Viaggi

Shikoku, aspettami!

Or dunque il 21 Marzo si parte. Biglietto per il Giappone acquisito. Stavolta però non sarà la solita vacanza; non sarà la solita “passeggiata di salute”. Stavolta si va in pellegrinaggio. Un pellegrinaggio di oltre 1200 Km a piedi.

Intraprendo il Pellegrinaggio degli 88 templi dello Shikoku.

Walkers for Shikoku 88 Temples

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera:

Il Pellegrinaggio di Shikoku (四国八十八箇所 Shikoku Hachijūhakkasho?) è un pellegrinaggio di ottantotto templi sparsi sull’isola di Shikoku, Giappone. Si crede che tutti questi templi siano stati visitati dal celeberrimo monaco buddista Kūkai, che nacque a Zentsuji, Shikoku nel 774. Comunque, Kūkai ha menzionato la sua visita a soltanto due di questi templi nei propri scritti. In aggiunta a questi ottantotto, vi sono oltre 200 bangai – templi non considerati parte degli ottantotto ufficiali. Per completare il pellegrinaggio, è necessario visitare i templi secondo l’ordine prestabilito, ma non ha importanza da dove si inizi; il pellegrinaggio in senso inverso (antinumerico) è considerato più difficile e secondo alcuni per questo più meritorio. La prima menzione del pellegrinaggio è del periodo Edo. Per secoli i pellegrini si sono spostati a piedi, ma i pellegrini moderni utilizzano perlopiù automobili, taxi, autobus, biciclette o motocicli (la maggioranza dei pellegrini viaggiano con tour organizzati) e i pellegrini a piedi rappresentano una minoranza molto limitata. Il percorso è lungo circa 1200 km e a piedi richiede dai 30 ai 60 giorni per essere completato, mentre i pellegrinaggi organizzati dai tour operators specializzati durano in media 10 giorni. I pellegrini che completano il percorso sono chiamati o-henro-san (お遍路さん?) e sono riconoscibili il più delle volte dai vestiti bianchi, dai cappelli di carice e dai bastoni per camminare. Molti pellegrini cominciano e completano il percorso visitando il Monte Koya, nella Prefettura di Wakayama, sede spirituale della scuola buddista Shingon di cui Kūkai è considerato il fondatore in Giappone. Esiste ancora un sentiero di 21km che porta in cima alla montagna, ma i pellegrini utilizzano solitamente il treno.

Che Buddha ce la mandi buona!


Giappone arriviamo!

Ci siamo: manca un mese esatto alla partenza per l’amato Sol Levante. 😀

Il 5 marzo mi imbarco. Caro yen, abbassati se no saran dolori!! 😥


Il brunch domenicale del Four Seasons Hotel Bangkok: probabilmente uno dei migliori pasti della vostra vita.

La Thailandia é un posto in cui ci si può sfamare bene spendendo veramente pochissimo. Ma a volte vale veramente la pena di mettere mano al portafoglio e spendere. In questo caso mi permetto di consigliarvi il brunch domenicale del Four Seasons Hotel in Bangkok:  vi assicuro a fine pasto ve ne andrete soddisfatti. Questo brunch fa il tutto esaurito quasi ogni domenica e non senza motivo. Offre infatti una varietà e qualità di cibi e bevande che non conosce paragone.

Chiariamo subito una cosa: questo non é un brunch. Il brunch è un pasto che consiste in una commistione, sia morfologica che di fatto, di prima colazione(breakfast) e pranzo (lunch). La diffusione è dovuta soprattutto alla comodità di un pasto meno formale di una colazione o un pranzo, assieme alla possibilità di servirsi da un buffet sul quale è lecito proporre qualunque tipo di cibo, dolce o salato che sia. Il brunch è tipico della domenica, quando ci si alza più tardi del solito e non si ha voglia di aspettare fino all’ora di pranzo per mettere qualcosa sotto i denti. Quello che offre il Four Seasons invece non é un autentico brunch ma un vero e proprio pranzo a buffet di eccezionale qualità.

Innanzitutto il prezzo: 2.350 THB++(+7% IVA +10% Servizio = 399,5  THB) [2.749,5 THB = € 66 circa al cambio fine 2011). Le bibite, alcolici inclusi, sono comprese. I bambini dai 4 ai 12 anni pagano THB 900++. Per la Thailandia é caro ma per i nostri standard é un autentico affare. Orario: 11.30-15.00 .

Il brunch del Four Seasons si tiene la domenica ma c’é anche un brunch speciale e più esclusivo che si tiene il primo di gennaio, ogni anno, non importa che giorno sia. Il prezzo del buffet sale di una quindicina di euro se ricordo bene ma aumentano la qualità dei vini e degli champagne, nella sezione mare appaiono aragoste e altre cose costose. Il brunch é upgradato in parecchie sue parti e merita ancor di più. Se avete la fortuna di trascorrere il capodanno a Bangkok permettetemi un consiglio: la sera del 31 dic state leggeri leggeri: spiluccate una cosa, andate fuori a ballare e bere (senza esagerare); in buona sostanza festeggiate frugalmente. Il giorno dopo vi alzate alle  10:30/11:00 e senza far colazione filate al brunch: alle 12 siate già belli in linea forchetta in mano e che il ciel vi aiuti.

All’interno del Four Seasons hotel ci sono 5 ristoranti: uno dei migliori ristoranti Thai della città, uno dei migliori ristoranti italiani della città, un ottimo ristorante giapponese di sushi, un ristorante di cucina internazionale. una rinomata steak house. Questi ristoranti vantano tutti un eccellente qualità ma sono normalmente molto cari e in una città come Bangkok non gli consiglierei (a parte il ristorante Thai che merita e che tutto sommato non é carissimo). Il bello del brunch domenicale é che tutti questi ristoranti propongono il meglio delle loro pietanze.

La Parichart Court: se non temete il caldo cercate di sedervi su uno dei tavoli fuori. Il suo fascino coloniale puo sembrare um'pó decadente ma che diamine son esperienze da fare una volta ogni tanto.

Come si procede? Ci si reca nel cortile interno del Hotel dove si tiene il brunch, ci si fa accreditare (senza prenotazione difficilmente si trova posto libero), si sceglie un tavolo libero (all’interno di uno dei due ristoranti: il Madison o lo Spice Market, oppure nel cortile all’aperto: la Parichart Court, se non temete il caldo). Su ogni tavolo c’è un contenitore con delle card col numero del vostro tavolo. Oltre alle varie pietanze a buffet che vi servirete da soli c’é ne sono parecchie che vanno preparate al momento; in quel caso voi ordinate quel che volete, consegnate una delle card col vostro numero e appena é pronto ve lo portano al tavolo.

Card con numero del vostro tavolo

Passiamo a elencare le varie postazioni:

Il Bar: qui trovate una discreta varietà di vini bianchi compreso dello champagne. Sono disponibili anche dei rossi ma ho notato che visto il caldo sono poco gettonati. Anche le birre ovviamente disponibili sono poco gettonate visto che evidentemente la gente preferisce dar valore al proprio denaro bevendo vino. Si può anche richiedere al barman qualche cocktail: in posti cosi si trova sempre qualche anglosassone che preferisce pasteggiare a suon di Martini, stile Hemingway. Ovviamente sono disponibili anche le bibite gassate che vanno per la maggiore ma la cosa più interessante (sopratutto per gli astemi come me) sono i vari succhi (spremute, centrifughe) di frutta fresca: ananas, melone, anguria, cantalupo e altri frutti tropicali si offrono al meglio nella loro forma liquida; personalmente amo mischiarli, quelli dolci con quelli più aspri. Di solito ne escono sempre dei bibitoni più che buoni e se per caso il risultato non é dei migliori, bé…riprova, sarai più fortunato.

Almeno 8 succhi di frutta freschi sempre disponibili. Poi se uno vuole c’é anche la frutta fresca. Le caraffe dei succhi sono dietro la frutta per impedire ai clienti di maneggiarle da soli? La cosa non mi ha mai fermato.

Caviar Station: immaginate un enorme lastra di ghiaccio a mo di tavolo, immersa in una laghetto pieno di carpe decorative ed un cameriere con stivali/pantaloni di gomma che vi serve direttamente dalla pozza. Può sembrare una cosa um’pó pretenziosa ma é di sicuro effetto. Forse la scena serve a nascondere il fatto che vi servono delle volgari uova di pesce invece di beluga e sevruga ma questi ultimi sono diventati cosi rari e costosi che una scatoletta da poche decine di grammi costa molto più del prezzo del brunch. Qui troverete 6 tipi di uova di pesce tra cui le Tobiko usate comunemente per il sushi e le molto meno comuni Ikura che provengono dai salmoni piu grassi e sono particolarmente ricercati dagli intenditori. Come accompagnamento le solite cose che si servono con il caviale: panna acida, spicchi di uova bollite, scalogno, erba cipollina, capperi, ecc.

