Tokyo

Viaggio in Giappone 2010: Day 23 – Tokyo: il Mandarake di Nakano e il teatro Takarazuka di Tokyo

Mercoledì 27 ottobre
Oggi facciamo qualche spesa finale visto che questo viaggio volge al termine. Per chiunque sia minimamente interessato al mondo dei manga e degli anime giapponesi una visita al Mandarake di Nakano è obbligatoria. Di negozi specializzati in questo settore c’è ne sono tanti in una città come Tokyo ma la catena Mandarake è semplicemente la migliore e la più grande. Ci trovate di tutto: dai modellini agli artbook, dalle fanzine alle card collezionabili, dai giocattoli d’epoca ai videogiochi a tema ai rodovetri ( anime cel).

Delle varie filiali di questa catena la migliore, quella storica è quella che si trova a Nakano nel centro commerciale Nakano Broadway (5 min. dalla stazione JR Nakano che si raggiunge in pochissimo tempo prendendo un treno da Shinjuku).

Tokyo - Nakano - L'ingresso della via commerciale.

Una volta usciti dalla stazione vi dirigete verso la via commerciale principale alla fine della quale trovate l’ingresso del Nakano Broadway. Questa via commerciale non è molto lunga ma e una delle mie preferite visto che l’ho sempre vista molto viva.

Tokyo - Nakano - La via commerciale -

Sarà perché è sempre molto popolata, sarà perché è una delle prime che ho conosciuto nel mio primo viaggio in Giappone, sarà perché è piena di belle ragazze discinte che tentano di vendere ai passanti gli ultimi modelli di cellulari, sarà perché ci sono parecchi ottimi ristoranti giapponesi oltre ai soliti fast food, sarà qualcos’altro ma fatto sta che questo e un posto che mi mette allegria.

Tokyo - Nakano - La via commerciale - uno dei tanti negozi della Uniqlo

Tokyo - Nakano - La via commerciale - Il fast-food Lotteria, alternativa migliore di McDonalds's

Entro nel Nakano Broadway e mi reco subito ai piani superiori dove sono sparsi i vari negozi di merchandising. Dovete infatti sapere che il Mandarake qui non ha un solo grande negozio come per esempio a Shibuya ma è suddiviso in vari negozi medio piccoli sparsi um’po’ a caso su due piani diversi, ognuno dei quali specializzato in un tipo di merce: quello degli artbook, quello dei modellini, ecc. Oltre ai negozi del Mandarake ci sono altri negozietti che vendono anche loro merchandising di manga/anime. Inoltre ci sono negozi di cd, dischi, librerie, vestiti e vari materiali collezionabili. Purtroppo il Mandarake non vuole che si facciano foto dei suoi negozi e da per tutto sono disseminati cartelli ( in inglese ) che lo ricordano. Comunque potete farvene un idea guardando il video del bravo Marco Togni che vi porta dalla stazione fino ai negozi più piccoli del terzo e quarto piano del centro commerciale. Qui, qui e qui i link del video diviso in tre spezzoni da 8-9 minuti ciascuno.

Tokyo - Nakano Broadway - L'ingresso del centro commerciale.

In questa mia terza visita a questo posto ho la spiacevole sorpresa di trovare un sacco di negozi dei piani più alti chiusi. Tre anni fa il posto era ancora gremito di negozi ma sembra che il centro commerciale stia perdendo colpi. Sia ben chiaro, tutti i negozi del Mandarake sono li ma sembra che pian piano molti degli altri negozi abbiano chiuso. Inutile dire che girare in posti dove ci sono un sacco di stand con serrande abbassate mette tristezza. Non vorrei, pian piano il posto chiudesse, sarebbe un vero peccato. Credo finché il Mandarake rimarrà qui il Nakano Broadway continuerà ad esistere ed ai piani bassi tutto appare come al solito ma non so se riusciranno ad invertire la tendenza dei piani più alti. La gente viene in posti così per la varietà e la scelta. Quando i negozi attorno a te iniziano a chiudere sempre meno gente viene a visitare il tuo piano e alla fine anche tu ti vedi costretto a cambiare se non addirittura a chiudere la tua attività.

Tokyo - Nakano Broadway - Uno storico personaggio da decenni popolare mascotte di una nota marca di dolciumi locali.

Tokyo - Nakano Broadway

Comunque la roba per cui sono venuto io c’è in abbondanza e la mia visita non è affatto infruttuosa: finisco per comprare una decina (diciamo una quindicina che il numero è più esatto, va) di artbook, due modellini di Lady Oscar e due modellini di Maison Ikkoku. I modellini che venivano venduti solo a coppie erano uguali ma con colorazione dei vestiti differenti. Anche così avevano comunque un costo molto contenuto e ingombro a parte facevano si che comprassi contemporaneamente un regalo per me e uno per degli amici.

