e inglese dichiarante che distribuiscono abbracci gratis. La cosa é piuttosto simpatica ( credo di aver letto tempo fa che era una cosa nata in California) e son quasi tentato di farmi abbracciare da un paio delle fanciulle più graziose.

Abbracci gratis a belli e brutti!

Sul ponte dove si riuniscono le travestite/cosplayer/gothic lolita c’è una gran ressa di turisti muniti di foto e video camere che circondano queste riottose esibizioniste. Infatti forse indispettite dalla ressa queste erano tutte voltate verso il muro e davano le spalle al pubblico. Una di loro accovacciata alla giapponese teneva in mano un cartello con la scritta (anche in inglese) verso gli spettatori che chiedeva loro di non fare foto senza prima chiedere il permesso. Questa era veramente una cosa super ridicola: ti travesti in maniera che attirerebbe l’attenzione anche di un branco di foche cresciute in un circo; vai cosi conciata nel posto più rinomato del paese dove lo sanno anche i sassi che ci sono quelli strani anche perché ogni guida turistica descrive la domenica del parco Harajuku e poi fai la persona oltraggiata perché ti trattano come un fenomeno da baraccone e ti vogliono fotografare. Care ragazze, bisogna che veniate a patto con voi stesse: siete esibizioniste o no? Se si, vi beccate i turisti fotografi, se no, travestitevi ma state a casa o in locali appositi con gli amici.

Comunque non perdo neanche 5 secondi con queste squinternate, non mi sono mai state particolarmente simpatiche al contrario dell’altra grande tribù che colonizza il parco i Rocker

Tokyo, Harajuku: I rocker del Tipo A allano il twist.

I Rocker sono patiti come potete arguire della cultura e della musica americana anni ’50. Si dividono in 2 categorie:

Tokyo, Harajuku: rocker del Tipo B ballano una specie di Hali Gali

Gruppo A) – Vestono tutti come Fonzie o John Travolta in Grease. Stanno in gruppetti di soli uomini, portano ciuffi che neanche Elvis ha mai ipotizzato, vestono blue-jeans e giacche di pelle o di jeans e ballano il twist al suono dei loro possenti ghettoblaster. Sono riuniti in bande e portano il nome del loro gruppo sui giubbotti.

Gruppo B) – Sono copie. Le donne vestono tutte le tipiche gonne larghe che arrivano sotto il ginocchio. Gli uomini vestono una versione softcore dei rocker Gruppo A: alcuni addirittura osano pantaloni normali e cardigan come i bravi ragazzi alla Ricky Cunningham in Happy Days. Al suono dei loro stereo ballano in gruppi (anche di 10 o più) i vari balli anni ’50 e ’60: e quanto impegno ci mettono! Fan proprio tenerezza.

Tokyo, Harajuku: un ventenne (sin.), un cinquantenne (cent.) ed un trentenne (des): tre generazioni tutti membri della stessa banda; segno che questa cosa é destinata a durare. Ormai non si può parlare di moda, alcuni gruppi sono qui dagli anni '70.

Personalmente gli adoro!

Tokyo, Harajuku

Proseguendo verso l’interno del parco poi si incontrano molte persone normali e famiglie con bambini e cani che fanno pic nic (sempre a magnare ‘sto popolo).

Tokyo, Harajuku: personaggi di tutte le fogge.

C’è gente che jogging. Gruppetti che provano balli e coreografie vari.

Tokyo, Harajuku: questa ragazza teneva uno spettacolo di comicità tradizionale e a giudicare dalle risate della ventina di persone che la seguivano era piuttosto brava. Faceva delle smorfie moto simpatiche.