Qui ho trovato una foto che inquadra anche il cameriere nella sua tutta di gomma. Sul tavolo la disposizione dei piatti é diversa dalla mia foto ma immagino di tanto in tanto ne varino forma e forse anche contenuti.

Salad Station: offre una buona varietà di insalate varie: solo verdure, con mozzarella, con pollo, con frutti di mare, salmone affumicato, ecc. Difficilmente riuscirete a passare davanti a questa postazione senza mettere qualcosa nel vostro piatto.

Thai Food Station: questa postazione offre una buona varietà di insalate thailandesi e i loro tipici spiedini a base di pollo. Il problema é che la cucina Thailandese é disponibile dappertutto a buon mercato. É una cucina buona ma non adatta a tutti essendo spesso picantissima. Per questa serie di motivi pochi si servono qui. Se uno vuole mangiare thailandese non ha semplicemente bisogno di spendere sessanta e passa euro. Se avete pagato una simile somma vi dovete concentrare su cibi più costosi. Per la cucina locale basta uscire dall’hotel.

Thai Station

Thay Station: la sezione satay/spiedini

Una cosa che pero dovette provare assolutamente qui é il Miang Kham. Il Miang Kham é un delizioso stuzzichino composto dai seguenti ingredienti secchi: cocco, scalogno, lime, noccioline, mango verde, gamberetti, anacardi, zenzero e del peperoncino bird’s eye fresco sia verde che rosso, il tutto bagnato con dello sciroppo di palma e avvolto in una foglia che può essere di diversi tipi , ma sempre commestibile. Da questa descrizione potreste pensare che é una combinazione di sapori e odori fortissimi e invece scoprirete che questo incredibile mix di ingredienti ha un sapore molto delicato tendente al dolce con lievi sentori asprigni (dovuti al lime?) e cosa incredibile per una pietanza Thai non é affatto piccante. Il modo migliore per iniziare il brunch é proprio un paio di Miang Kham con il vostro drink preferito.

Il Miang Kham va assolutamente provato: é lo stuzzichino con cui vi consiglio d'iniziare il pasto.

Indian Food Station: l’angolo della cucina sub-continentale ha un forno Tandori dalla quale sfornano il tradizionale pollo Tandori, pesce marinato Tikka, Shack Kebab, antipastini e salsine speziate al curry varie ma il vero pezzo forte di questa postazione é il Naan, con l’aglio o senza. Il Naan é un tipo di pane azzimo lievitato di origine Indo-pakistana; quando é ben fatto é una delle cose più deliziose di questo mondo. Inutile dire che qui é fatto al top: il cuoco lo impasta e gli da forma davanti ai vostri occhi, poi lo appiccica con forza sulla parete interna del forno metallico a forma di bidone gigante e dopo qualche minuto sul vostro tavolo arriva questa delizia ancora bollente. Un “must” assolutamente imperdibile.

I forni cilindrici dove viene cotto il Naan.

Chinese Food Station: offre degli ottimi Dim Sum e Shu Mai al vapore (sono dei deliziosi ravioli ripieni di gamberi e carne) che meritano almeno un assaggino. Ci trovate anche costicine di maiale brasate con salsa di soia dolce, Anatre Laccate intere e le zuppe: quella agro piccante e quella di pesce Mor con carne di granchio; ma é tutta roba che pur essendo buona non dovrebbe trovare spazio nel vostro piatto visto che lo spazio disponibile nel vostro stomaco é limitato e bisogna impiegarlo al meglio. Poi é chiaro che allo stomaco come al cor non si comanda ed é anche giusto seguire le proprie pulsioni.

Anatre e maialini pronti a essere affettati per voi: basta chiedere.

Japanese Food Station: offre sushi e sashimi di qualità sopraffina e tanto basterebbe, invece ci trovate anche della buona zaru soba tradizionale e a al tè verde (che con questo caldo é l’ideale), manzo shabu-shabu, Tempura di gamberi e la sempre ottima anguilla ai ferri.

Japanese Station

Shabu Shabu

Foie Gras & Salmon Station: questa é LA POSTAZIONE che da sola vale il buffet!  Fegato Grasso d’oca intero scottato in padella con salsa al Porto: una poesia! Salsiccette al Foie Gras: deliziose! Le tradizionali terrine  al Foie Gras: meravigliose! Custard  di Foie Gras con olio al tartufo: mmmh, mmmhh! (Dan Peterson ©) Inutile dire che se non vi piace il Foie Gras al 90% é perché come me avevate assaggiato solo quelle cioffeche che vendono in scatola: qui vi ricrederete e vi convertirete a questa fantadelizia. La postazione propone anche del salmone fresco intero, asparagi e qualche insalata meditteranea ma come ho già detto lo spazio disponibile nel vostro stomaco é limitato e bisogna impiegarlo bene.

Foie Gras Station

Foie Gras Station: oltre al foie gras intero nei piatti notate le salsiccette al fegato con rosmarino nel tegame.

Pasta Station: inutile dire che chiunque venga dall’Italia ad un brunch simile per mangiare della pasta italiota é un mentecatto e quindi nel caso é pregato di lasciare immediatamente questo blog e di non tornarci mai più: astenersi perditempo e mentecatti, please!

Pasta Station

Cold Seafood Station: qui veniamo a una delle altre postazioni che da sole valgono il costo del brunch: quella del pesce e dei frutti di mare. All’interno del ristorante Madison, di fronte alla postazione dei cuochi che cucinano a vista c’é un bancone pieno di ghiaccio sui cui sono depositati: gamberoni tigre, trote, salmone, tonno Akami, chele di granchio, ostriche Rock Sidney, cozze blu della Tasmania, Cappe Sante e nelle occasioni speciali come a capodanno anche aragostine di scoglio e aragoste Red Craw.

Cappe Sante anyone? 😛

Vi riempite un bel piatto con quello che preferite, lo consegnate ai cuochi della Grill Station che é proprio di fronte, dando il vostro numeretto e dicendoli come lo volete cotto e dopo pochi minuti il piatto arriva bello fumante. Ripetete l’operazione fino a quando il vostro stomaco e il vostro fegato ve lo permetteranno.

La Grill Station dove vi cucinano al momento il tutto: come vedete il bancone é fornitissimo di tutte le salse piú usate al mondo per molluschi, frutti di mare e carni. A voi la scelta: in quei bicchierini trovate di tutto.

Grill Station:  questa postazione non é solo quella in cui ci si fa cucinare i molluschi e i frutti di mare esposti nella Cold food Station. Qui oltre a una buona varieta di salse varie c’é anche il reparto carne nel quale troverete: costate di manzo scozzese Angus, filetto di manzo, cotolette d’agnello, salsicce bianche di vitello, salmone, tonno, branzino, seppie e altro che non ricordo. Certo in giro c’é un sacco d’altra roba ma io di qui non vado via senza um’pó di filetto e um’pó d’agnello, costi quel che costi.

Voilá un menu tipico della Grill Sation

Omelette Station: con tutto questo ben di Dio c’é qualcuno che ha voglia di farsi fare un omelette o una frittatina? Ma per favore….

Bread Station: baguette francesi, ottimi pani in stile tedesco con vari miscele di farine e cereali, pretzl, croissant al burro, ecc. Questa postazione offre prodotti di qualità ineccepibile ma comunque non ha ragione d’esistere. Perché? Perché come ho già spiegato presso la postazione indiana fanno il Naan che é il non-plus-ultra  dei pani e solo quello dovete consumare. Anche col Foie Gras? chiederanno alcuni. Certo! rispondo io. Provare per credere.