Tokyo - Nakano Broadway - una foto rubata ad uno dei negozi Mandarake

Soddisfatto dei miei acquisti esco dal centro commerciale e vado a mangiarmi un buon ramen in uno dei ristorantini nella via commerciale di fronte. Poi torno a casa a lasciare gli acquisti e a prepararmi per stasera visto che ho lo spettacolo del Teatro Takarazuka a Ginza.

Io tre anni fa ero venuto al teatro tentando invano di comprare un biglietto e mi ricordavo che non era difficile arrivarci, stavolta pero non so come mi perdo e ci metto parecchio per arrivarci, chiedendo diverse volte indicazioni ai passanti. Arrivo trafelato e sudato ma comunque in tempo per lo spettacolo (non dubito che qui, con la loro mentalità, a spettacolo iniziato non ti fanno entrare), per fortuna ero partito con largo anticipo.
Qui a Tokyo le distanze sono enormi e a dispetto dell’efficientissima rete di trasporti comunque ci si impiega sempre parecchio a spostarsi. Inoltre va detto che molte delle stazioni di metro e treni sono a loro volta smisurate e se le indicazioni dei percorsi dei treni sono tutto sommato facili da interpretare non lo sono altrettanto quelle delle grandi stazioni con le loro decine di uscite contrassegnate da numeri e lettere. Aggiungiamo il fatto che è tutt’altro che facile orientarsi anche nella stessa città con questi indirizzi impossibili, che il vostro Smartphone anche se funzionasse costerebbe un ira di Dio e che anche se scaricaste la mappa di google sarebbe comunque solo con scritte giapponesi e capirete quali sono le difficoltà che attendono il povero turista gaijin. Chiariamoci, non è semplice neanche per gli indigeni (spessissimo chiedendo un indicazione a qualche giovane questo tira fuori il cellulare e cerca il posto col navigatore GPS) ma per noi poveracci che non conosciamo la lingua, circondati da ideogrammi incomprensibili è molto più dura.

Tokyo - Il teatro Takarazuka di Ginza.

L’opera a cui son venuto ad assistere é Der Zigeuner Baron, (lo Zingaro Barone) un opera tratta da un a quanto pare famosa operetta di Johann Straus. Io però mica lo sapevo e sono andato alla rappresentazione perfettamente ignaro della trama che per altro é abbastanza complessa col risultato che non me la sono goduta molto.

Takarazuka - Lo zingaro barone.

Finita la rappresentazione del “Zigeuner Baron” (quasi 2 ore) c’e stata una pausa di un quarto d’ora durante la quale si potevano acquistare souvenir e bibite. Poi iniziava lo spettacolo di danza (che qui eseguivano dopo l’opera teatrale al contrario di quanto era avvenuto a Takarazuka) “Rhapsodic Moon”. Il tema era l’America stile anni 30 e le danze e le musiche richiamavano la Broadway degli anni ruggenti. Tutto sommato non mi é piaciuta granché né musicalmente, né per quanto riguarda danze e costumi (quelle viste a Takarazuka erano di uno sfarzo e di una bellezza senza paragoni). In definitiva soldi spesi male questa volta.

All’uscita del teatro si era formata una coda impressionante di signore in attesa di un taxi cosa che ho trovato strano visto che non era tardi e tutti i mezzi pubblici erano in servizio. A parte i costi veramente alti dei taxi starsene in coda, in piedi, per chissà quanto in attesa, per pagare di più ed arrivare più tardi non ha veramente senso. Valle a capire.

Tokyo - Enorme coda di donne che una volta finito lo spettacolo aspettano un taxi. Che spendaccione! ...e magari poi lesinano sulla paghetta che danno al marito.

Mi incammino a piedi senza sapere dove sto andando esattamente. Mi godo la serata che é piacevolmente fresca guardandomi attorno. C’è molta gente in giro e dappertutto ci sono locali aperti pieni di avventori.

Ad un certo punto capito davanti ad un locale molto interessante che a quanto capisco dai menu illustrati esposti fuori é specializzato in gyoza, i deliziosi ravioloni d’origine cinese dei quali sono un appassionato.

Davanti al locale c’è um’pó di coda ma vedo son tutte coppiette e per esperienza so che qui in Giappone dove non c’è posto per due spesso c’è posto per uno. Infatti entro e mi fanno accomodare subito

Tokyo - Gyoza

Non ricordo se il menu illustrato era anche in inglese ma comunque ordino a caso a seconda delle foto e mi arrivano una serie di gyoza con ripieni vari a volte cotti alla piastra, a volte fritti, tutti comunque molto buoni.

Dopo cena continuo la mia passeggiata. Seguo una ferrovia sopraelevata sicuro che prima o poi arriverò ad una stazione.

