Archivio per settembre, 2011

Del fatto che la Coca Cola tratta come zerbini i clienti italiani, della Cherry Coke e della One O One che credevo erroneamente defunta

Quest’anno ricorre il 125 anniversario della Coca Cola bibita che io ho sempre amato. Per festeggiare questo anniversario tutt’altro che comune qui in Bulgaria ha fatto uscire un pacco speciale che contiene 4 bottigliette di vetro da 25 cl. che ripercorrono sommariamente la storia delle bottiglie in cui é stata imbottigliata negli anni. Personalmente l’ho trovata un idea molto carina e anche il prezzo era piuttosto conveniente: al Carrefour vendevano la confezione a più o meno € 1,75 che é ottimo per quattro bottiglie di vetro (una d’epoca e tre moderne).

Coca-Cola celebra i suoi 125 anni di attività riproponendo in una edizione limitata le quattro bottiglie di vetro che hanno fatto la storia del marchio: Hutchinson (1899), Straightwall (1900), Samuelson (1915 - Non è mai entrato in produzione perché il suo diametro era più largo della base e lo rendeva instabile nei nastri trasportatori delle fabbriche ) e la Historic Contour (1916 - Una versione rivista della precedente venne proposta nel 1916, diventando la prima bottiglia “natalizia”, oggi molto popolare tra i collezionisti.).

Per curiosità ho voluto controllare se anche in Italia c’era questa iniziativa e non sono rimasto troppo sorpreso quando ho visto che sul sito italiano non c’era niente del genere visto che da sempre la Coca Cola bistratta i clienti italiani. Il perché é semplice: in Italia Coca Cola é da sempre leader assoluta del mercato, realizza in Italia vendite per 1,6 miliardi, copre il 52% del mercato delle bevande gassate e l’ 86% del mercato delle cole. Sono come vedete cifre da monopolio assoluto che difficilmente possono migliorare ulteriormente.

Prima che nel 1994 arrivi la bottiglia di plastica, Coca Cola usa alcune variazioni sul tema della bottiglia

Pepsi che negli altri mercati é molto più forte (in alcuni supera anche Coca Cola) in Italia é annichilita dalla strapotenza Coke tanto che nel 2009 ha chiuso il suo unico impianto di imbottigliamento italiano preferendo affidare il compito agli impianti della san Pellegrino.

Le principali bottiglie di vetro Coca Cola

Non potendo allargare ulteriormente le sue quote di mercato da sempre Coca Cola Italia brilla per l’assenza di iniziative promozionali e pubblicitarie degne di nota. Ma la cosa più fastidiosa é che l’azienda non introduce mai le nuove bibite che vengono regolarmente introdotti sugli altri mercati. La Cherry Coke per esempio o la Vanilla Coke (gusti molto buoni entrambi). I vari gusti della Cola Light, i vari gusti della Fanta, e della Sprite sia Light che normali. In Italia vista la concorrenza nulla insomma la scelta é ristretta ai gusti più classici e tanto peggio per il consumatore. Qui, qui e qui potete trovare alcuni dei gruppi fondati su Facebook che invocano l’arrivo di queste bibite paradisiache anche sull’italico suolo. Purtroppo fino a quando le quote di mercato rimarranno queste difficilmente qualcosa si muoverà. I fortunati che vivono vicino al confine di Francia, Austria e Svizzera (in Slovenia non so come é la situazione) possono rifornirsi all’estero, per gli altri é dura: su eBay si possono comprare da dei siti tedeschi o inglesi ma il trasporto fa più che triplicare i prezzi. Poi ci sono alcuni locali selezionati come a Napoli qui o a Salerno qui che le importano. Se sapete di altri posti comunicatemeli pure che sarò felice di aggiungerli.

La Coca Cola alla ciliegia. Questa é la confezione di quella prodotta in Gran Bretagna.