Cold Cuts & Cheese Station: offre una buona varietà di salumi (quasi tutti italiani di origine toscana), sottacetti e formaggi (quasi tutti francesi del tipo molle). La postazione é ben fornita e non demerita ma bisognerebbe sforzarsi di evitarla visto che c’è roba molto più buona, particolare e costosa a vostra disposizione. I francesi sostengono che bisogna sempre lasciarsi um’pó di spazio per il formaggio a fine pranzo ma io vi chiedo: – Possiamo davvero fidarci dei consigli culinari di gente che oltre a mangiare rane e lumache vi serve spaghetti bianchi scotti e sconditi a mo di contorno per la bistecca? No! Non credo proprio. Comunque devo colpevolmente ammettere che un assaggino di salumi me lo prendo sempre. Non sempre ahimè il raziocinio prevale sull’istinto. Siate più forti di me e ricordatevi quanti dessert vi aspettano e poi che saranno mai due, tre fettine di affettato? ;-P

Waffle & Pancake Station: caldi, fatti al momento.

Un waffle così neanche in Belgio...

Cakes & Pastries Station:i dolci sono veramente troppi per descriverli e comunque non ne conosco i nomi. E’ un insieme di tavoli messi in fila: 6/7 metri di pasticceria prolungata. Cercate di farvene un idea con le foto. Di buono hanno che di solito sono spesso in mini porzioni cosi potete veramente assaggiarne un fottio. C’è anche una postazione con dell’ottimo gelato fatto artigianalmente: 5/6 gusti ma tutti fatti come si deve.

Maccaron, trouffle e cioccolatini come se piovessero

Crepes & Souffle Station: offre deliziosi suffle alla banana e altri gusti ed ovviamente delle crepes che farete farcire come più vi aggrada con creme, confetture e frutti tropicali vari. Volendo ve le fate fare flambé al Grand Marnier.

Station: Crepes and Souffle

Crepes Suzette, Grand Marnier e frutta tropicale, Olé!

A pensarci bene qualcosa di extra da pagare c’è: tè e caffè. Capirai!!!

Qualche suggerimento finale per rendere ancora più piacevole il vostro brunch:

  • Prenotate! Possibilmente almeno una settimana prima. Arrivare in hotel sperando di aver fortuna ci può stare ma rischiate una delusione(sopratutto in alta stagione. Se non volete farlo direttamente da casa, prima di partire potete chiederlo al portiere del vostro albergo appena arrivate: dopotutto é li per aiutarvi.  Qui il sito dell’hotel con tutti i numeri di riferimento. Se non temete il caldo quando prenotate chiedete un tavolo all’aperto nella Parichart Court: sedere a gambe incrociate su un divano di bambù all’ombra di una palma, sorseggiando champagne e mangiando frutti di mare può sembrare um’pó decadente ma che diamine, son esperienze da fare una volta ogni tanto.
  • Vestitevi non dico in maniera pretenziosa ma almeno con qualcosa di festivo: niente calzoni corti, e sandali per gli uomini. Niente jeans stracciati per le donne. Vi sentirete più a vostro agio, sopratutto quando passate per la lussuosissima hall dell’Hotel.
  • Saltate la colazione. Se potete, state leggeri anche a cena, la sera precedente. Non fate alcun altro piano per la giornata. Per assaporare a pieno questa esperienza culinaria sarà meglio arrivare a stomaco vuoto ed avere tutto il tempo per godersela senza che qualche impegno pomeridiano vi sia di assillo. Senza contare che dopo il pasto luculliano che farete l’unica cosa che vorrete sarà una sdraio su cui esalare l’ultimo respiro.
  • Una volta preso possesso del vostro tavolo, cercate di mantenere la calma e il sangue freddo. L’istinto di solito é quello di prendere un piatto ed iniziare a riempirlo di roba dalla station più vicina a voi. Non fatelo! Andate al bar, prendete un drink o un succo di frutta. Poi sorseggiando la vostra bibita fatevi il giro completo di tutte le station. Solo quando avrete chiara in mente l’esatta composizione e vastità del banchetto che vi attende potrete scegliere con cognizione di causa con cosa andare a riempire la vostra (ohibò) limitata capacita di stomaco. Lasciate siano i grassi turisti del nord Europa ad abbuffarsi senza ritegno di tutto quel che gli capita a tiro: voi scegliete solo il meglio!

P.S. Se avete in programma un viaggio in Thailandia e non lo avete ancora fatto vi consiglio di leggere questo mio articolo sul Tempio delle Tigri. Un posto bellissimo che non é tra i più reclamizzati dalle guide ma che potrebbe offrirvi un esperienza indimenticabile.

NB: Pur avendo fatto qualche foto del buffet non avevo pensato di farne un articolo sul blog ragion per cui ho dovuto integrare le mie con delle immagini prese in rete. Ho usato comunque solo immagini che corrispondevano a quello che ho visto nelle mie tre visite a Bangkok (inevitabilmente, come tutte le cose il brunch cambia sempre di qualcosina, bisogna tenere conto che trattandosi di cibo la stagionalità ha la sua importanza; credo che comunque in qualsiasi periodo ci andrete non ne rimarrete delusi). Di solito sono molto attento a pubblicare immagini piuttosto leggere (sui 100 k) per non rendere il caricamento della pagina pesante, considerata l’arretratezza della rete internet italiana ma per questo articolo ho dovuto usare immagini um’pó più pesanti del solito: ho notato che riducendo troppo la qualità delle foto i cibi sembrano spenti e mi sembrava un peccato vanificare questo articolo con delle foto che non rendessero giustizia ai cuochi.


Viaggio in Giappone 2010: Day 25 – Ritorno: una tranquilla giornata da bestemmie, una triste giornata per arte e cultura ovvero come si può arrivare a rimpiangere la vituperata Alitalia.

Venerdì 29 ottobre.
Vorrei dire che mi sveglio presto perché vorrebbe almeno dire che ho dormito ma così non è. Come sempre in Giappone l’ultima notte la passo a fare i bagagli.
Lascio casa di Kunio verso le 04.35 e per fortuna non piove perché comunque carico come sono non potrei tenere l’ombrello che lascio in eredità al mio gentile ospite.
Arrivo a Shibuya e prendo il Narita Express che in ore 01,15 mi porta a destinazione con largo anticipo per il mio volo delle 10.50 ma in questi casi meglio mettere in conto qualche imprevisto e giocare in anticipo, inoltre è imperativo quando si ha bagaglio evitare l’ora di punta che qui inizia presto e finisce tardi. Credetemi nella rush hour qui non guardano in faccia nessuno: si lotta col coltello tra i denti e non si fanno prigionieri. Tokyo in questo è spietata.
All’ufficio della JR restituisco la mia carta Suica che aveva dentro ancora 610 yen di credito ed il deposito di 500 yen e c’è una bella sorpresa all’Italiana: trattengono 200 yen per l’operazione, questo però non stava scritto da nessuna parte; dicevano che la cauzione di 500 yen viene restituita, punto. Mi piacerebbe queste quisquilie fossero menzionate chiaramente, sono meno di 2 euro e mi sento per la comodità e per il tempo che fa guadagnare di consigliare a tutti l’uso della Suica-Pasmo ma vorrei informazioni chiare. Mi sa che a saperlo, per 300 yen me la tenevo come souvenir tanto più che tutti i negozi duty free all’interno dell’aeroporto l’accettano quindi potete far fuori eventuali crediti residui lì dentro.