Interessantissimi sono i vari localini che si trovano sotto la sopraelevata. A volte sono delle baracchette con pochi posti a sedere aperte che immagino d’inverno quando fa freddo chiudano

Fatto sta che queste baracchette sono ancora molto popolari, sono rimasuglio di un altro Giappone, quello povero, quello del dopoguerra delle città incenerite dalle bombe.  Non ci verrei da solo visto che credo siano posti dove l’inglese sarà difficilmente parlato ma se avete qualche amico giapponese vi consiglio di chiedergli di fare una serata qui.

Tokyo di notte

Vivrete sicuramente una serata divertente ed autentica e sono sicuro che qualcuno degli avventori vicino a voi attaccherà bottone rendendo il tutto ancora più simpatico. I giapponesi infatti, sopratutto dopo qualche bicchiere diventano piuttosto espansivi, se non fosse sempre per l’eterna barriera linguistica…

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Viaggio in Giappone 2010: Day 20 – Tokyo: Parco di Harajuku ed Akihabara

Domenica 24 ottobre

Verso le 11 dopo poche ore di sonno mi alzo: oggi é domenica e devo andare assolutamente al Parco di Harajuku. Perché assolutamente? Perché dovete sapere che tutte le domeniche in questo parco si riuniscono alcuni dei personaggi più strani del paese.

Gia nel 85 Wim Wenders aveva immortalato nel suo documentaristico Tokyo-ga questo posto: qui si danno convegno infatti le persone che amano i travestimenti, il cosplay e il Rock & Roll anni 50 più un sacco di altra gente più strana della media giapponese.

Travestimenti e cosplay sono di solito prerogativa di giovani ragazze che si travestono o da personaggi di manga e anime o inventano del tutto dei loro stili che comunque richiamano questi due mondi che ne sono ispirazione. C’è poi la categoria delle Gothic Lolita (che sono una categoria tutta loro) che non mancano mai.  Ed infine ci sono i miei preferiti: i rocker.

Appena fuori dalla stazione mi ritrovo una decina di persone di entrambi i sessi, chi vestito normale e chi no, tutti con un cartello in mano scritto in giapponese e inglese dichiarante che distribuiscono abbracci gratis. La cosa é piuttosto simpatica ( credo di aver letto tempo fa che era una cosa nata in California) e son quasi tentato di farmi abbracciare da un paio delle fanciulle più graziose.

Abbracci gratis a belli e brutti!

Sul ponte dove si riuniscono le travestite/cosplayer/gothic lolita c’è una gran ressa di turisti muniti di foto e video camere che circondano queste riottose esibizioniste. Infatti forse indispettite dalla ressa queste erano tutte voltate verso il muro e davano le spalle al pubblico. Una di loro accovacciata alla giapponese teneva in mano un cartello con la scritta (anche in inglese) verso gli spettatori che chiedeva loro di non fare foto senza prima chiedere il permesso. Questa era veramente una cosa super ridicola: ti travesti in maniera che attirerebbe l’attenzione anche di un branco di foche cresciute in un circo; vai cosi conciata nel posto più rinomato del paese dove lo sanno anche i sassi che ci sono quelli strani anche perché ogni guida turistica descrive la domenica del parco Harajuku e poi fai la persona oltraggiata perché ti trattano come un fenomeno da baraccone e ti vogliono fotografare. Care ragazze, bisogna che veniate a patto con voi stesse: siete esibizioniste o no? Se si, vi beccate i turisti fotografi, se no, travestitevi ma state a casa o in locali appositi con gli amici.

Comunque non perdo neanche 5 secondi con queste squinternate, non mi sono mai state particolarmente simpatiche al contrario dell’altra grande tribù che colonizza il parco i Rocker

Tokyo, Harajuku: I rocker del Tipo A allano il twist.

I Rocker sono patiti come potete arguire della cultura e della musica americana anni ’50. Si dividono in 2 categorie:

Tokyo, Harajuku: rocker del Tipo B ballano una specie di Hali Gali

Gruppo A) – Vestono tutti come Fonzie o John Travolta in Grease. Stanno in gruppetti di soli uomini, portano ciuffi che neanche Elvis ha mai ipotizzato, vestono blue-jeans e giacche di pelle o di jeans e ballano il twist al suono dei loro possenti ghettoblaster. Sono riuniti in bande e portano il nome del loro gruppo sui giubbotti.

Gruppo B) – Sono copie. Le donne vestono tutte le tipiche gonne larghe che arrivano sotto il ginocchio. Gli uomini vestono una versione softcore dei rocker Gruppo A: alcuni addirittura osano pantaloni normali e cardigan come i bravi ragazzi alla Ricky Cunningham in Happy Days. Al suono dei loro stereo ballano in gruppi (anche di 10 o più) i vari balli anni ’50 e ’60: e quanto impegno ci mettono! Fan proprio tenerezza.

