Viaggio in Giappone 2010: Day 21 – Matsumoto: ma che sapore ha una serata uggiosa…


Lunedì 25 ottobre.
Piove. E’ una di quelle mattine dove dormo più del solito ma ogni tanto bisogna far concessioni al fisico.
Chiamo i ragazzi e dico loro che vado a Matsumoto, tanto a Kamakura con questa pioggia non si va
Parto um’pò tardi ed arrivo a Shinjuku verso le undici e mezza. Vado ai cancelli e chiedo all’omino a quale binario si prende il treno per Matsumoto. Mi chiede quale voglio prendere e rispondo “the fastest one” ovvio. Mi dice di andare a fare il supplemento rapido. Ma ho il JR Pass gli dico ma quello insiste che ci vuole il supplemento. Sti stronzi di japanguide,com non l’avevano mica scritto, sarà un altro treno. Chiedo qual’è l’altro treno e mi risponde che è il rapido del binario 6. Ottimo, un rapido, corro a prenderlo ed entro quando le porte si stanno già chiudendo. Ma fermi tutti, dentro ha i sedili stile metrò, e la prossima fermata è Nakano, un quartiere di Tokyo. Ma quale rapido, questo deve essere uno di quei locali che ci mettono 5 ore. Scendo a Nakano e prendo il treno per tornare a Shinjuku, se bisogna pagare il supplemento, pagheremo. Chiedo ad un addetto a che binario è l’espresso per Matsumoto e mi risponde che partono ogni ora ai minuti 03. Bene, sono le 12.06 ed il prossimo è alle 13.03: ho perso un ora. Esco dalla stazione per pranzare e poi rientro e mi trovo un posto libero sul treno. Partiamo e subito entra nella nostra carrozza il controllore e comincia a passare in rivista i biglietti facendosi pagare da alcuni passeggeri quello che è evidentemente il supplemento. Arrivato da me gli faccio vedere il JR Pass, mi chiede la mia destinazione e si segna il mio posto sul suo foglio che ha il diagramma di tutti i posti della carrozza in modo da ricordarselo e non dover chiedere ai passeggeri già controllati  il ben noto a noi frequentatori delle FS “già visto il biglietto?”: niente da dire, riguardo il servizio sono troppo avanti. Ma questo vuol dire che non ci voleva il supplemento per i possessori di JR Pass e che l’imbecille che sosteneva il contrario mi ha fatto perdere un ora, li venissero le emorroidi!
Una volta che il treno si inoltra tra i monti lasciandosi Tokyo alle spalle anche qui possono vedere piacevoli scorci di paesaggi naturali e case tradizionali oltre ai soliti edifici moderni.
In poco meno di 3 ore arriviamo a Matsumoto. Entro nell’ufficio delle informazioni turistiche della stazione e mi faccio dare una cartina in inglese della città, gli chiedo della Ryokan Marumo (che avevo trovato su internet) e loro telefonano e verificano che vi siano posti liberi e mi prenotano una stanza (5.600 yen colazione esclusa): più di così non si può veramente chiedere.
Fuori sta imbrunendo ed una leggera pioggerellina bagna i passanti, speriamo domani il cielo sia più clemente. Il termometro digitale della stazione mostra 18 gradi, come a Tokyo, speravo fosse più fresco. Vedo un MOS Burger, fa piacere sapere che esistano ancora, sono troppo pochi rispetto all’onnipresente Mc Donalds ed al diffuso Lotteria.
Mi incammino verso la mia Ryokan: la strada è facile e non dovrebbe essere lontano.

Raggiungo la zona del fiume che è quella del quartiere vecchio (Nakamachi-dori) con case e botteghe che sono rimaste quelle “di una volta”. Mi accomodo nella mia ryokan con stanza tradizionale in tatami (in un viaggio in Giappone è uno scotto che bisogna pagare almeno una volta). Che dire? La locanda è stata fondata nel 1868, l’edificio attuale risale al 1880 e pur non essendo mai stata lussuosa è carica di fascino: il legno ben stagionato si riconosce, ma tutto è ben conservato e ben tenuto, i tatami non sono vecchi ed i bagni ai piani sono nuovi (in stile occidentale). Oltre alle docce su ogni piano c’è anche al piano terra una stanza da bagno con una vecchia vasca da bagno di legno piena di acqua calda in cui ci si può rilassare con stile, disponibile tutta la notte.