Vado all’accettazione bagagli dell’Austrian visto che ho fatto il check in on line e qui cominciano le magagne. La valigia pesa 29,8 Kg.
La tipa mi sequestra il mio tubo porta poster/calendario e me lo fa imbarcare:chissà in che condizioni mi arriva? Poi pretende di pesare anche la mia sacca: 14,9 Kg.
– Ma non si può portare un bagaglio a mano più pesante di 8 Kg, bla bla bla è pericoloso bla bla bla. Deve spostare bagaglio nella sua valigia principale e se ha un cappotto le conviene indossarlo.
– Va bene, torno subito.
Mi apparto, metto il computer nella mia borsetta a tracolla, indosso l’impermeabile sopra la giacca mentre nella sala ci saranno 30 gradi, sposto qualche artbook nella valigia che incredibilmente li raccoglie e torno all’accettazione. Vado dalla collega accanto della stronza di prima che passa la mia pratica alla collega. La valigia adesso pesa 31 Kg e la sacca 9. – Per un chilo si chiude un occhio, no? dicco con cattiveria fulminandola con lo sguardo. Non ha coraggio di controbattere e comincia a far i conti di quanto mi farà pagare per il sovrappeso. Fanno in tutto 460 Euro. Sti cazzi! Meno male che c’è gli ho penso malinconico mentre mi rendo conto che alla fine il biglietto mi viene a costare lo stesso quasi 1200 euro. Poi un barlume di lucidità mi attraversa la mente: 11 Kg. di sovrappeso! 460 Euro! MA DE CHE’?
– ALT! FERMA UN ATTIMO! Ma la convenzione internazionale dice 20 dollari a chilo, perché 460 euro?
– Quella è la convenzione tra USA e Europa. Qui è di 40 Euro al chilo.
– COSA????
– …e in più 30 euro per la pratica che ci costringete ad aprire per l’overweight…
– QUARANTA EURI AL CHILO, MA VOI VI DROGATE!!! E DI BRUTO PURE.
– Nani?
– NANI STO CA220!! NON E’ POSSIBILE STA CIFRA.
– …è la convenzione tra Giappone-Europa…
– LADRI DI MERDA … (per motivi di opportunità non riferirò con troppo zelo le precise parole che ho attribuito a tutti i presenti  e ai che mi capitavano sotto tiro)
Realizzo che il reale costo dei libri che mi sto portando dietro va decisamente ricalcolato, quindi decido di sbarazzarmi di parte del bagaglio.
Mi apparto di nuovo e tiro fuori i libri più pesanti, tutti sull’ukyo-e. Sono veramente dei mattoni. Ma sono delle opere d’arte: degli anni ’60 per di più, Gli ho pagati poco al mercato di Kyoto ma il sovrapprezzo aereo è davvero troppo. Sono loro purtroppo gli agnelli sacrificali al mio portafoglio assieme a 3 splendidi dépliant pesanti e lussuosi delle case giapponesi. Ma buttare gioielli simili è un delitto verso arte e cultura. Decido di lasciarli su una panchina ma subito arriva uno sbirro della security che mi dice che non posso lasciarli (…spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme e gli accompagnarono al primo treno… cit.) . Con la morte nel cuore mi tocca la vergogna di buttare dei libri (e che libri) nel cestino della spazzatura, non ho potuto dar loro neanche la chance che qualcuno gli raccogliesse. Triste il giorno in cui li ho comprati da un amorevole libraio per gettarli nella monnezza dopo pochi giorni.
Abbattuto torno all’accettazione, di nuovo dalla prima stronza: 26,2 Kg. – Sono 2 Kg di sovrappeso, più i costi per la pratica. Ma se sono 6,2 i chili di sovrappeso??? Vabbè taccio che è meglio, forse vuol farmi pagare di meno o forse è veramente scema, penso.
Mi chiede:
– Dove risiede?
– In Bulgaria
– Da quanto tempo?
– Ci lavoro da quasi 2 anni.
– Non vedo il visto.
– Che visto?
– Quello per la Bulgaria.
– Non serve.
– Qui c’è scritto che serve per chi sta più di 3 mesi.
– Qui dove? La Bulgaria è nell’Unione Europea. Il mio è un passaporto Italiano (paese comunitario) ergo non ho bisogno di alcun visto.
– Ma qui c’è scritto.
– MA QUI DOVE? TRA PAESI COMUNITARI NON C’E’ BISOGNO DI ALCUN VISTO!
– Non avete per caso un visto di un paese Schengen sul vostro passaporto?
– ???? Ma siete NORMALI. L’Italia è un paese Schengen quindi è impossibile che vi sia un visto Schengen sul mio passaporto.
– E un visto bulgaro?
CALMA! 1,2,3,4,5,6…CALMA.
– La Bulgaria è un paese comunitario, e non mette visti sui passaporti dei cittadini UE, inoltre in Europa molti viaggiano con carta d’identità sulla quale non c’è il posto fisico per mettere timbri e visti.
– Ha la carta d’identità?
– Si, a casa. Non l’ho portata visto che in Giappone non è riconosciuta.
Mezz’ora persa in queste stronzate mentre queste non sanno neanche dove si trovano e intanto rubano lo stipendio e cosa più grave rubano tempo a me per non parlare della crisi di nervoso che mi sta venendo e pensare che sono un tipo piuttosto impassibile.
Alla fine si convincono e mi consegnano la cedola da pagare: 10.500 yen.
– Devo Tornare qui a mostrarle che ho pagato?
– Si, dopo che ha pagato, venga a mostrarmelo.
Vado, pago, torno a mostrare la cedola.
– Non c’era bisogno di mostrarmela, prosegua pure.
– MA TU C’HAI LA FACCIA COME IL CULO, LA MADRE………MA SEI DEFICIENTE? MA LO PARLI L’INGLESE? MA CHI TI HA MESSO A LAVORARE QUI……………….

Veramente le impiegate dell’Austrian  a Narita sono inqualificabili. Se non sai l’inglese NON puoi lavorare in un aeroporto!

Passo rapidamente il controllo passaporti e mi avvio verso i negozi per spendere i miei pochi yen rimasti. C’è anche un negozio di elettronica; vado a dargli un occhiata e ricevo il colpo di grazia definitivo: vendono proprio qui, allo stesso prezzo, il washlet della Sanyo da me acquistato ad Akihabara. Cioè non solo mi sarei potuto risparmiare tutta l’odissea del giorno prima per comprarlo ma potevo farlo dopo aver consegnato il bagaglio e avrei avuto 6-7 chili di meno di bagaglio ed avrei evitato il casino sovrappeso.  Me lo avrebbero dato nel suo cartone e se all’imbarco lo avessero considerato troppo grosso (cosa quasi sicura) una delle hostess avrebbe chiamato un addetto bagagli e l’avrebbe fatto imbarcare senza comunque farmi pagare una lira in più: per la roba presa al dutyfree non si paga mai.

Prendo l’ottimo aereo Austrian a cui gli aerei Alitalia non hanno nulla da invidiare e dopo 12 ore arrivo a Vienna. Ho 4 ore da aspettare per il mio aereo per Sofia quindi ne approfitto per stendere questo resoconto, poi vado ad imbarcarmi quando arriva un messo della Austrian che ci avvisa che il volo ritarda lievemente e che invece che alle 20.00 partirà alle 23.10. Bene, così arrivo alle due del mattino contando un ora di fuso orario. Però ci offrono qualcosa da mangiare al bistrot dell’aeroporto.
Bene vado a vedere se ci sono gli zoccoli di bue ripieni (specialità locale di pregio), comunque grazie Austrian, sei riuscita a farmi rimpiangere la nostra povera Alitalia che ha mille difetti ma almeno ne è consapevole e non si azzarda a far pagare l’overweight dei bagagli ai passeggeri.

austrian lines YOU SUCK!


Viaggio in Giappone 2010: Day 24 – Tokyo – Yokohama – Tokyo: la fine si approssima.

Giovedì 28 ottobre

Anche stamattina piove di brutto e oggi mi attende una giornata campale.

Mi alzo presto per andare ad Akihabara per comprare il washlet. I negozi aprono alle 9.30-10.00, arrivo um’pó prima e mi tocca aspettare sotto un cielo cosi plumbeo che sembra sera, mentre piove a catinelle. Laox é uno dei negozi più forniti del quartiere e sono abituati a trattare con clienti stranieri quindi qualcuno che parlicchia inglese si trova sempre. Visto che i prezzi non sono peggiori rispetto ai suoi vicini ho deciso di fare qui il mio acquisto. Chiamo un commesso per farmi consigliare. C’é un solo modello che funziona col voltaggio europeo (220-240 v), é della Sanyo e costa quasi ¥50.000 (€ 480 circa). É un modello che rapportato agli altri in vendita per il mercato giapponese é piuttosto caro visto che offre funzioni basilari; Toto e Panasonic per esempio per modelli simili fanno pagare sui ¥30.000. Volendo posso prendere un modello destinato al mercato giapponese (110 v) più lussuoso e comprare in aggiunta un trasformatore (in negozio ne sono forniti) da € 70-90 ma dopo attenta riflessione mi sembra un ricarico di complicazioni non da poco senza contare che mettere un trasformatore in bagno é comunque una scocciatura (far fare una nicchia o scatola per contenerlo e poi fare sempre la massima attenzione visto che parliamo di un ambiente umido). Scelgo il Sanyo. Un volta che comunico la mia scelta inizia il LENTO tran tran dei negozi giapponesi. Sono cortesi, ossequiosi, attenti, scrupolosi ma sono “lenti come il male™” e quando hai fretta la cosa é maledettamente irritante. Per fare una cosa per la quale in Europa servirebbero 2 minuti ci mettono 8-10 minuti. Considerando che in questo caso devono compilare anche il modulo duty free poi…Pago con carta di debito. La prima transazione non va. Tiro fuori l’altra carta di debito e il pagamento é accettato.