Tokyo, Harajuku: un ventenne (sin.), un cinquantenne (cent.) ed un trentenne (des): tre generazioni tutti membri della stessa banda; segno che questa cosa é destinata a durare. Ormai non si può parlare di moda, alcuni gruppi sono qui dagli anni '70.

Personalmente gli adoro!

Tokyo, Harajuku

Proseguendo verso l’interno del parco poi si incontrano molte persone normali e famiglie con bambini e cani che fanno pic nic (sempre a magnare ‘sto popolo).

Tokyo, Harajuku: personaggi di tutte le fogge.

C’è gente che jogging. Gruppetti che provano balli e coreografie vari.

Tokyo, Harajuku: questa ragazza teneva uno spettacolo di comicità tradizionale e a giudicare dalle risate della ventina di persone che la seguivano era piuttosto brava. Faceva delle smorfie moto simpatiche.

Ad un certo punto arrivo in un posto recintato piena di gente tutta rigorosamente accompagnata da  un cane. Mi avvicino e scopro che é un area per far giocare i propri amici a quattro zampe (non che nel resto del parco non si incontrino). Il bello é che con la solita precisione nipponica tanto amante di regolamenti e catalogazioni il parco é diviso in varie zone destinate a cani di diversa stazza: quella per le razze minuscole, quella per le piccole e quella per le medie. E per quelle grosse chiederete voi? Con le metrature delle abitazioni tokyote già un Golden Retriever é un colosso: non credo si vendano molti Alani da queste parti. Leggendo il regolamento ho visto che bisogna pure fare un documento di registrazione per il proprio amico a quattro zampe. Per il resto a parte respirare é proibito tutto! 🙂

Harajuku Dog Park: I cancelli per i cani di stazza piccola e media

Harajuku Dog Park: il regolamento anche in inglese. A quanto pare bisogna registrare il cane e fargli una specie di tessera.

Proseguendo ho visto diversi gruppetti che facevano attività sportive o teatrali. A quanto pare é una cosa normale venire ad esercitarsi (qualsiasi sia il proprio hobby) al parco, sotto gli occhi di tutto il che é strano per un popolo tanto riservato e attento al non “perdere la faccia”. Uno dei gruppi che mi ha più colpito é stato quello della foto di cui sotto. Una trentina di persone tutte munite di chitarra: al centro un paio di maestri che facevano ascoltare un pezzo e poi tutto il gruppo a rifarlo insieme. Il bello era che erano tutti bravi: dopo aver ascoltato il pezzo lo riproducevano senza sbavature alle mie orecchie da profano; principianti in mezzo non c’é n’erano.

Tokyo, Harajuku: gruppo di chitarristi

Mentre stavo ormai andandomene ho incrociato una dozzina di uomini travestiti da donne che procedevano in gruppo. La loro vista mi ha talmente shockato che non ho avuto la presenza di spirito di accendere la macchina fotografica se non quando mi avevano già passato. Son riuscito a fotografarli solo da dietro. Erano veramente ridicoli con le facce pesantemente truccate e con i vestiti curatissimi. Che tipi!

Tokyo, Harajuku: questi erano un gruppo d'una decina d'uomini travestiti da donne; peccato non sono stato abbastanza lesto a fotografarli e li ho ripresi solo da dietro. Erano veramente troppo fuori.

A quel punto ho preso la Yamanote e sono andato ad Akihabara.

Il mio scopo principale era farmi un idea sui washlet (i techno-sedili del WC) e vedere se mi riusciva di portarne uno a casa. Dopo aver girato diversi negozi mi son convinto che era un acquisto fattibile ma non mi sono deciso a sceglierne uno ed a comprarlo subito volendo pensarci um’pó. cosa che si rivelerà un errore e mi farà perdere un sacco di tempo l’ultimo giorno. Se volete una cosa, decidete e compratela o rinunciateci subito. I spostamenti a Tokyo richiedono sempre tempi biblici e il vostro tempo va impiegato con oculatezza.

Intanto ha cominciato a piovere e mica poco, quindi decido di tornare a casa. Comunque girando ho finito per comprare una sveglia a forma di testa di robot, delle scatole stilose per mazzi di Magic, un set composto da tagliere-coltelo e pelapatate con lame di ceramica, vari portachiavi e cazzabubbole varie: da Akihabara non si esce facilmente indenni!