Lo Ryokan Marumo

Ryokan Marumo: la mia stanza

Ryokan Marumo: la mia stanza

Pioggia o non pioggia decido comunque di uscire a farmi una bella passeggiata per sfruttare la luce rimasta visto che sta già imbrunendo: mi faccio prestare un ombrello più grande del mio ed esco. Attraverso un ponticello del fiume e vedo che dall’altra parte c’è una serie di negozietti tradizionali che vendono um’pò di tutto anche se mi sembra prevalgono artigianato locale ed antiquariato votato al turismo. Anche qui metà dei negozi sono già chiusi e l’altra metà sta chiudendo. E’ proprio evidente che è prassi in tutte queste località turistiche più rurali chiudere presto bottega visto che lo stesso fenomeno l’ho notato anche a Miyajima e Takayama: verso le dieci si apre e verso le cinque si chiude. Qui il karoshi (la morte per troppo lavoro) dev’essere cosa del tutto sconosciuta.

Di fronte alla via commerciale c’è un bel tempietto shinto con gli alberi nel giardino che qui tra i monti presentano già i bei colori dell’autunno. All’imbocco della strada commerciale c’è un koban della polizia con una ridicola minicar e una scultura di quelle che devono essere le mascotte/simboli della città: delle bellicose ma simpatiche rane samurai munite di katana.

Koban e minicar con la quale la pula locale può a malapena inseguire una bicicletta

Proseguo in cerca del celebre castello e mi imbatto in un bellissimo negozio di libri vecchi e stampe ukyo-e. Il negozio non è di quelli belli ordinati e lindi con tutti i libri in bell’ordine divisi per categorie e colore di copertina, anzi è un autentica bolgia straripante con libri accatastati da per tutto alla bell’e meglio, vecchie foto in bianco e nero di soldati o di scolaretti in divisa che sbucano da per tutto e stampe anche di pregevole fattura e di un certo costo  gettate in mucchi disordinati di difficile consultazione. In una parola sola FAVOLOSO. Mi ricorda quei bei negozi di una volta che vendevano vecchi fumetti usati di Tex, Zagor o Topolino ma anche francobolli e monete insieme a libri di filatelia o numismatica. Negozi così non ne esistono più ohibò. Passo tre piacevoli quarti d’ora a rovistare il negozio e finisco per comprarci una bella stampa originale e diverse copie a colori spendendo meno di 30 euro.

Proseguo per il castello e dopo 3 minuti arrivo al fossato che lo circonda. E’ buio ma dal fossato partono fasci di luce che illuminano il maniero e la pioggia non fa che aggiungere fascino a un paesaggio già di per se notevole. In più ad abbellire il tutto concorrono anche due cigni che incuranti di buio e pioggia nuotano allegramente nello specchio d’acqua pieno delle solite enormi carpe onnipresenti.

In giro non c’è NESSUNO. Non sono nemmeno le sette ed ho l’impressione siano le 3 del mattino tanto è il silenzio: non è cosa comune in Giappone. Faccio un giro completo attorno al fossato per vedere il castello da tutte le angolazioni, fino a tornare al punto d’inizio.

Mi avvedo che proprio lì vicino c’è un bel ristorante in legno che serve soba artigianale e tempura e decido di cenarvi anche se è presto: il posto si rivelerà veramente ottimo. Poi torno verso la mia locanda.

Entro in un grande magazzino locale e nella libreria locale trovo una bella guida di Tokyo bilingue (inglese/giapponese) edita a mo di supplemento da una rivista locale. E’ piena di cose e posti interessanti e prometto di tradurne qualche pezzo che pubblicherò su questo blog. Bazzico um’pò in un Muji locale e finisco per comprarci un pacco da 3 t-shirt belle e di ottima qualità (a meno di 10 euro) che mi servono (qui il negozio è veramente economico, in Europa invece i prezzi crescono del 70/80%: troppo!).
Prendo per tornare verso la ryokan una strada piena di locali dove si vedono parecchi salarymen allegri e vocianti, qualcuno di loro già brillo: c’è vita notturna anche a Matsumoto dopotutto.
Guardo um’pò di TV in camera e verso le 11 indosso lo yukata messo a disposizione e vado a provare il bagno nella vecchia vasca di legno, poi ben surriscaldato mi infilo nel futon.

La sala da bagno della ryokan: prima ci si fa la doccia...

... poi si alzano alcune delle assi di legno che tengono l'acqua della vasca più calda e ci si immerge.

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