Torno di corsa a casa Kunio per lasciare il washlet e prendere una borsa di roba che porterò a Yokohama da Wakako. Infatti intendo andare in un centro commerciale con lei per comprare um’pó di cibarie e di accessori da cucina che mi spedirò via posta e insieme ai miei acquisti mi spedirò parte dei vestiti che mi sono portato dietro in modo da liberare spazio nel bagaglio con cui rientro. Certo visto che spedisco la roba via mare ci vorranno 2-3 mesi ma tanto é tutta roba estiva e non mi servirà subito. Inoltre é un ottimo stratagemma da usare contro gli avidi doganieri europei che non amano rovistare tra vestiti sporchi e che se vedessero solo roba nuova di zecca nella propria confezione scintillante potrebbero anche decidere di farti pagare dazio *. E’ una cosa che avevo fatto già nel mio primo viaggio in Giappone. Riempio la borsa di vestiti, modellini e tutti  gadget dei Tigers trovati allo stadio e riparto sempre sotto la pioggia verso la stazione.

Mi fermo a prelevare da un bancomat. Operazione rifiutata. Usiamo l’altra carta. Operazione rifiutata!??? Che diavolo, vediamo i movimenti su questa carta. Ah é quella usata per pagare il washlet. E allora perché l’altra non funzia, vediamo anche qui i movimenti.  Ah é quella usata per pagare il washlet. Pure??? Ma mi hanno fatto il doppio addebito. Allora anche la prima carta che avevo provato é stata caricata. Stupendo! Facciamo un salto da Laox per dargli una tiratina d’orecchi, che importa se devo andare da Wakako a Yokohama che é proprio in direzione opposta ad Akihabara?

Con la borsa che piccola non é in questa bella giornata di pioggia battente vado a Shibuya, poi ad Akihabara, tiro cazziatone a quelli di Laox e poi faccio annullare uno dei due addebiti, comunque il riaccredito non é immediato il che é una bella fregatura. Poi di nuovo in treno con vari cambi per arrivare a Yokohama. Lo scherzetto di Laox mi é costato almeno 2 ore se non di più. In stazione chiamo Wakako che arriva poco dopo. Mi dice che Gianluca e Marco sono andati a Tokyo visto che io tardavo tanto. Comunque mi porta in un grande supermarket a ridosso della stazione dove faccio aiutato da lei um’pó di compere: Soba, salsa per la Soba, un sacco di dadi giganti per fare il curry giapponese, caramelle, chewingum e sopratutto Pocky di tutti i gusti e varianti.

Pocky in tutti i gusti pensabili ed immaginabili

Compro inoltre qualche piccolo accessorio per la casa di quelli che si trovano solo in Giappone: molti gli definirebbero inutilità ma io non sono d’accordo; se una cosa ti facilita la vita e costa poco perché non prenderla? Poi vista la pioggia prendiamo un taxi per arrivare a casa di Wakako. Un migliaio di yen decisamente spesi bene! A casa sua lasciamo il contenuto della mia borsa (nascondendo per bene il merchandising dei Tigers visto che a quanto pare suo padre é un riprovevole fan dei Giants) e le buste della spesa, ci penserà lei a spedire il tutto quando avrà la macchina di sua madre disponibile. ♡Troppo Buona! ♡Grazie. ♡Grazie.

Chiamiamo un altro taxi e ci facciamo portare in stazione dove prendiamo un treno per Tokyo. Abbiamo appuntamento con gli altri in zona Roppongi e siamo um’po’ in ritardo per colpa di Laox, grrr. Usciamo dal metro’ sotto una pioggia battente.

Marco, Gianluca, Mikio e Wakako.

Ci incontriamo in uno Starbucks con Marco, Gianluca e Mikio (il simpatico cuoco conosciuto al matrimonio dei ragazzi). Purtroppo non ci sono Giova e Zibido: visto il tempo orrendo hanno preferito restare a casa e francamente non posso dar torto ma la cosa mi spiace molto visto che non li potrò salutare, domani mattina parto troppo presto.

Mikio ha deciso di portarci in un ristorante um’po’ particolare (dopotutto se non li conosce lui che é del mestiere…) specializzato in pietanze a base di pollo e dove si serve il sashimi di pollo CRUDO.

Ci incamminiamo sotto la pioggia (tutti con l’ombrello ovviamente) per raggiungere il ristorante che si trova a una decina di minuti a piedi. Seguo gli altri e passiamo davanti a diversi scorci architettonici/artistici originalissimi che meriterebbero di essere fotografati ma i ragazzi a causa del acquazzone sotto il quale ci troviamo non mi sembrano in vena e cosi anche io non oso fermarmi.

Il bancone del PolloRistorante: c'é anche una saletta con tavoli nel retro.

Arrivati al ristorante ci accomodiamo in una saletta e lasciamo che sia Mikio ad ordinare anche per noi visto che é l’anfitrione di questa serata e conosce bene il posto e le sue specialità. Ma com’è il sashimi di pollo?

‘Na MERDA!

Sashimi di pollo: gira e rigira hai voglia a intingerlo in salsette varie, sempre pollo crudo é!

Comunque, se ci tenete a conoscere veramente il gusto del sashimi di pollo andate al vostro supermercato di fiducia, accattatevi un pollo Amadori o un Galletto Amburghese Vallespluga, tornate a casa, aprite la confezione, lavate per bene il pollastro con acqua fredda corrente e poi dategli un bel mozzicone. Se siete tipi particolarmente raffinati potete intingere il boccone in um’po’ di salsa di soia prima di addentarlo.

sd

Gianluca tra Mikio e Wakako: stasera grazie al fatto che é vegetariano ha mangiato meglio di tutti noi.

Io e Marco siamo esterrefatti da queste sublimi pietanze. Gianluca da buon vegetariano se la ride sotto i baffi guardando le nostre facce. Gli indigeni invece si gustano il pasto come se fosse il non plus ultra delle leccornie. Mi sembra hanno portato anche qualche pezzo di pollo cotto ma traumatizzato com’ero non credo neanche di averci badato. Ad un certo punto Mikio si é assentato da tavola (non per sputare quel che aveva ingurgitato)  ma per pagare la cena senza che ci potessimo opporre. Che dire? E’ una persona veramente squisita, simpatica, generosa; l’unico appunto che gli vorrei fare e il seguente: – Caro Mikio, facciamo che la prossima volta andiamo in un ristorante di ramen o tempura o katsudon. Spendiamo meno e sopratutto spendiamo MEGLIO.

La torre di Tokyo fotografata in uggiosa serata ottobrina da Roppongi Hils

Lasciato il locale decidiamo di fare una puntatina a Roppongi Hills che é in zona. E’ un posto che mi é sembrato meritevole di visita ma in una serata di pioggia come questa, verso le 10 di sera, mentre tutto sta chiudendo, penso perda gran parte del suo fascino. Arriviamo in una piazza interna coperta dove é stato appositamente lasciato uno squarcio nel muro attraverso il quale si inquadra perfettamente la torre di Tokyo che la sera fa la sua porca figura, peccato che in una serata cosi umida non si riesce a fare una foto decente: ho fatto una dozzina di scatti e il meglio che é uscito é quel vedete qui sopra.

Wakako e Mikio: siamo ad un melanconico addio.

Prendiamo un dolce in una pasticceria (o era uno starbucks?) che ha dei tavolini nella piazzetta coperta e poi mestamente ci salutiamo e ci dirigiamo verso i nostri rispettivi treni: i ragazzi devono tornare a Yokohama e devono partire con un certo anticipo.

Anche questa bella vacanza é finita e domani ci tocca rientrare alla base.

*P.S.  Riguardo la roba che mi ero spedito: é arrivata dopo due mesi e mezzo circa. I cartoni sono due e la dogana ha deciso di ispezionarne uno. Mi chiamano presso i loro uffici e mi chiedono cosa contengano e io gli é lo dico: qualche giocatolo, vestiti sporchi miei e sopratutto cibarie.