Quando arrivo alla mia stazione sta scravazzando e io sono senza ombrello. Ne comprerei volentieri uno ma niente. Mi incammino rassegnato ad arrivare fradicio a casa e intanto penso:- non sarebbe meraviglioso trovare un ombrello, di quelli che qui lasciano in giro, sotto la tettoia del parcheggio delle biciclette? Beh, credeteci o no vado e miracolosamente c’é proprio uno di quei meravigliosi ombrellini trasparenti da 100 yen indolentemente appoggiato ad una bici. La cosa mi ha riempito VERAMENTE di felicita. Sembra una cosa piccola ma l’umore mi é salito alle stelle. Uno stato d’animo difficile da spiegare: um’pó come da ragazzi quando ci capitava di trovar per strada 10.000 lire e la cosa ci rendeva di buon umore per una settimana intera.

I love japanese plastic umbrellas!!!


Viaggio in Giappone 2010: Day 18 – Tokyo: Shinjuku – Omotesando

Venerdì 22 Ottobre

Oggi ho appuntamento coi ragazzi all’una a Shinjuku. Visto che non mi va di buttare tutta la mattinata decido di uscire da casa verso le 10 e di farmi un giro.

Tokyo: locale di pachinko con pubblicità di Evangelion e Keiji.

Dal quartiere della casa del mio amico si prende per venire in centro Tokyo un treno la cui ultima fermata é Shibuya, quindi da qui devo passare sempre, qualsiasi sia la mia destinazione. La cosa non mi dispiace visto che questo é in assoluto uno dei quartieri più interessanti di Tokyo. Il mio preferito fin dal mio primo viaggio in Giappone. Decido di farmi un giro qui, tanto basta prendere la linea Yamanote e in 10 minuti si arriva a Shinjuku.

Andandomene a zonzo mi imbatto anche a Tokyo in queste simpatiche rane che servono a transennare aree in cui si fanno lavori stradali et similia. Ne avevo visto di simili anche a Kyoto anche se li erano verdi, con la bocca aperta e di foggia leggermente diversa.

Anche a Tokyo le simpatiche rane transenna.

Queste sono alcune delle cose che più mi colpiscono di questo paese. Cercano sempre di rendere più simpatici e accattivanti attività che di per se non lo sono. Da noi i cantieri son sempre dei posti dove si bada al sodo e finché i lavori non finiscono ne devi sopportare la bruttezza e basta: qui tutti quelli che sanno di compiere attività fastidiose cercano di addolcire la pillola ai cittadini.

Mi imbatto in un locale di ramen particolarmente interessante: non é ancora mezzogiorno ma é già piuttosto affollato e visto che avevo cenato leggero e non avevo fatto colazione decido di provarlo anche perché conoscendo gli altri una volta assieme ci vogliono ore per trovare un ristorante che vada bene a tutti: é la fregatura di un paese dove i locali sono specializzati in un solo tipo di pietanze.

Shibuya: Ramen alle vongole e gyoza con formaggio inglese Stilton.

Mi siedo al bancone dove mi forniscono un enorme bavaglio usa e getta di carta che serve per non macchiarsi. É la prima volta che vedo una cosa del genere ma devo dire che la trovo un idea veramente ottima: con i tagliolini in brodo é veramente facile sporcarsi i vestiti e non mi dispiacerebbe se questi bavaglioni si diffondessero. Ordino un insolito ramen alle vongole (gusto mai visto in giro prima) e dei gyoza con formaggio Stilton e devo dire il tutto si rivelerà veramente DELIZIOSO, in special modo il ramen che mi ricorda nel gusto gli spaghetti alle vongole che si fanno a Venezia. Poi mi avvio verso la stazione per recarmi a Shinjuku. In stazione vedo anche il cartellone pubblicitario di cui sotto dove a reclamizzare un whisky locale c’è niente meno che il Sig. Rossi di Bruno Bozzetto. Di richiami all’Italia in giro se ne vedono tanti, sopratutto grazie ai numerosi ristoranti (pseudo) italiani ma non credevo fosse conosciuto un personaggio come il Sig. Rossi che é la personificazione dell’italiano medio degli anni 60′-70′ e che credevo troppo strettamente legato alla realtà italiana per sfondare davvero all’estero.

Tokyo: il Sig. Rossi anche in Giappone. Notate che é presente pure sulla lattina!