Qui in Bulgaria cercando um’pó riesco inoltre a trovare anche la Cherry Coke (la ADORO), la 7Up Cherry (mica malvagia) la Dr. Pepper (che inspiegabilmente é la bibita non cola più venduta in America; dire che é disgustosa é poco: fa veramente cagare; non conosco nessuno a cui piaccia), la Coca Cola light al limone, la Coca Cola light alla ciliegia e vari gusti di Fanta.

La 7up Cherry ha decisamente un piú marcato gusto di sciroppo di ciliegia rispetto alla Cola. Importata dalla Germania.

Di solito questi gusti speciali sono più cari del 30-60% rispetto a quelli classici (non gli imbottigliano qui sul posto ma vengono importati) ma é bello poter scegliere cosa che in in Italia non é possibile. D’altronde una delle prime cose che salta all’occhio quando si va all’estero é la grande varietà di bibite che hanno gli altri e non capisco il perché. Sento dire che é perché gli italiani son bevitori di vino e acqua e hanno troppo buon gusto in ambito culinario per essere dei grandi consumatori di bibite argomento che mi sembra assolutamente risibile e campato per aria visto che i McDonald’s abbondano anche nel Bel Paese.

Ultimamente sto trovando la Cherry anche con questa diversa grafica: é prodotta in Polonia. Interessante il fatto che su questa scrivono "Cherry Coke" mentre sull'altra "Coca Cola Cherry". Forse é dovuto al fatto che questa é un motivo vintage che veniva usato negli anni '90.

Il problema vero credo sia la mancanza di concorrenza per il gigante di Atlanta e la passività dei consumatori: perché deve introdurre per esempio la Cherry Coke che andrebbe a far concorrenza proprio alla Coca Cola classica? Non conviene visto che aumentare la varietà aumenta bene o male i costi. Anche Barilla sarebbe ben felice in assenza di concorrenza di proporre solo Spaghetti e penne ma non se lo può permettere perché i concorrenti se la mangerebbero viva. I produttori italiani inoltre riescono a essere concorrenziali nel campo delle aranciate con San Pellegrino, Oransoda e Lemonsoda (che sono assai piu buone della Fanta) ma in quello delle cole forse a ragion veduta neanche ci provano, mi ricordo negli anni ’80 avevano provato a lanciare la One O One, ma questa é sparita quasi subito non riuscendo a scalfire il monopolio americano nonostante una campagna di lancio massiccia (Era un prodotto che appariva continuamente nel telefilm I ragazzi della 3 C).

Uno dei motivi dell’insuccesso della bibita italiana é stato la reazione della Coca Cola che non é mai stata tenera con la concorrenza (leggendaria la sua guerra a base di colpi bassi su scala mondiale con la Pepsi) tanto che nel 1987 la San Pellegrino la porto in tribunale per abuso di posizione dominante: ” Secondo la ditta italiana, la Coca Cola ha messo in atto sul mercato italiano un sistema di contratti a base di sconti fedeltà e premi annuali che impediscono ai rivenditori di bevande di servire altre bibite a base di cola che non siano denominate Coca Cola. In questo modo dicono gli avvocati della San Pellegrino è impossibile accedere alle reti di vendita, soprattutto a quelle della grande distribuzione perché la Coca Cola ha eretto un vero e proprio muro che impedisce l’entrata di qualsiasi concorrente sul mercato”. Qui l’articolo completo tratto dall’archivio di Repubblica. La cosa all’epoca non diede grandi risultati, penso che se il processo si ripetesse oggi con le severe regole comunitarie in vigore l’esito sarebbe ben diverso (le multe comminate a Microsoft e Intel degli ultimi anni hanno dimostrato che ormai certe pratiche commerciali scorrette possono costare molto care).

Controllando sul web non solo ho scoperto ben 3 gruppi di facebook dedicati a questa cola defunta ma anche il fatto che in alcune regioni del sud Italia (particolarmente in Puglia) viene ancora regolarmente venduta. Immagino al nord non venda abbastanza se l’azienda non si prende la briga di distribuirla, personalmente non la vedo dagli anni ’80 ma ricordo che il gusto  non mi faceva impazzire.

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