  • Doganiere stronzo: Cibarie, come cibarie? Non lo sa che é proibito farsi spedire cibo da paesi extra UE?
  • Io: Proibito? Ma da quando? UN sacco di gente si fa spedire roba da amici giapponesi e nessuno ha mai avuto problemi.
  • Doganiere stronzo: É proibito. Proibitissimo!
  • Io: Ma allora io che faccio?
  • Doganiere stronzo: Eh, le sequestriamo tutto.
  • Io: Sequestrate tutto? Ma suvvia é tutta roba secca. Pasta, salse, biscotti, salatini. Non c’è niente di fresco. Non c’è carne o qualsiasi roba di derivazione animale.
  • Doganiere stronzo: Tutto. Sequestriamo tutto!
  • Io: 😥

Seguo il doganiere nel locale apposito. Lo vedo prendere il pacco ed aprirlo. Comincia a rovistare tra vestiti sporchi, modellini di Lady Oscar e Maison Ikkoku, bastoni da fan dei Tigers grucce porta cravatte e 3/4 pacchetti di chewingum.

  • Doganiere stronzo: Il cibo dov’è?
  • Io: Sarà tutto nell’altro pacco.
  • Doganiere stronzo: Collega dov’è l’altro pacco che ha lo stesso destinatario? Me lo puoi tirar fuori?
  • Collega: Eh no, non lo puoi controllare. Abbiamo deciso di controllare solo uno dei pacchi e l’altro l’abbiamo già timbrato e sdoganato.
  • Io: 😆
  • Doganiere stronzo: 👿
  • Io: Allora questi chewingum me li sequestrate?
  • Doganiere stronzo: Che fa lo spiritoso?  😡  Vada! Vada! Per questa volta passa.

Lolissimo.


Viaggio in Giappone 2010: Day 23 – Tokyo: il Mandarake di Nakano e il teatro Takarazuka di Tokyo

Mercoledì 27 ottobre
Oggi facciamo qualche spesa finale visto che questo viaggio volge al termine. Per chiunque sia minimamente interessato al mondo dei manga e degli anime giapponesi una visita al Mandarake di Nakano è obbligatoria. Di negozi specializzati in questo settore c’è ne sono tanti in una città come Tokyo ma la catena Mandarake è semplicemente la migliore e la più grande. Ci trovate di tutto: dai modellini agli artbook, dalle fanzine alle card collezionabili, dai giocattoli d’epoca ai videogiochi a tema ai rodovetri ( anime cel).

Delle varie filiali di questa catena la migliore, quella storica è quella che si trova a Nakano nel centro commerciale Nakano Broadway (5 min. dalla stazione JR Nakano che si raggiunge in pochissimo tempo prendendo un treno da Shinjuku).

Tokyo - Nakano - L'ingresso della via commerciale.

Una volta usciti dalla stazione vi dirigete verso la via commerciale principale alla fine della quale trovate l’ingresso del Nakano Broadway. Questa via commerciale non è molto lunga ma e una delle mie preferite visto che l’ho sempre vista molto viva.

Tokyo - Nakano - La via commerciale -

Sarà perché è sempre molto popolata, sarà perché è una delle prime che ho conosciuto nel mio primo viaggio in Giappone, sarà perché è piena di belle ragazze discinte che tentano di vendere ai passanti gli ultimi modelli di cellulari, sarà perché ci sono parecchi ottimi ristoranti giapponesi oltre ai soliti fast food, sarà qualcos’altro ma fatto sta che questo e un posto che mi mette allegria.

Tokyo - Nakano - La via commerciale - uno dei tanti negozi della Uniqlo

Tokyo - Nakano - La via commerciale - Il fast-food Lotteria, alternativa migliore di McDonalds's

Entro nel Nakano Broadway e mi reco subito ai piani superiori dove sono sparsi i vari negozi di merchandising. Dovete infatti sapere che il Mandarake qui non ha un solo grande negozio come per esempio a Shibuya ma è suddiviso in vari negozi medio piccoli sparsi um’po’ a caso su due piani diversi, ognuno dei quali specializzato in un tipo di merce: quello degli artbook, quello dei modellini, ecc. Oltre ai negozi del Mandarake ci sono altri negozietti che vendono anche loro merchandising di manga/anime. Inoltre ci sono negozi di cd, dischi, librerie, vestiti e vari materiali collezionabili. Purtroppo il Mandarake non vuole che si facciano foto dei suoi negozi e da per tutto sono disseminati cartelli ( in inglese ) che lo ricordano. Comunque potete farvene un idea guardando il video del bravo Marco Togni che vi porta dalla stazione fino ai negozi più piccoli del terzo e quarto piano del centro commerciale. Qui, qui e qui i link del video diviso in tre spezzoni da 8-9 minuti ciascuno.

Tokyo - Nakano Broadway - L'ingresso del centro commerciale.

In questa mia terza visita a questo posto ho la spiacevole sorpresa di trovare un sacco di negozi dei piani più alti chiusi. Tre anni fa il posto era ancora gremito di negozi ma sembra che il centro commerciale stia perdendo colpi. Sia ben chiaro, tutti i negozi del Mandarake sono li ma sembra che pian piano molti degli altri negozi abbiano chiuso. Inutile dire che girare in posti dove ci sono un sacco di stand con serrande abbassate mette tristezza. Non vorrei, pian piano il posto chiudesse, sarebbe un vero peccato. Credo finché il Mandarake rimarrà qui il Nakano Broadway continuerà ad esistere ed ai piani bassi tutto appare come al solito ma non so se riusciranno ad invertire la tendenza dei piani più alti. La gente viene in posti così per la varietà e la scelta. Quando i negozi attorno a te iniziano a chiudere sempre meno gente viene a visitare il tuo piano e alla fine anche tu ti vedi costretto a cambiare se non addirittura a chiudere la tua attività.

Tokyo - Nakano Broadway - Uno storico personaggio da decenni popolare mascotte di una nota marca di dolciumi locali.

Tokyo - Nakano Broadway

Comunque la roba per cui sono venuto io c’è in abbondanza e la mia visita non è affatto infruttuosa: finisco per comprare una decina (diciamo una quindicina che il numero è più esatto, va) di artbook, due modellini di Lady Oscar e due modellini di Maison Ikkoku. I modellini che venivano venduti solo a coppie erano uguali ma con colorazione dei vestiti differenti. Anche così avevano comunque un costo molto contenuto e ingombro a parte facevano si che comprassi contemporaneamente un regalo per me e uno per degli amici.

Tokyo - Nakano Broadway - una foto rubata ad uno dei negozi Mandarake

Soddisfatto dei miei acquisti esco dal centro commerciale e vado a mangiarmi un buon ramen in uno dei ristorantini nella via commerciale di fronte. Poi torno a casa a lasciare gli acquisti e a prepararmi per stasera visto che ho lo spettacolo del Teatro Takarazuka a Ginza.

Io tre anni fa ero venuto al teatro tentando invano di comprare un biglietto e mi ricordavo che non era difficile arrivarci, stavolta pero non so come mi perdo e ci metto parecchio per arrivarci, chiedendo diverse volte indicazioni ai passanti. Arrivo trafelato e sudato ma comunque in tempo per lo spettacolo (non dubito che qui, con la loro mentalità, a spettacolo iniziato non ti fanno entrare), per fortuna ero partito con largo anticipo.
Qui a Tokyo le distanze sono enormi e a dispetto dell’efficientissima rete di trasporti comunque ci si impiega sempre parecchio a spostarsi. Inoltre va detto che molte delle stazioni di metro e treni sono a loro volta smisurate e se le indicazioni dei percorsi dei treni sono tutto sommato facili da interpretare non lo sono altrettanto quelle delle grandi stazioni con le loro decine di uscite contrassegnate da numeri e lettere. Aggiungiamo il fatto che è tutt’altro che facile orientarsi anche nella stessa città con questi indirizzi impossibili, che il vostro Smartphone anche se funzionasse costerebbe un ira di Dio e che anche se scaricaste la mappa di google sarebbe comunque solo con scritte giapponesi e capirete quali sono le difficoltà che attendono il povero turista gaijin. Chiariamoci, non è semplice neanche per gli indigeni (spessissimo chiedendo un indicazione a qualche giovane questo tira fuori il cellulare e cerca il posto col navigatore GPS) ma per noi poveracci che non conosciamo la lingua, circondati da ideogrammi incomprensibili è molto più dura.

Tokyo - Il teatro Takarazuka di Ginza.

L’opera a cui son venuto ad assistere é Der Zigeuner Baron, (lo Zingaro Barone) un opera tratta da un a quanto pare famosa operetta di Johann Straus. Io però mica lo sapevo e sono andato alla rappresentazione perfettamente ignaro della trama che per altro é abbastanza complessa col risultato che non me la sono goduta molto.

Takarazuka - Lo zingaro barone.