Arrivato a Shinjuku riesco non senza fatica a trovare l’uscita dove trovo già in attesa  Giova e Zibido. Questa stazione é la seconda al mondo per superficie, in compenso é la più trafficata al mondo. Ogni giorno vi transitano 3,64 milioni di persone . Descriverla é difficile: ci sono diverse linee di treni e metropolitana che vi incrociano su diversi livelli. Il numero di uscite é enorme e nonostante queste sono numerate con lettere e numeri non ci si capisce nulla lo stesso. Infatti io ho fatto una fatica boia a trovare l’uscita a cui avevamo appuntamento e ho sbagliato un paio di volte prima di trovarla e Gianluca e Marco ancora non si vedono. Proviamo a telefonare con tutte le difficoltà del caso con ‘sti cavoli di telefoni che funziano quando vogliono loro. I ragazzi rispondono che ci stanno aspettando all’uscita, noi pure siamo convinti che stiamo aspettando a quella giusta: morale della favola ci mettiamo più di cinquanta minuti e non so quante telefonate per ritrovarci e ognuno continua a sostenere che era all’uscita corretta. Non datevi MAI appuntamento alla stazione di Shinjuku. Se potete preferite sempre le stazioni piccole o quella di Shibuya che é grande ma ha l’uscita Hachiko dove tutti si danno appuntamento di fronte alla statua del celebre cane. Comunque non tutto il male vien per nuocere visto che mentre aspettiamo riesco a fotografare la tipa di cui sotto.

Tokyo: Shinjuku Girl

Questa é senz’altro LA FOTO di questo viaggio. Al fatto che le giapponesi si vestano poco e strano ci abbiamo fatto il callo ma una cosi, incontrarla alle 13.30 all’uscita della stazione mentre messaggia tranquillamente al cellulare…beh! Vorrei inoltre far notare ai miei cari lettori che per donar loro questa chicca ho rischiato l’arresto visto che a meno di due metri da lei c’era un poliziotto e che in Giappone visto il gran numero di maniaci é proibito fotografare le persone senza il loro permesso. Comunque ne é valsa veramente la pena. Mi auguro la tipa non vada mai in vacanza all’estero perché penso ci siano paesi in cui le salterebbero addosso senza neanche chiederle quanto vuole.

Una volta riuniti Gianluca ci consegna gli inviti per il convivio di domani e decidiamo di salire ai piani superiori della stazione dove c’é il centro commerciale Lumine e dove sicuramente ci sarà un piano dedicato alla ristorazione. Al solito nonostante ci siano una decina di locali non riusciamo a metterci d’accordo e decidiamo di separarci: Gianluca e Marco optano per un piatto di pasta pseudo italiana che più tardi ammetteranno era appena commestibile mentre con Giova e Zibido scegliamo un ristorantino che fa hamburger e cotolette alla giapponese che si rivelerà ottimo.

Tokyo: Giova al ristorante

Tokyo: un ottimo menu a meno di 10 euro.

Una volta usciti vediamo un cielo ancor più grigio che promette pioggia da li a poco, conseguentemente Giova e Zibido decidono di tornarsene al loro appartamentino mentre con Gianluca decidiamo di far vedere a Marco Harajuku e Omotesando.

Harajuku é uno dei posti più interessanti di Tokyo e tutti dovrebbero visitarlo: in special modo Takeshita-dori che é uno dei posti più particolari e interessanti che la cultura giovanile abbia mai prodotto e dove spesso si possono fare foto fantastiche. Mi faccio dire da Gianluca come si dice “Posso farvi una foto?”  ma tra l’ilarità generale non riesco proprio a memorizzare la frase e ogni 30 secondi sono a richiederla. I miei compari ormai stufi mi dicono di piantarla visto che sostengono non avrò il coraggio di usarla ma naturalmente si sbagliano e una volta scovato un soggetto interessante (vedi sotto) non esito a chiedere. Un minuto dopo ovviamente la frase sarà di nuovo dimenticata: che brutta cosa la vecchiaia!

Tokyo: Takeshita-dori girl

Da Takeshita-dori ci immettiamo su Omotesando che é una elegante boulevard pieno di boutique di lusso dove i brand più famosi hanno affidato ad architetti di grido il compito di costruire degli edifici a volte davvero originali. Chiunque studi o si interessi di architettura deve visitare questo boulevard che vuoi per gli alberi, vuoi per i negozi ha un respiro decisamente europeo che non dispiace affatto.

Tokyo - Omotesando: Ore-sama e Marco.

Da Omotesando ci dirigiamo sempre a piedi, pian piano, verso Shibuya che non é lontanissima. Camminando vedo una cosa che non avevo mai notato prima: una stazione di servizio incassata al piano terra di un palazzo (immagino in Italia sia proibito). Gli erogatori del carburante pendono dal soffitto: l’auto arriva, il benzinaio tira giù la “pistola” e la immette nel serbatoio. Non ho capito dove si vede la quantità di benzina immessa e come fa il benzinaio a regolarsi ma ancora una volta quando ormai credevo di conoscere questo paese é riuscito a sorprendermi.

Tokyo: stazione di servizio con erogatori pendenti.

Tokyo: Il coll. Sanders mascotte del Kentucky Fried Chicken già addobbato per Halloween.