Ad un certo punto arrivo in un posto recintato piena di gente tutta rigorosamente accompagnata da  un cane. Mi avvicino e scopro che é un area per far giocare i propri amici a quattro zampe (non che nel resto del parco non si incontrino). Il bello é che con la solita precisione nipponica tanto amante di regolamenti e catalogazioni il parco é diviso in varie zone destinate a cani di diversa stazza: quella per le razze minuscole, quella per le piccole e quella per le medie. E per quelle grosse chiederete voi? Con le metrature delle abitazioni tokyote già un Golden Retriever é un colosso: non credo si vendano molti Alani da queste parti. Leggendo il regolamento ho visto che bisogna pure fare un documento di registrazione per il proprio amico a quattro zampe. Per il resto a parte respirare é proibito tutto! 🙂

Harajuku Dog Park: I cancelli per i cani di stazza piccola e media

Harajuku Dog Park: il regolamento anche in inglese. A quanto pare bisogna registrare il cane e fargli una specie di tessera.

Proseguendo ho visto diversi gruppetti che facevano attività sportive o teatrali. A quanto pare é una cosa normale venire ad esercitarsi (qualsiasi sia il proprio hobby) al parco, sotto gli occhi di tutto il che é strano per un popolo tanto riservato e attento al non “perdere la faccia”. Uno dei gruppi che mi ha più colpito é stato quello della foto di cui sotto. Una trentina di persone tutte munite di chitarra: al centro un paio di maestri che facevano ascoltare un pezzo e poi tutto il gruppo a rifarlo insieme. Il bello era che erano tutti bravi: dopo aver ascoltato il pezzo lo riproducevano senza sbavature alle mie orecchie da profano; principianti in mezzo non c’é n’erano.

Tokyo, Harajuku: gruppo di chitarristi

Mentre stavo ormai andandomene ho incrociato una dozzina di uomini travestiti da donne che procedevano in gruppo. La loro vista mi ha talmente shockato che non ho avuto la presenza di spirito di accendere la macchina fotografica se non quando mi avevano già passato. Son riuscito a fotografarli solo da dietro. Erano veramente ridicoli con le facce pesantemente truccate e con i vestiti curatissimi. Che tipi!

Tokyo, Harajuku: questi erano un gruppo d'una decina d'uomini travestiti da donne; peccato non sono stato abbastanza lesto a fotografarli e li ho ripresi solo da dietro. Erano veramente troppo fuori.

A quel punto ho preso la Yamanote e sono andato ad Akihabara.

Il mio scopo principale era farmi un idea sui washlet (i techno-sedili del WC) e vedere se mi riusciva di portarne uno a casa. Dopo aver girato diversi negozi mi son convinto che era un acquisto fattibile ma non mi sono deciso a sceglierne uno ed a comprarlo subito volendo pensarci um’pó. cosa che si rivelerà un errore e mi farà perdere un sacco di tempo l’ultimo giorno. Se volete una cosa, decidete e compratela o rinunciateci subito. I spostamenti a Tokyo richiedono sempre tempi biblici e il vostro tempo va impiegato con oculatezza.

Intanto ha cominciato a piovere e mica poco, quindi decido di tornare a casa. Comunque girando ho finito per comprare una sveglia a forma di testa di robot, delle scatole stilose per mazzi di Magic, un set composto da tagliere-coltelo e pelapatate con lame di ceramica, vari portachiavi e cazzabubbole varie: da Akihabara non si esce facilmente indenni!

Quando arrivo alla mia stazione sta scravazzando e io sono senza ombrello. Ne comprerei volentieri uno ma niente. Mi incammino rassegnato ad arrivare fradicio a casa e intanto penso:- non sarebbe meraviglioso trovare un ombrello, di quelli che qui lasciano in giro, sotto la tettoia del parcheggio delle biciclette? Beh, credeteci o no vado e miracolosamente c’é proprio uno di quei meravigliosi ombrellini trasparenti da 100 yen indolentemente appoggiato ad una bici. La cosa mi ha riempito VERAMENTE di felicita. Sembra una cosa piccola ma l’umore mi é salito alle stelle. Uno stato d’animo difficile da spiegare: um’pó come da ragazzi quando ci capitava di trovar per strada 10.000 lire e la cosa ci rendeva di buon umore per una settimana intera.

I love japanese plastic umbrellas!!!

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