Finita la rappresentazione del “Zigeuner Baron” (quasi 2 ore) c’e stata una pausa di un quarto d’ora durante la quale si potevano acquistare souvenir e bibite. Poi iniziava lo spettacolo di danza (che qui eseguivano dopo l’opera teatrale al contrario di quanto era avvenuto a Takarazuka) “Rhapsodic Moon”. Il tema era l’America stile anni 30 e le danze e le musiche richiamavano la Broadway degli anni ruggenti. Tutto sommato non mi é piaciuta granché né musicalmente, né per quanto riguarda danze e costumi (quelle viste a Takarazuka erano di uno sfarzo e di una bellezza senza paragoni). In definitiva soldi spesi male questa volta.

All’uscita del teatro si era formata una coda impressionante di signore in attesa di un taxi cosa che ho trovato strano visto che non era tardi e tutti i mezzi pubblici erano in servizio. A parte i costi veramente alti dei taxi starsene in coda, in piedi, per chissà quanto in attesa, per pagare di più ed arrivare più tardi non ha veramente senso. Valle a capire.

Tokyo - Enorme coda di donne che una volta finito lo spettacolo aspettano un taxi. Che spendaccione! ...e magari poi lesinano sulla paghetta che danno al marito.

Mi incammino a piedi senza sapere dove sto andando esattamente. Mi godo la serata che é piacevolmente fresca guardandomi attorno. C’è molta gente in giro e dappertutto ci sono locali aperti pieni di avventori.

Ad un certo punto capito davanti ad un locale molto interessante che a quanto capisco dai menu illustrati esposti fuori é specializzato in gyoza, i deliziosi ravioloni d’origine cinese dei quali sono un appassionato.

Davanti al locale c’è um’pó di coda ma vedo son tutte coppiette e per esperienza so che qui in Giappone dove non c’è posto per due spesso c’è posto per uno. Infatti entro e mi fanno accomodare subito

Tokyo - Gyoza

Non ricordo se il menu illustrato era anche in inglese ma comunque ordino a caso a seconda delle foto e mi arrivano una serie di gyoza con ripieni vari a volte cotti alla piastra, a volte fritti, tutti comunque molto buoni.

Dopo cena continuo la mia passeggiata. Seguo una ferrovia sopraelevata sicuro che prima o poi arriverò ad una stazione.

Interessantissimi sono i vari localini che si trovano sotto la sopraelevata. A volte sono delle baracchette con pochi posti a sedere aperte che immagino d’inverno quando fa freddo chiudano

Fatto sta che queste baracchette sono ancora molto popolari, sono rimasuglio di un altro Giappone, quello povero, quello del dopoguerra delle città incenerite dalle bombe.  Non ci verrei da solo visto che credo siano posti dove l’inglese sarà difficilmente parlato ma se avete qualche amico giapponese vi consiglio di chiedergli di fare una serata qui.

Tokyo di notte

Vivrete sicuramente una serata divertente ed autentica e sono sicuro che qualcuno degli avventori vicino a voi attaccherà bottone rendendo il tutto ancora più simpatico. I giapponesi infatti, sopratutto dopo qualche bicchiere diventano piuttosto espansivi, se non fosse sempre per l’eterna barriera linguistica…


Viaggio in Giappone 2010: Day 22 – Matsumoto: il castello e la scuola dove si fermò a riposare l’imperatore.

Martedì 26 ottobre

Mi sveglio tutto pesto e dolorante: meno male che dicono che fa bene dormire sul pavimento! Per quanto mi riguarda l’accoppiata “futon + tatami” è letale; sarà che dormo a pancia in giù, sarà qualcos’altro ma dopo aver dormito per terra, sto sempre uno schifo. Inoltre fa anche freschetto in queste camere, soprattutto la mattina. Le delizie della casa tradizionale giapponese non fanno decisamente per me: voglio letto e riscaldamento centralizzato.

Mi riassetto e porto giù la borsa per lasciarla in custodia mentre giro per la città, ripartirò col treno verso le 18.00 quindi mi aspetta una lunga giornata.  Per fortuna il cielo è grigio ma non piove più.

Ripercorro Nawate Doori, la strada del lungofiume percorsa ieri; ovviamente la mattina coi negozi aperti ha un aspetto più vivace. Do un’occhiata ad alcuni negozi di artigianato/souvenir e compro due tre cosine. C’è un negozio di chimono usati piuttosto caro e non troppo fornito che non mi entusiasma più di tanto, poi sorpresa: in un negozio di giochi e modellini trovo in vendita anche le carte di Magic. E’ paradossale che nelle grandi città cerco e non trovo negozi che le vendano e poi finisco per trovarle in un piccolo centro come Matsumoto. Scatto un paio di foto nel giardino del tempio locale mentre un paio di sacerdoti (o sono semplici volontari?) vestiti con abiti tradizionali spazzano scrupolosamente le foglie cadute.

Mi dirigo nuovamente verso il castello per vedere che aspetto ha di giorno e se è possibile visitarlo. Anche alla luce del sole la fortezza fa la sua figura. Scatto alcune foto e poi attraverso il ponte che attraversa il fossato, pago il biglietto d’ingresso ed entro nel cortile del maniero.

Come sempre è tutto perfettamente lindo ed organizzato. C’è un negozio di souvenir che vende oltre a vari gadget raffiguranti il maniero anche diverse specialità culinarie locali: più vado in giro e più ho l’impressione che l’unica cosa che interessi i turisti giapponesi sia il cibo locale; i loro sono per lo più tour gastronomici e tornati a casa bisogna portare in dono qualche prelibatezza indigena. Nel cortile è in corso anche una mostra di bonsai alcuni dei quali sono proprio belli.

Per entrare nel castello vero e proprio tanto per cambiare bisogna togliersi le scarpe; di solito la cosa non mi disturba ma oggi è diverso: la temperatura è sui 10-12 gradi ed è anche piuttosto umido quindi anche se i pavimenti sono in legno sono freddissimi. L’edificio ovviamente non è riscaldato il che lo rende una specie di ghiacciaia: non doveva essere il massimo abitarci d’inverno. La cosa che più mi colpisce è la ripidità degli scalini che sono altissimi: io sono alto un metro e novanta e ho le gambe lunghe, cionondimeno facevo una fatica boia ad arrampicarmici, figuratevi una giappina di un metro e cinquantacinque che deve fare. Dentro ci sono um’pó di armi d’epoca e poco più, perlopiù le stanze sono vuote (come da tradizione nipponica).  Diciamo che il castello è più bello fuori che dentro ma comunque vale la pena di pagare il biglietto per entrare a visitarne il cortile e l’nterno.

Lasciato il maniero, seguendo la mappa turistica della città mi dirigo verso l’altra grande attrazione di Matsumoto: la Kaichi School Museum. La scuola Kaichi è una delle prime scuole moderne del Giappone: l’attuale edificio è del 1876 e fu costruito su modello di quelli occidentali dell’epoca.


Originariamente la scuola era sul lungofiume e quando questo tracimava la metteva in pericolo, ragion per cui quando negli anni 60’ fu necessario chiuderla perche ormai troppo vecchia (non dimentichiamo che è tutta in legno) si prese la decisione di trasformarla in un museo e spostarla in un luogo più sicuro.

La vera fortuna della Kaichi fu il fatto che nel ‘800 ebbe il grande onore di essere visitata dall’imperatore Meiji che si fermo anche a fare un riposino pomeridiano in una delle aule: quando per l’edificio arrivò il momento di essere dismesso i politici locali non ebbero il coraggio di demolirlo come si faceva di solito visto l’augusta presenza che lo aveva nobilitato con la sua pennichella. Cosi nel ’61 l’edificio fu nominato “importante edificio culturale d’interesse nazionale”, in due anni fu trasportato sul sito attuale e nel ’65 fu trasformato in museo.


L’edificio è conservato molto bene e nelle aule ci sono ancora i banchi di scuola originali: bhé sono proprio minuscoli, anche per una scuola elementare. Sembrano veramente quelli dell’asilo nido; evidentemente in quel periodo i bambini mangiavano pochissime proteine ed erano di statura molto bassa; salta all’occhio in Giappone infatti la grande differenza tra i giovani d’oggi (alti come gli italiani) e gli anziani (molto più bassi).

Lasciata la scuola torno con calma verso il castello. E’ piacevole andarsene a zonzo per questa amena cittadina che non ha ancora ceduto del tutto agli obbrobri della moderna architettura. Perfino i coperchi dei tombini colorati e stilizzati sono bellissimi.