Vicino a Shibuya notiamo l’insegna di un Neko Cafe. Neko vuol dire gatto e quindi questo é un Gatto Cafe. Ma cos’è un Neko Cafe?. Come probabilmente sapete i giapponesi (sopratutto i single che sono tanti) vivono in mini appartamenti da 20-35 metri quadri dove spesso é proibito tenere animali. Inoltre in Giappone nessuno si azzarda a tornare a casa senza fare almeno 2-3 ore di straordinari gratuiti (se non hanno qualcosa da fare fanno finta per far vedere che ci tengono all’azienda). Aggiungiamo il fatto che nelle grandi metropoli le distanze sono enormi e che i tempi di spostamento casa-lavoro sono di solito di un ora o più e capirete che il povero lavoratore esce la mattina presto e torna in serata, a volte molto tardi. Questa gente anche non é in grado di accudire un animale che soffrirebbe a stare sempre a casa da solo. Per venire incontro alle loro esigenze sono stati creati i Neko Cafe. Posti dove oltre a prendere qualcosa da bere ci sono diversi gatti con i quali interagire: accarezzarli, coccolarli, ecc. Ho letto anche da qualche parte che ci sono dei posti dove affittano cani da portare a passeggio per i cinofili. É una triste società quella che arriva a questi estremi.

Tokyo: un locale per appassionati di felini.

Se ben ricordo per una mezz’ora di permanenza nel Neko Cafe chiedono un migliaio di yen (una decina d’euro). Gianluca ha due gatti in casa e io ne ho diversi nel cortile di casa, quindi non siamo interessati; Marco invece decide di farci un giro. Gli do la macchina fotografica per fare qualche scatto e con Gian ci facciamo un giro. Dopo una mezz’ora Marco torna giù con sentimenti contrastanti: ci sono parecchi gatti, ben trattati e ben accuditi ma ci sono troppe regole nel migliore stile giapponese: – questi gatti non si possono prendere in mano, questi bisogna solo accarezzarli, quegli che puoi prendere in mano non puoi sollevarli più di un tot e cosi via. Sarà per salvaguardare il benessere degli animali ma la cosa finisce per perdere spontaneità.

Nel Neko Cafe Marco fotografa il pasto dei felini che a quanto pare avviene all'unisono.

Arrivati a Shibuya ci salutiamo e vado alla stazione di Tokyo per recuperare il bagaglio che avevo lasciato ieri e dopo aver faticato non poco a ritrovare dove li avevo depositati (qui é tutto veramente enorme) gli ritiro e torno a casa.

Sotto la stazione faccio spesa in un supermercato che giustamente tiene aperto fino a tardi. Questi sono i posti da frequentare sopratutto se avete bisogno di comprare um’pó di frutta: cibo praticamente sconosciuto nei ristoranti ma che il vostro stomaco occidentale dopo qualche giorno di permanenza comincerà a richiedervi.


Viaggio in Giappone 2010: Day 1 – W l’ankou nabe

Martedì 05 ottobre
Con un ritardo di quasi quattro ore, dopo un viaggio abbastanza scomodo l’aereo atterra poco prima delle 11.00.
Disbrigo tutte le formalità compreso la schedatura fotografica e quella dell’impronta digitale degli indici esco e cambio subito una buona parte del mio gruzzolo.
Per certe cose il Giappone è proprio l’opposto del resto del mondo: di solito non bisogna mai cambiare soldi all’aeroporto, perché è sicuro che ti pelano, qui invece devi cambiare i soldi solo all’aeroporto; primo perché si ottiene il cambio migliore, senza commissioni di sorta e secondo perché nelle città il cambio non è solo più svantaggioso ma è anche difficile trovare le banche che offrono questo servizio. Se volete cambiare soldi in Italia fatelo presso la vostra banca dopo aver verificato che non vi chiedano anche una commissione e non cambiate soldi MAI! negli exchange office degli aeroporti europei: il cambio è oltraggioso e i ladri si intascano anche una lauta commissione (molto più conveniente cambiare in Giappone).
All’ufficio informazioni mi faccio spiegare come arrivare al PIA Ticket Office (società che vende biglietti per tutti gli spettacoli che si tengono in Giappone) e riesco a comprare 2 biglietti del teatro Takarazuka (uno per il teatro di Takarazuka e l’altro per quello di Tokyo) cosa che l’ultima volta che ero stato in Giappone mi era stato impossibile visto che i biglietti in vendita al teatro sono sempre esauriti e comunque alla biglietteria l’inglese è parlato quanto il latino ed il greco antico). Se volete comprare un qualsiasi biglietto per uno spettacolo vi consiglio di farlo a questa biglietteria dove sarete sicuri di trovare personale poliglotta.
Compro un biglietto per il treno per la stazione di Ueno e scendo al piano di sotto dove ci sono i binari dei treni; qui c’è un ufficio della Japan Railway dove in 5 minuti cambio il mio voucher per il Japan Railway Pass che stavolta ho fatto da 3 settimane e visto che ci sono prendo anche una Suica Card che è veramente comodissima (tutt’altra cosa che prendere sempre il biglietto minimo ed ogni volta prima di uscire pagare alla macchinetta dell’adjutment fare). Con la Suica si risparmia parecchio tempo.
In meno di un ora sono a Ueno e da lì mi reco subito al mio hotel che è proprio di fronte alla stazione JR ma che io nella babele architettonica giapponese faccio comunque parecchia fatica ad individuare.
Una doccia e un oretta di relax, chiamo l’amico Kunio per mettermi d’accordo su dove incontrarci per la cena e poi esco per un primo giro di acclimatamento. Mentre andavo in hotel avevo notato alla destra della stazione una zona di mercato che sembrava interessante e decido di farci un giro. E` pieno di pachinko, sale giochi, negozi di vestiti ed articoli sportivi, bancarelle di cibi secchi e di frutta e verdura (meno cari dello standard nipponico). E naturalmente da per tutto localini dove si mangia: c’è n’è per tutti i gusti veramente, un vero bengodi e visto che sono le tre passate e io non mangio niente dalla colazione avuta in aereo sono piuttosto affamato ma voglio mangiare poco e leggero per non rovinarmi la cena; c’è troppa scelta e come sempre in questi casi non riesco mai a decidermi, come l`asino di Buridano. Alla fine entro in un localino dove mi faccio un ramen + gyoza (niente di speciale). Giro ancora um’pò il mercato e poi decido di andare a Kanda dove alle 18.30 ho appuntamento con Kunio. Faccio un giro attorno alla stazione strapiena di localini per mangiare; noto che qui i prezzi sono particolarmente bassi: questa è la zona delle librerie, piena di uffici, impiegati e studenti che evidentemente sono particolarmente oculati nello spendere.

Incontro Kunio all`ora stabilita e con lui ci rechiamo al locale che avevo scelto: l`Isegen ( http://www.isegen.com/English/ ).

All’entrata raccolgono le scarpe dei clienti e danno loro una stilosa targhetta di legno a mo` di ricevuta.

E` un locale speciale di cui avevo letto in non so quale sito che e` specializzato nel nabe (pentolino di terracotta che si mette su un fornellino a centro tavolo e nel quale si cuociono vari ingredienti a scelta) di ankou.

Kunio davanti al nabe

La particolarità del locale è che (da autunno a primavera) fa tutto o quasi a base del mio pesce preferito: il “coda di rospo” (conosciuto anche come “rana pescatrice”) in giapponese “ankou”.

Occhiaie da paura: si vede che ho fatto un viaggio intercontinentale e che negli ultimi tre giorni ho dormito in tutto 3/4 ore.

Il locale è in stile tradizionale naturalmente e ci siede in delle splendide sale di legno, a terra sul tatami; dico naturalmente perché il  è stato aperto nell’anno 1830, in epoca Edo sotto lo shogunato Tokugawa, prima che arrivassero le navi nere degli americani a rompere l’auto isolamento in cui si era chiuso il Giappone da oltre 250 anni. L’Isegen è fortunatamente rimasto indenne al grande incendio causato dal terribile terremoto del `23 ed in seguito anche ai terribili bombardamenti incendiari americani del `45 che fecero più vittime delle bombe di Hiroshima e Nagasaki messe insieme.

Le cameriere vestono graziosamente gli abiti tradizionali

Il locale non e` economico ma neanche impossibilmente caro: il nabe di coda di rospo costa 3.400 yen (32 euro) se volete invece il menu con una gran varietà di assaggi vari si spendono dalle 8.000 alle 12.000 yen . Il gran menu magari no, ma almeno il nabe mi sento di consigliarlo a tutti, dopotutto quante volte avete speso poco di meno per una pizza + bibita + dolce? Il cibo è ottimo e la bellezza dell’ambiente e del locale vale tutti i soldi spesi. Inoltre a pranzo con 2.000 yen si può avere uno splendido menu assaggio (date un occhiata sul loro sito) e volendo si spende anche meno.

La padrona del locale era compiaciuta del fatto che ancora dall’Italia avevo scelto il suo locale…

… tanto che come per gli ospiti più importanti ci accompagna fino a fuori per accomiatarci

Usciti dal locale decidiamo di fare una passeggiata verso Ginza, facciamo una sosta in un bel locale con tavolini all’aperto in uno dei pochi viali alberati di Tokyo dove prendiamo un cocktail e dopo aver passeggiato ancora um’pò ci salutiamo e posso finalmente concedermi 5/6 orette di sonno dopo non so quante ore di veglia.