Matsumoto - un tombino

Faccio il giro di tutto il fossato del castello splendido coi suoi alberi che ormai hanno cominciato ad assumere i colori dell’autunno. Inoltre oltre che essere pieno delle onnipresenti carpe giganti ci sono molte anatre ed alcuni cigni che sguazzano allegramente e che contribuiscono ad accrescere  ulteriormente il fascino del posto.

Ricapito di nuovo davanti al locale di soba dove ho cenato ieri sera. Oggi davanti al locale c’è anche un cestello di legno dove si cuociono al vapore degli oyaki. Questi sono una specialità della zona di Nagano che é troppo montagnosa e fredda per consentire la coltivazione del riso. Qui si coltiva il grano saraceno con il quale si fa la soba e appunto gli oyaki: piccoli panini al vapore il cui impasto é fatto con farina fermentata di grano saraceno e un ripieno di verdure di vario genere ( a volte ci mettono anche carne o la terribile marmellata di fagioli locale). Come potete vedere nella foto qui sotto gli oyaki sono incellofanati e su ognuno c’è un adesivo che ne dichiara il ripieno: ovviamente io non capisco un acca e ne prendo tre a caso che si riveleranno tutti ottimi. Da assaggiare!

Poi torno verso il lungofiume visto che voglio visitare Nakamachi Street (vedi la mappa sotto al punto 5), la vecchia strada commerciale che dicono abbia conservato parte del fascino di una volta.

Effettivamente Nakamichi Street conosciuta anche “strada delle case vecchie” é molto carina. Qui ci sono molte vecchie case che sono state restaurate e nelle quali sono state aperte piccole botteghe di souvenir e artigianato locale. E’ diversa dalle strade di Takayama: li la faceva da padrone il legno e gli edifici avevano un aspetto più antico. Qui lo stile e diverso: c’é meno legno e piu mattone. Takayama richiama piu un Giappone pre-occidentale del XVIIIº secolo mentre qui l’architettura ricorda quella del periodo Meiji (fine ottocento, inizi novecento).

Entro in un negozio di ramen. Il locale dentro non é un granché ma promette bene visto che le pareti sono tappezzate di autografi di gente famosa tra cui diversi mangaka che accompagnano sempre  l’autografo col disegno di un loro personaggio (riconosco quelli di Miyazaki, Reiji Matsumoto e altri che non ricordo). Ordino gyoza, shu-mai e dei ramen la cui pasta é rossa (a causa di qualche ingrediente nell’impasto che la colora).

Gyoza e shu-mai.

Il tutto si rivela ottimo d’altronde lo ripeto: la qualità media del cibo in Giappone é piuttosto alta  (si sa che i giapponesi sono perfezionisti ed il fatto di avere locali che bene o male sono specializzati unicamente in due/tre piatti con qualche variazione fa si che i cuochi siano molto competenti nel loro campo e che gli ingredienti siano di solito freschi e di buona qualità). Piu’ é ampio il menu di un ristorante più é probabile ci siano dei piatti che vengono meno bene al cuoco/che gli ingredienti non siano dei più freschi: é una regola che vale in tutto il mondo.

Proseguo la mia visita della via. Trovo un grande negozio di kimono usati (avrete capito sono una mia passione) che dispone di grande varietà e grande quantità. Per girare in mezzo alla merce bisogna togliersi le scarpe visto che il pavimento é di paglia di riso. Purtroppo qui la merce é più cara di quella che si trova ai mercati e la roba che mi piace stranamente é la più costosa e poi per stavolta ho già dato.

Compro una prestigiosa confezione di dolci e cracker da un bella pasticceria locale da portare in dono ai genitori di Kunio. Poi mentre sto pensando che ormai é tempo di tornare a Tokyo visto che la sera si appropinqua capito davanti alla grande vetrina di un negozio di mobili nella quale vedo quello sto cercando da tempo: un ikou: il mobile appendi kimono. Questo non é di quelli massicci che usano i negozi di lusso ma uno di quelli piu bassi che si piegano in due per riporli facilmente.

Entro nel negozio per dargli un occhiata ed informarmi sul prezzo. Mi si avvicina un commesso sui 35 notevolmente sovrappeso cosa che in un paese di magri salta subito all’occhio. Ovviamente non parla una parola di inglese quindi vai di mimica. Gli faccio vedere l’ikou e gli chiedo il prezzo. E’ piuttosto leggero quindi decido che posso portarmene due fino a Tokyo e poi spedirli, tanto il problema é l’ingombro e spedirne uno o due non dovrebbe cambiare più di tanto. Infarcendo il mimo con parole pseudo inglesi il commesso mi fa capire che é possibile smontare il mobile per trasportarlo più agevolmente. ma é una figata mi dico; cosi posso portarli direttamente con l’aereo. Il commesso mi porta nell’ufficio del negozio, mi fa accomodare e tira fuori un laptop, lo accende va sulla pagina del traduttore di Google e comincia a scrivere in giapponese per poi far tradurre al web in inglese. Io rispondo a mia volta scrivendo in inglese e facendo tradurre in giapponese. Non sono traduzioni perfette ma ci intendiamo e comunque badiamo entrambi ad usare frasi semplici:

– Quanti ne vuole?

– Due.

– Fino a quando sta a Matsumoto?

– Parto tra due ore per Tokyo.

– E’ un problema. Dobbiamo smontare gli ikou.

– Che problemi ci sono? facciamolo ora.

– Sono incollati. Dobbiamo mettere del solvente e aspettare 2/3 giorni. Posso sperdiglieli a Tokyo.

– Tra 3 giorni torno in Europa. Non c’é tempo. Potete spedirli in Bulgaria?

– B U R R U G A L I A A ???? (ma come caz… fate ad invertire sempre le R e le L? va là che lo fate apposta!). EEEHHHH!!! MMhhh! Un attimo, provo a telefonare alle poste.

Parte telefonata di 10 minuti buoni con l’ufficio postale, calcoli, controlli e ricontrolli, mugugni e grugniti, insomma tutto il repertorio che la lingua nipponica può offrire. Io guardo affascinato la scena sentendomi in colpa per tutto il casino scatenato ma ormai la macchina giapponese si é messa in moto ed é inarrestabile; e poi giustamente il cliente é il re e bisogna offrirli un servizio come si deve, altro che da noi! Alla fine mi comunica che spedire i due ikou costerà 7.000 yen. Ci sto dentro quindi pago facendomi fare due scontrini separati in modo da gabbare gli esosi doganieri che mi aspettano al varco. Specifico che non metta nessun tipo di documento dove sia indicato il prezzo della merce. Ovviamente quando la roba mi arriverà tre mesi dopo la merce viaggerà con tanto di copia della fattura e mi toccherà pagare prezzo pieno alla dogana, Zio Chen! Il commesso é comunque soddisfattissimo per essere riuscito a sbrigarsela con un barbaro straniero e ci facciamo un paio di foto assieme prima sulla mia macchina fotografica e poi sul suo iPhone. Certo il progresso tecnologico é veramente una gran cosa. Dieci anni fa non saremmo mai riusciti a capirci mentre oggi grazie all’informatica ci siamo intesi perfettamente. Grazie Google! A quando la traduzione vocale simultanea? Pare ci stiano già lavorando.

Il simpatico venditore sudato ma soddisfatto visto che é riuscito a soddisfare anche il barbaro cliente straniero.

Passo per la Ryokan per rendere la borsa che ho lasciato e scopro che il mio ombrello trasparente che avevo lasciato all’entrata assieme ad  altri ombrelli é sparito. Bene é il quarto ombrello che riesco a perdere da quando sono qui: penso sia un record. Chiedo a quelli della ryokan e questi me ne danno uno dei loro, nero, grande, con un bel kanji: ottimo ci ho guadagnato davvero ma perdere questo mi spiacerà, mannaggia a me e non dubito che ci riuscirò.

M’incammino con calma verso la stazione godendomi la città di sera con le vetrine illuminate. Il mio treno parte tra una trentina di minuti quindi decido di fare una scappata al Mos Burger li accanto e quasi rischio di perdere il treno. Come ho già spiegato in un mio vecchio articolo i panini non sono precotti come negli altri fast food ma sono cucinati al momento il che richiede um’pó di tempo. Aggiungiamoci il fatto che il locale era pieno e veramente ho rischiato di non fare in tempo. Continuo a  stra-consigliare questo fast?-food ma se siete in una situazione come la mia e dovette da li a poco prendere un mezzo di trasporto rinunciate e prendetevi uno dei tanti bento locali.